giovedì 27 dicembre 2018

Dalla manovra del cambiamento al cambiamento della manovra

Riceviamo da Tiziano Conti e pubblichiamo


C'era qualcosa di surreale nella scena della manovra approvata al Senato tra le proteste e i cori, nel pieno della notte tra venerdì e sabato scorso. 

Quel maxiemendamento, votato praticamente a scatola chiusa e col vincolo della fiducia, era spuntato fuori solo poche ore prima del voto, dopo che era stato dato, per giorni e giorni, per prossimo all'approdo in commissione bilancio e poi nell'aula. 

Ma con una rapida scorsa era impossibile anche per i commentatori più benevoli non vedere che la manovra era diventata un'altra, che era stata modificata nei numeri fino all'ultimo, e proprio sulla scia delle indicazioni della Commissione Europea.

Ecco, quell'invincibile armata che si era presentata, prima sui balconi e poi davanti ai giornalisti e all'opinione pubblica giurando che quel 2,4% non sarebbe stato intaccato neanche di un millesimo, sfottendo i membri della commissione, dal Presidente ubriacone al commissario anti-italiano, alla fine si è piegata alle leggi della convivenza europea. 

Tutti i nostri partner (Austria e Ungheria compresa) si erano pronunciati a favore dell'apertura di una procedura di infrazione che ci avrebbe creato guai a cascata.

Il motivo è semplice: quando fai parte di una squadra, o tutti hanno un obiettivo comune o la squadra va a fondo. Anche Allegri quando vede che un giocatore in panchina può essere più utile al successo finale, lo mette dentro e toglie uno degli undici dal campo.

Da sempre nella vita, non si può stare in un gruppo e tifare per l’avversario!

Quindi, via all'operazione mediatica - per coloro che sono più distratti - in cui il 2,4 diventa 2,04 (introducendo un nuovo concetto: zero vale zero). E soprattutto via alla corsa contro il tempo per riscrivere il tutto in forma ridotta, salvando il salvabile e quanto si poteva delle due misure “di bandiera”: reddito e quota 100. Il resto è cronaca, le urla e gli strepiti al Senato, le occupazioni simboliche dell'aula e il voto finale.

Se un simile spettacolo inglorioso fosse stato messo in scena dalla maggioranza dell'anno scorso, 5stelle e Lega in questi giorni avrebbero sparato a palle incatenate dalle piazze contro un governo arrogante e incapace, che prima fa lo sgarro e poi si fa dettare la manovra da Bruxelles. Invece succede ora, e la principale forza di opposizione - causa prima del successo elettorale dei suoi avversari - ha perso da tempo ogni contatto con le piazze.

Il PD rischia di finire come il Partito Repubblicano degli anni ’80: quello che dice le cose giuste, ma poi trova ascolto solo alla Banca d’Italia, nei vertici degli investitori finanziari, a Washington. Tra l’altro anche negli USA non si sa più come la pensino. Proprio lunedì scorso con un tweet hanno abbattuto Wall Street.

Il principale elemento di consenso per l'attuale maggioranza - fragile nei contenuti e forte nel sostegno popolare - è proprio l'assenza di alternative.

Ringrazio Enrico Mentana e il suo editoriale su Open, fonte di notevole ispirazione per il mio articolo.

Tiziano Conti

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