venerdì 25 gennaio 2019

L’inchiesta

2a puntata 

di Giacomo Casadio

Poi fu la volta del tenente Sylvester Robert West: 
“Ho il comando del POWCC (Prisoner Of War Control Centre) (Centro di Controllo dei Prigionieri di Guerra) a Three Springs.

La mattina del 23 Agosto alle ore 8 circa ho ricevuto una telefonata dall’agente Mounter che mi informava di aver saputo dal sig. Austin Durack via telefono che uno dei loro prigionieri era stato trovato impiccato ad una trave del magazzino. 

Assieme all’agente Mounter mi sono recato nella proprietà del sig. Durack. Arrivati alla fattoria dei Durack abbiamo trovato il corpo di Luigi Casadio ancora appeso ad una trave del capannone. 

L’agente Mounter ed io abbiamo tirato giù il corpo, che era indubbiamente senza vita. 

Ho interrogato gli alti due prigionieri, i quali hanno affermato che il deceduto fu visto vivo per l’ultima volta mentre si dirigeva al gabinetto che si trova dietro al capanno. Quando lo chiamarono a colazione non ottennero risposta. 

Uno dei prigionieri disse di essere andato a cercarlo e lo trovò appeso nel magazzino. 

Ho chiesto anche ai due prigionieri se il defunto avesse mai manifestato con loro l’intenzione di suicidarsi, al chè entrambi hanno risposto “No”. 

Il corpo del defunto fu portato a Three Springs e dopo che il dott. MAYRHOFER ebbe certificato la morte fu portato all’obitorio, dove l’agente Mounter ed io spogliammo il corpo per accertarci se ci fossero segni di violenza. Non ne trovammo alcuno, tranne un segno attorno al collo causato dalla corda. 

La mattina seguente ritornai alla fattoria dei Durack per esprimere al sig. Durack l’opinione che non fosse più opportuno che gli altri due prigionieri rimanessero ancora nella fattoria a causa dell’evento e che li avrei spostati altrove. Il sig. Durack aveva pensato la stessa cosa e si mostrò d’accordo. 

Uno dei prigionieri diede all’interprete un biglietto che mi fu consegnato, trovato dentro o vicino al gabinetto. Si ritenne che fosse stato scritto dal defunto, dato che aveva la sua firma. 

Ritornato al Centro, confrontai la grafia con le firme che avevo del defunto e secondo me era stato scritto dalla stessa mano. 

Il mio interprete tradusse il biglietto informandomi che c’era scritto “La ragione del mio suicidio è che sono stanco di vivere” (n.b. In realtà diceva “L’unica ragione del mio suicidio è che sono stanco di vivere”). 

I tre prigionieri lavoravano nella fattoria dei Durack dal 10 Aprile 1945 (n.b. Il giorno della liberazione di Lugo da parte degli Alleati) e soltanto una volta si erano lamentati della scarsità di cibo, il che venne risolto dal datore di lavoro con loro soddisfazione. Lamentele di questo genere sono piuttosto comuni fra i prigionieri di guerra. 

Ho preso possesso dei vestiti e degli effetti del defunto. 

Ritornando al Centro e parlando con i miei collaboratori, molti dei quali conoscevano Casadio, fummo tutti d’accordo che lui era la persona meno indicata a compiere un tal gesto.” 

Il quinto testimone era un soldato australiano di origine italiana che fungeva da interprete, il caporale Marino Togno: 

“Io sono un interprete aggregato al PWCC di Three Springs. La mattina del 23 Agosto scorso sono andato alla fattoria dei fratelli Durack ad Arrino con il sottotenente West e l’agente Mounter. Dietro richiesta dell’ufficiale ho interrogato due prigionieri riguardo un terzo che era stato trovato impiccato in un magazzino. Loro mi dissero che si erano alzati alla stessa ora quella mattina e mentre uno rimaneva a preparare la colazione gli altri andarono a foraggiare i cavalli. 

Quando furono chiamati per la colazione, uno di loro che conoscevo come Luigi Casadio non rispose. Uno degli altri, Guerrini Pompeo, andò a cercarlo e lo trovò impiccato nel magazzino. Dall’interrogatorio non emerse che Casadio voleva togliersi la vita. Quella mattina sembrava dello stesso solito umore. 

Il giorno seguente mi fu mostrato un documento. Era scritto in Italiano e diceva “L’unica ragione del mio suicidio è che non voglio più vivere”. 

Sono sicuro che sul documento c’è la grafia del deceduto. E’ scritta sul retro della lettera di un suo amico prigioniero in Gran Bretagna. 

Non mi ha mai dato l’impressione che fosse un uomo che volesse togliersi la vita. 

La nota suddetta è firmata da Luigi Casadio.” 

L’autore era Guerrino Scardovi, grande amico di Gigetto, anche lui prigioniero degli Inglesi in Medio Oriente. 

Caro Gigetto. 

Spero che questa lettera ti raggiunga e ti faccia stare bene. Io posso dirti che sono sempre io al momento. 

Voglio che tu mi mandi notizie da casa perchè è tanto tempo quasi 20 mesi che non ricevo notizie. Dalle ultime lettere di Gini lei mi ha detto che tu eri in India ma non mi ha dato l’indirizzo. Ho scritto a tuo padre ma non so se l’ha ricevuta. E’ stato quando l’Italia era nel caos. 

Come vedi ti scrivo senza numero militare, è un indirizzo che ipotizzo. Dopo aver chiesto a tutti i ragazzi che arrivavano dall’India mi è stato detto che alcuni sono rimasti a questo indirizzo. Torno a dire che spero questa lettera ti arrivi. 

Rispondi subito e dimmi se qualche altro prigioniero è con te, per esempio SVARNEZA o altri del posto. 

Salutali e spero che stiano bene perchè verrà il giorno in cui ci ritroveremo a casa. 

Spero che tu stia bene e abbia buona salute. 

Il tuo compagno Guerrino 

N.B. Se vedi Don Italo Frasinetti tutti i suoi amici soldati gli mandano i saluti 

La lettera dell’amico Guerrino Scardovi venne usata da Gigetto come foglio su cui scrivere l’ultimo messaggio prima di morire. E’ curioso notare che al momento dello sbarco in Australia la lettera non sia citata come parte degli effetti personali di Luigi, che in tasca aveva soltanto 1 dollaro. E’ possibile che gli sia stata consegnata in ritardo dall’India grazie all’efficienza della posta britannica. Non meravigli il fatto che sia stata battuta a macchina: la ragione sta nella scelta dei militari australiani di renderla comprensibile. Il manoscritto non è presente fra gli incartamenti. 
5

E’ bene chiarire chi fosse il sacerdote citato da Guerrino Scardovi nella lettera, Don Italo Frasinetti. 

Lui era un sacerdote di Rocca San Casciano (FO), uno dei tanti cappellani militari che accompagnavano le truppe in guerra e in prigionia. Aveva svolto il suo compito nel 1° Rgt. "Frecce Nere" in Spagna, a Tortosa, che durante la guerra civile spagnola venne devastata dai bombardamenti franchisti, dal 9 marzo al 22 aprile 1938, ottenendo la Croce di Guerra. 

Nel periodo della guerra reggeva la parrocchia di San Donnino in Soglio, vicino a Predappio. Dalle parole dell’amico Guerrino si intuisce che il sacerdote era prigioniero in India come Luigi, quindi catturato in quanto fascista. 

Adesso passiamo alle testimonianze dei due amici di Gigetto, come lui prigionieri relegati nella fattoria dei Durack. 

Guerrini Pompeo, sotto giuramento afferma: 

“Io sono un prigioniero di guerra in Australia da sei/sette mesi. Sono andato a lavorare alla fattoria dei Duracks in Aprile e con me c’erano altri due, Luigi Casadio e Ermete Ballanti. Ho fatto lavori generici nell’azienda e siamo stati trattati abbastanza bene. 

Io ricordo la mattina del 23 Agosto. Mi sono alzato circa alle 7 con gli altri. 

E. Ballanti era rimasto nel nostro alloggio mentre Casadio ed io eravamo andati fuori per i soliti lavori. Abbiamo dato da mangiare ai cavalli e siamo ritornati all’alloggio per bere un po’ di latte. Pensavo che Luigi fosse andato al gabinetto. Quando la colazione era pronta Luigi non rispose alla chiamata così lo andai a cercare e lo trovai impiccato nel magazzino. Poi dissi ad Austin Durack cosa avevo visto. 

Luigi non mi disse che era stanco di vivere o che voleva togliersi la vita. Con me non parlava dei fatti di casa o della sua gente. Il giorno seguente andando al gabinetto trovai l’appunto fra il gabinetto e il capannone e lo leggo come è stato descritto dal testimone precedente. 

Riconosco la scrittura di Luigi.” 

A differenza degli altri due compagni Guerrini fu catturato a Bardia, fra Sidi El Barrani e Tobruk, in Libia. L’annotazione dell’ufficiale di servizio riguarda l’aspetto fisico malaticcio, con pelle giallastra e pallida. E’ curioso il secondo nome attribuito alla madre, Florrie, che in realtà era Flora Maria Lasi. Dallo stato di famiglia del comune di Lugo risulta che abitassero in 12 nella casa di via Cento. Dal documento di servizio risulta che Pompeo fu rimpatriato il 10 Agosto 1946. L’anno dopo nacque la seconda figlia Rosanna, (la prima, Raffaella, era nata nel 1933), che poi andò via da Lugo. 






L’altro compagno di prigionia era Ermete Ballanti:

“Io sono un prigioniero di guerra e mi trovo in Australia da sei/sette mesi e da poco tempo lavoro nella fattoria dei Duracks.

Ricordo la mattina del 23 Agosto. Ci siamo alzati tutti alle 7. Sono rimasto nel nostro alloggio per preparare la colazione e gli altri sono usciti a fare dei lavori in cortile. Uno di loro, Guerrini Pompeo è ritornato poco dopo e quando la colazione era pronta ha chiamato Luigi Casadio. Siccome non rispondeva è andato a cercarlo. G. Pompeo è tornato subito dopo e mi ha detto di aver trovato Casadio appeso al tetto di un grande magazzino. Ci siamo andati insieme e ho visto il corpo appeso là. Sono rimasto molto sorpreso perchè Luigi non mi aveva mai dato l’idea di volersi togliere la vita. Conoscevo Luigi prima della guerra e conoscevo la sua famiglia.

Non era nostra abitudine discutere della guerra. Non ho idea del perchè Luigi volesse togliersi la vita.”




Ermete Ballanti, lattoniere, era stato catturato insieme a Luigi a Sidi El Barrani, trasferito in India poi in Australia. Nel documento di sbarco risultano i particolari dei capelli neri tagliati (black clipped), delle cicatrici sulla fronte (group of scars on forehead) e della faccia rotonda ben sbarbata (round face clean shaven), descritti con precisione dall’ufficiale di servizio.

Nel rapporto riservato all’International Bureau of Relief and Information si evince che Ermete Ballanti era caporale da 12 anni in servizio volontario.

Le ragioni di un interessamento delle forze militari australiane per il prigioniero di guerra Ermete Ballanti stanno nell’indagine svolta sul suo comportamento presso la famiglia di J.J. Clune, sempre a Three Springs, poi a Mullewa, dove venne accolto a lavorare in fattoria. Infatti dopo il triste evento del suicidio di Gigetto la Polizia Militare decise di spostare tutti i prigionieri in altri luoghi per evitare dolorose conseguenze alle famiglie.

Poco tempo dopo accadde uno spiacevole evento che comportò un’azione disciplinare nei suoi confronti che intendo raccontare.

Questa vicenda costò a Ballanti un notevole ritardo nel ritorno in patria dopo la guerra, avvenuto soltanto il 30 settembre 1946 sulla nave H.T. Chitral che lo fece sbarcare a Napoli.

Giacomo Casadio

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento