venerdì 30 novembre 2018

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

9a puntata 
di Giacomo Casadio

Il nuovo accampamento in cui lavora Luigi si trova sull’altipiano di Gondar, a 3000 metri d’altitudine, “...con freddo cane alla notte che io con tre coperte ed un buon pagliericcio pieno di paglia secca sotto mi sento freddo lo stesso... La roba costa quà un sacco di quattrini, basta darvi un’immaginazione vi dirò che un fiasco di vino costa L.20, un chilo di pasta costa L.8, un pacco di candele di 8 costa L.5...”

Il 28 marzo Gigetto scrive: 

“A me persino sembra impossibile credere, che con la loquacità che ai tu caro papà possa solamente mandarmi sermoni, io ho fatto caso a tutte le lettere che mi hai mandato dacchè son in Africa non hai fatto altro che mandarmi consigli come se fossi ancora un bambino che abbia abisogno di carozzella per camminare, persino stento a credere che tu mi voglia bene come mi immagino, perché dubiti persino che non mando soldi a casa, e immagino come tu pensi di me, della mia condotta di vita, per esempio tu penserai che io me li posso giocare, oppure che sia sempre ubbriaco come un porco, ecc…. 

Nella vostra inoltre mi dite: scrivici dunque più spesso e ricordati sempre di comprendere e voler bene, amare sul serio i tuoi genitori......; che significano queste vostre parole? Io che mi sono trovato tanto in pensiero a non ricevere vostre notizie che son arrivato al punto di mettermi a piangere come un bambino pensando a voi ed alla mia casa; dunque è questo il vostro riconoscimento a tutto questo?” 

Le parole dei Gigetto sono commoventi e dimostrano un animo profondamente sensibile. Le durezze della guerra non scalfiscono il bisogno di avere una vita serena e senza pericoli, ma ormai i destini del mondo sono segnati di fronte alla prepotenza della forza e della violenza autoritaria di ignobili regimi. 

Vicino al suo accampamento c’è una località nella quale si trovano alcuni lughesi, fra cui Raimondo Ricci, maestro di scuola e segretario politico del fascio (mio maestro nel dopoguerra). Col suo aiuto Gigetto spera di trovare lavoro presso cantieri o ditte che hanno sede ad Asmara. 

La tristezza e lo sconforto trovano un sollievo dall’incontro con altri lughesi. 

“Qui poco distante (12 km) al mio accampamento e più di preciso a Debarech (Debark) si trova Ricci Raimondo, il figlio di Baciula, anzi domenica mi sono recato da lui, lui si trova quà come maestro di scuola e inoltre ricopre la carica di segretario politico del fascio di Debarech, poco distante da lui si trova pure il cantiere della ditta Ragazzi nella quale ho trovato Valvassori Angelo il figlio del facchino det la Mnacia (detto La minaccia) ed il maresciallo Belletti Giulio pure lui di Lugo, il proprietario dell’osteria che adesso è padrona la Tina Guiducci, (l’osteria de Gagiou) (probabilmente la futura osteria del Teatro) domenica così ho trascorso una giornata veramente bella per me in mezzo a questi miei paesani ed amici.” 

Molti militari italiani ebbero relazioni con donne abissine che spesso si trasformavano in un vero e proprio rapporto more uxorio, il madamato, equiparato quindi ad un matrimonio. Resta famoso quello di Indro Montanelli che nel 1936 sposò Fatima, una ragazzina eritrea di dodici anni, comprata con 500 lire, un cavallo e un fucile. Questa pratica fu stroncata nel 1938 con l'introduzione delle leggi razziali. 



Gigetto ci mette tutto il suo impegno per un lavoro sicuro in Etiopia, ma purtroppo anche questo tentativo fallisce e di ciò si trova conferma nella lettera ufficiale del Comm.re Gennari, direttore dell’Ufficio del Lavoro in Eritrea, per il quale l’impossibilità è data dall’appartenenza ad una diversa giurisdizione.

Ormai Gigetto è allo stremo delle forze e le ultime lettere dall’Etiopia lo manifestano apertamente:

“... non mi sento più di stare oltre in questa terra per quanto si guadagni bene ed io sopratutto che sono molto amante del denaro, pur tuttavia mi viene sempre di più il pensiero di ritornarmene al più presto possibile, magari anche facessi una vita da eremita a casa mia ma non starò quà nemmeno un giorno in più, perché mi sento stanco moralmente e fisicamente; in più dato che qui han già cominciato le piccole piogge e se sapeste che delizia è il dormire sotto una tenda che spande acqua da tutti i fori, ed in più non si dorme nemmeno in pace la notte perché vi sono i pidocchi che tormentano il povero fante (i pidocchi del corpo perché nella testa non ci sono) ed il fortunato che non possiede tale tesoro ha in cambio quelle preziose pulci, oppure pulci penetranti.

Spero di essere lasciato libero dalle centurie entro il mese di maggio così sarò a casa alla fine di maggio oppure al massimo in principio di giugno.

In fondo poi non mi resta che di persuadermi a ritornare in Italia, ma non mi potrò rimproverare di non aver fatto del tutto per rimanere costì, però un bel gruzzoletto l’ho già fatto; lasciando da parte le 3800 L. già mandate a casa, in questi giorni spedirò un altro vaglia di L. 2000 o forse anche di L. 2200 che ammontano in tutto a L. 6000 in più poi cè da aggiungere L. 900 di fondo risparmio ed una quindicina di lavoro da riscuotere, ed altre indennità che forse dovranno venirci pagate in tutto dunque circa L. 8000.”

Quelle 8000 lire depositate in banca possono essere utili a ricostruire un’attività di ambulante in tempi difficili e pericolosi.

La corrispondenza fra Celso e Gigetto si interrompe il 10 giugno 1937.

Non si sa cosa abbia riservato la vita nei due anni successivi a Luigi e alla sua famiglia: probabilmente lui ricominciò a lavorare al mercato, anche se, da una precedente lettera della madre, risulta che il guadagno fosse insufficiente.

Sicuramente strinse un legame affettivo con Bruna Fantucci, che viveva nella loro casa come inquilina, con la quale però non c’era una precisa intenzione di costruire una famiglia per la difficile situazione economica. 




Giacomo Casadio

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