venerdì 9 novembre 2018

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

6a puntata
di Giacomo Casadio




Gigetto risponde al padre con un’interessantissima descrizione della vita da legionario, dura ma piena di sorprese.



Alla mattina sveglia alle sei, il caffè ce lo portano fin sotto la tenda e poi alle sei e mezzo al lavoro sino alle 11, il lavoro mio si tratta di trasportare sassi a spalle oppure spezzar sassi colla mazza o col martello per fare della ghiaia da mettere sulla strada che dato l’insistente pioggia che viene tutti i giorni si formano sempre delle grandi buche che noi al mattino dopo turiamo meglio che si può.
Dunque a mezzogiorno c’è il rancio composto di brodo e carne, io mi faccio delle grandi zuppe col pane e poi la carne la mangio condita con un po’ d’olio e giardiniera che la compro alla sussistenza militare, adesso che ho finito di mangiare mi trovo qui sotto la tenda seduto sulla branda (fatta con quattro pezzi di legno e dei sacchi inchiodati sopra, per piedi vi ho messo quattro sassi) con la mia piccola valigia che ho comprato a Napoli sulle ginocchie e così scrivo, oramai incomincia a piovere, perché quando siamo suppergiù a quest’ora (ore 14) comincia a piovere a dirotto, con raffiche impetuose di vento e grandine grossa quanto una di quelle palline che giocano i bambini e questa dura suppergiù dai 30 ai 40 minuti, e se no piove moderatamente come da noi e così dura anche un’ora o due, però ti devo dire che qui sotto la tenda non piove perché proprio in questi giorni ci hanno dato dei teli nuovi così li abbiamo sovrapposti ai vecchi e così non cade nemmeno una goccia d’acqua...
Se non piove vado a fare il bagno nel fiume che abbiamo qui vicino, oppure a pesca od a caccia, insomma la vita da gran signore, io ho già ucciso una lepre ed una specie di tacchino che si trova da queste parti che fa un brodo più buono e che le galline poi ho ucciso anche una gallina faraona che qua se ne trova un’infinità, vi sono inoltre molti piccioni di quelli tipo viaggiatori, ed infine una quantità di altri volatili ed animali di qualsiasi specie.
Inoltre ti debbo dire che ho messo insieme un’attendente, un negretto che si chiama Maconne il quale mi va a comperare le uova nei tucul vicini e poi va ad Hausien il mercoledi (giorno di mercato) e mi porta tutto quello che voglio, mi lava la robba sporca. Ma vedesti mamma comè bravo questo negretto e fedele che ci posso dare anche in consegna 50 lire che son sicuro che non li perde, insomma fedele sino all’inverosimile.

Il white man’s burden, il compito gravoso dell’uomo bianco di portare la civiltà alle razze inferiori, si rivela qui in tutta la sua semplicità e naturalezza.
Un indigeno al suo servizio è la più grande soddisfazione per i genitori e la madre gli scrive con grande sincerità, pur con gli strafalcioni tradizionali di chi parla abitualmente dialetto:



O in teso pure che ai messo asieme una tendente un negretto che si chiama Maconne sono molto contenta e ti dirò pure di volerci bene anche tu perché il poverino selo merita siccome dici che è così fedele.
Vorrei sapere che grado sei diventato Caporale o Generale per avere messo asieme la tendente. Saluta tanto per me il tuo negretto per me Maconne...”
Oh beata ignoranza!

Gigetto informa la famiglia qualche giorno dopo sul suo compenso:


Percepiamo una paga giornaliera di L.27 escluso tutto, rancio compreso. Ci sarà una piccola trattenuta per la cassa mutua malattie che se in caso di malattia percepisco metà paga, si lavora dieci ore al giorno e già mi hanno consegnato il piccone, ma non dovete pensare che ne faccia troppa perché come ha detto il colonnello “si va sempre col solito passo coloniale”... che forse non è il passo giusto per costruire un impero!

Tuttavia il padre non demorde !!


Se con le 27 lire giornaliere tu devi pensare anche al vitto contemporaneamente ti informo in proposito che il Duce ha disposto che agli operai in A.O. venga concesso un aumento di L.1 per ora di lavoro, ma ignoro poi se questo provvedimento sia applicabile anche alle centurie militari dei lavoratori...
Qui accluso troverai un ritaglio del giornale Il Resto del Carlino dove leggerai una notizia che ti farà molto piacere; Lugo conta ora una nuova Medaglia d’Oro. Si tratta del tuo caro amico al quale credo tu abbia insegnato a scrivere. Il nome di questa balda giovinezza risponde a quello del tuo amico Gramigna Pietro.

Sembra incredibile, ma il giovane Gramigna, militare del Genio, ottenne la medaglia d’oro per un atto eroico in difesa di un autocarro attaccato dai nemici. Questa fu la motivazione ufficiale:


Sotto il violento fuoco di nuclei ribelli che avevano attaccato una squadra al lavoro anziché ripiegare con i compagni di fronte al nemico preponderante, accorreva all’automezzo a lui in consegna per recuperarlo. Ripetutamente colpito, con superbo sprezzo del pericolo si appostava per rispondere al fuoco. Allontanatisi i nemici, sebbene nove volte ferito, invece di porsi in salvo, si portava al volante dell’autocarro; spentosi il motore perchè le gambe ferite non
consentivano la giusta manovra, con supremo sforzo di volontà, scendeva a terra, avviava a mano il motore e conduceva l’automezzo al posto militare più vicino. Giunto dissanguato ed in fin di vita, al medico accorso diceva,
“Muoio contento di avere fatto il mio dovere; solo mi dispiace di non aver potuto riprendere il fucile”. Continuava all’ospedale, malgrado le ferite gravi e dolorose, a mantenere contegno fiero e coraggioso.
Addis Abeba, 28 luglio 1936

FOTO Luigi Casadio difende il suo tucul abissino con le armi. 

Nella risposta al padre Luigi chiede ai genitori di aprirgli un conto in banca per depositare gli agognati risparmi e intanto chiede di ricevere:



1 paio pantaloni corti fatti con tasche davanti e dietro
1 paio mutandine di lana a due capi
1 maglietta con le bretelle come da spiaggia
1 penna stilografica buona
4 scatole Limonina (estratto di limone)
1 temperino come quello che ho comprato io a casa
e qualche altra cosa se ci sta perché non può oltrepassare i Kg2 come sapone profumato, spazzolino per denti e pietrine per macchinette e dentifricio.
In un altro pacco poi se volete mandarmi un paio di sandali di cuoio con le brocche sotto, un po’ di purgante (Magnesia S.Pellegrino effervescente) e cerotto per i calli.
In seguito poi se vorrete mandare carta da scrivere aerea da vendere, sapone da barba, lamette, spazzolini e dentifrici e un poco di carta per via ordinaria tanto per provare e poi in seguito vi manderò a dire quello che occorrerà. Per adesso il pacchettino cercate di farlo per via aerea perché ne ho urgente bisogno, i soldi poi ve li rimborserò io fino all’ultimo...”

Giacomo Casadio

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