mercoledì 23 gennaio 2019

Sul redito di cittadinanza

Un primo commento di Roberto Rossini presidente delle Acli e portavoce dell’Alleanza contro la Povertà


Il primo commento dell'Alleanza contro la Povertà sul nuovo Reddito di Cittadinanza: «Bene lo stanziamento, più che adeguato, e la volontà di mettere mano ai Centri per l'Impiego.



Ma il Reddito di Cittadinanza è una politica attiva per il lavoro o una misura di contrasto alla povertà? L’approccio del Governo è quello di tenere insieme le due cose, senza essere pienamente né una né l’altra. È davvero possibile farlo?»

Il Governo ha svelato le linee operative del Reddito di Cittadinanza, divulgando una prima bozza di decreto e annunciando che entro la settimana un testo definitivo arriverà in Consiglio dei Ministri. Ecco un primo commento di Roberto Rossini, presidente delle Acli e portavoce dell’Alleanza contro la Povertà, in attesa del testo definitivo che uscirà dal Consiglio dei Ministri.

Un impianto diverso da quello che era il Reddito di Cittadinanza che i 5 Stelle avevano presentato nella scorsa legislatura…

Molto diverso, credo che il dibattito di questi mesi abbia fatto bene e modificato la misura tenendo conto di alcuni aspetti, legati sia al tema lavoro sia al tema povertà. Più volte l’Alleanza aveva segnalato la sua preoccupazione rispetto al fatto che tutto si incentrasse sui Centri per l’Impiego e meno sul tema povertà, mentre riguardo al tema delle politiche attive del lavoro eravamo preoccupati che la misura disincentivasse la ricerca di un’occupazione. 

Però resta una domanda, che anche ora non trova risposta: il Reddito di Cittadinanza è una politica attiva per il lavoro o una misura di contrasto alla povertà? L’approccio del Governo, anche leggendo la bozza di decreto, è di voler tenere insieme le due cose, prende un pezzo di politiche attive, un pezzo di lotta al povertà e le assembla, senza essere pienamente né una né l’altra cosa. La domanda è se è davvero possibile tenerle insieme.

Crede che non lo sia?

Tenendo insieme le due cose, mi sembra si venga a perdere sul fronte lavoro una dimensione più orientata alle politiche attive, che devono essere molto incisive e prevedere un bell’investimento sulla formazione. D’altro canto sul fronte povertà si rischia di perdere l’approccio multidimensionale alla stessa, che era il punto di forza del REI.

Però si separano i percorsi, distinguendo tra un Patto per il Lavoro e un Patto per l’Inclusione sociale…

Il problema è che la separazione dei percorsi è previa. Non è chiaro se per tutte le famiglie si farà una valutazione multidimensionale vera: la domanda iniziale, principale, pare essere quella di capire dove indirizzare le persone, se ai Centri per l’Impiego o ai servizi sociali dei Comuni. In quest’ottica è difficile che in prima battuta, a una valutazione sulla carta, emerga che una persona non può lavorare: c’è il rischio quindi che al Patto per l’Inclusione e ai Comuni arrivino solo le persone fortemente e palesemente svantaggiate, che sono relativamente poche. Mentre i CPI, che sono pochi, si troveranno con tante persone e quindi inizialmente con difficoltà a concretizzare i Patti per il Lavoro. 

La sottolineatura da fare è che non deve venire meno l’approccio multidimensionale alla povertà, oppure mantenerlo solo nei Patti di Inclusione Sociale. Di fatto si prendono i 5 milioni di poveri assoluti e li si pone di fronte a un bivio: se puoi lavorare lavori, se no fai un altro percorso, ma questo non è un approccio multidimensionale alla povertà. Viene un po’ a mancare una presa in carico più complessiva. Allora torniamo al punto iniziale: il Reddito di Cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro. Ma allora servirebbe un investimento forte sulla formazione professionale che non c’è.

Cosa valuta positivamente?

È senza dubbio apprezzabile lo stanziamento, ricordo la fatica fatta per finanziare il REI: qui invece lo stanziamento è più che adeguato. È molto positivo anche il fatto che si prenda in mano il tema dei Centri per l’Impiego, per dar loro forza.

E le criticità?

Come detto, viene meno l’approccio multidimensionale alla povertà che caratterizzava il REI. C’è una governance duale fra CPI e Comuni che è debole, con i CPI che brillano per risorse e ruolo ma che mi paiono sovraesposti, bisogna capire in quali tempi riusciranno ad avere la capacità di reggere la mole di lavoro che li attende. 

Il Terzo settore infine ha un ruolo poco chiaro, forse avrà un ruolo nei Patti di Inclusione Sociale, che è il pezzo in cui il REI di fatto continua, ma saranno relativamente pochi. Invece il Terzo settore si occupa di contrasto alla povertà e di situazioni borderline, con la sua competenza dà valore aggiunto, non va escluso. 

Come presidente delle ACLI inoltre vorrei sottolineare altre questioni aperte: se la NASPI rimane, come si integra con il Reddito di Cittadinanza? E la Pensione di Cittadinanza come si integra con il resto del sistema previdenziale, appena riformato da Quota 100? Il Reddito di Cittadinanza ora è una misura che sta in piedi da sola, con una una sua logica, la domanda è come si integra con il resto del welfare.

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