venerdì 11 gennaio 2019

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

15a puntata 
di Giacomo Casadio

Decido di scrivere ad un funzionario della contea di Three Springs, Jessica Parker, Customer Service Officer della contea, sperando di avere qualche informazione ulteriore.


Evidentemente la storia pietosa colpisce nel segno: ecco che il 28 gennaio 2010 ricevo una risposta: la signora australiana mi fornisce utili informazioni, consigli e addirittura alcune foto relative alla tomba di Luigi. 






Non mi basta ancora, devo sapere come e perché Luigi è morto.

Insisto con la mia corrispondente: mi sembra impossibile che non esistano informazioni sui prigionieri di guerra utilizzati nella zona.

Dopo qualche settimana Jessica mi risponde indirizzandomi verso il Ministero della Difesa australiano in cerca di informazioni più precise.

Tuttavia non passano più di due giorni e ricevo un’altra mail nella quale si aprono le porte della verità.

Hi Giacomo,

I hope that I can help you with this next chapter of Luigi’s story.

I have had people trying to find out more about Luigi and we have managed to track down the people who lived on the farm next to the Durack Farm in Arrino in 1945. One of them was 15 years old when Luigi was there and he can remember a few things about him.

I have been told that Luigi was quite good friends with Father B Gallagher who officiated at his burial. Apparently Father Gallagher would conduct two sermons at his church, one in English and one in Italian, for the numerous Italian POW’s in Arrino at the time.

Apparently Luigi would have quite long in depth conversations with Father Gallagher about his family etc. According to this family in Arrino, Luigi’s cause of death was hanging. The story is that he knew that the war was over and was worried about some shame (no one knows what this might be?) that he had brought upon his family. He was apparently seen wondering around the farm that day with a length of rope and was later found hanging in the shed. These people said that they had no idea that he was going to do that or they would have tried to stop him. They also said that he was a very private person and could not communicate his feelings very well but they knew that he wasn’t sure what to do with himself once the war was over.

In regards to the certificate of death, I have been told that due to the war ending everything was a bit chaotic so maybe a certificate was overlooked in the mayhem? I would still try the Department of defence anyway and see how you go. I hope that this information helps you to further your search and please don’t hesitate to ask if there is anything else that you think we might be able to help you with.

Kindest Regards,

Jessica Parker

La sensibile signora Parker, con l’aiuto di colleghi, ha trovato alcune persone che abitavano nella fattoria vicina a quella dei Durack, fra cui un ragazzo quindicenne di allora, oggi ottantenne (di nome John Turner), che ricordava le cose accadute lì.

Luigi era molto amico di padre Gallagher, sacerdote cattolico che avrebbe svolto l’ufficio funebre al suo funerale. Nei giorni precedenti la morte si tennero alcune messe durante le quali il sacerdote pronunciò due sermoni sia in Inglese che in Italiano ai numerosi prigionieri che si trovavano ad Arrino a lavorare.

Secondo i testimoni Luigi era abituato ad avere lunghe ed approfondite conversazioni con il religioso riguardanti la sua famiglia e la sua condizione di prigioniero, che venivano notate dal ragazzo e dai vicini. Apparivano evidenti il suo disagio e il suo senso di vergogna che riguardava la sua famiglia, di cui nessuno sapeva la causa che interferiva sulla normale condizione di vita.

La forte personalità del sacerdote evidentemente offriva a Gigetto un sollievo ai suoi tormenti interiori di uomo sbandato nel mezzo di una terribile tempesta psicologica causata da molte ragioni.

Probabilmente Luigi trovava nel sacerdote un amico sincero con cui confidarsi, forse anche in italiano, per la lunga permanenza di studio di padre Gallagher a Roma. Una persona buona, sensibile, capace di infondere qualche speranza nel giovane in modo da poter dare uno spiraglio positivo all’orizzonte cupo che stava davanti a lui.

Lui sapeva che la guerra stava per concludersi e aveva una profonda segreta angoscia (Jessica Parker usa opportunamente la parola shame, che contiene anche il sentimento della vergogna, la perdita dell’onore e del rispetto), aggravata dalla mancanza di notizie e dalla convinzione che ormai la sua vita matrimoniale fosse gravemente compromessa.

Luigi appariva molto riservato e turbato e non riusciva a comunicare i suoi sentimenti, non aveva progetti di vita sicuri, non sapeva cosa fare di sè stesso una volta finita la guerra. Tuttavia il lavoro nelle stalle con gli animali, che Luigi svolgeva con impegno e perizia, continuava regolarmente.

I compagni di prigionia dissero di averlo visto aggirarsi per la fattoria con secchi e corde in mano, ma nessuno di loro poteva immaginare che cosa Luigi avesse intenzione di fare.

La mattina del 23 agosto 1945 Gigetto fu trovato appeso ad una corda legata ad una trave del magazzino. In tasca aveva una lettera di un amico lughese ricevuta durante la prigionia sulla quale aveva scritto di suo pugno: L’unica ragione del mio suicidio è che sono stanco di vivere - CASADIO Luigi

Qualche mese dopo, sempre grazie a Jessica Parker, riesco a mettermi in contatto con il figlio di uno dei fattori Durack, Michael, oggi 82enne, che mi ha ricordato alcuni particolari interessanti. Sua madre era morta il 3 maggio 1945 dopo un lungo periodo in ospedale e così lui e suo fratello erano stati mandati in un istituto a trecento kilometri di distanza.

Alla fattoria di suo padre Lance e dei suoi fratelli Walter, Austin e Bill c’erano tre prigionieri, tutti lughesi: Ermete Ballanti, Pompeo Guerrini e Luigi Casadio. Lui non li conosceva molto bene perché tornava dal collegio solo qualche settimana d’estate, ma coi quali passava un po’ di tempo. Michael però ricorda lucidamente che avevano un piccolo cofanetto nel quale conservavano dei santini (holy cards le chiama), che loro mostravano con piacere a lui bambino di nove anni.

Michael e suo fratello erano a casa in vacanza quando Luigi morì, ma non rimangono foto del posto.

Luigi si era impiccato in uno dei magazzini usati come deposito per le sementi e i fertilizzanti prima della semina. Era mattina presto quando arrivarono alcune macchine con persone che lui non conosceva.

Dear Giacomo,

We have recieved your letter dated the 15th March requesting information about Luigi.

My mother died on 3rd of May 1945, prior to her death she spent a lot of time in hospital. My brother and I were sent to a boarding school in 1943, 300 ks. away so only got home during school holidays.

I was born in May 1936 so was only 9 years of age. There were 3 POWs on the farm at the time, one being Luigi, we didn't get to know them very well as we were only home a few days, but we did spend some time with them, they had a little shrine with holy cards that they liked to show us. The Durack Brothers were Walter, Lance (my father), Austin and Bill. The latter, who I don't think was there at the time.

My brother and I were home on holidays at the time of Luigi's death, all I remember was early that morning a lot of cars arrived I can't remember who came in them.

Luigi hanged himself in one of the sheds that was used to store seed grain and fertiliser, prior to sowing the crops on the farm.

I don't have any photos of that time.

Regards

Michael

Un giornale locale, The North Midland Times di Carnamah, centro dell’omonima contea a pochi kilometri dai luoghi di Gigetto, venerdi 24 agosto 1945, il giorno della sua sepoltura nel piccolo cimitero, riportava:

CELEBRAZIONI PER LA PACE A CARNAMAH

Pochi minuti dopo l’annuncio ufficiale della fine della guerra ricevuto a Carnamah mercoledi scorso, al suono delle campane, le strade si sono riempite di persone che facevano rumore battendo sui bidoni, suonando i clacson e cantando. I festeggiamenti sono continuati tutta notte fino al mattino.

E’ bene ricordare che il 6 e 9 agosto 1945 erano state lanciate due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki per chiudere definitivamente la guerra con il Giappone. Di ciò ne avevano parlato i giornali che arrivavano anche nella fattoria di Arrino.

Mentre in paese festeggiavano la fine della guerra Luigi decideva che la sua vita si sarebbe conclusa lì.

Era troppo grande la distanza fra lui e il suo paese, suo padre, sua moglie, con la quale presumeva un rapporto in frantumi. I grandi e insensati sogni di gloria di una lugubre dittatura erano spezzati e troppo flebile era la sua speranza di reinserimento normale nella vita quotidiana. Era in una condizione di disadattato sociale che non aveva mai avuto il coraggio di ammettere la sua incolpevole complicità con il fascismo, che lo aveva nutrito di bugie e delirio di potenza.

La gioia degli altri era un dolore atroce per Gigetto.

La pace dei vincitori era la disperazione del vinto.

Il velo nero della morte era sceso su di lui.

La mia ricerca sembrava conclusa, mancavano soltanto alcuni documenti ufficiali che certificassero quel gesto.

Con testarda insistenza li ho trovati presso gli Archivi Nazionali d’Australia e si è aperto un definitivo capitolo di chiarezza nella storia di Luigi Casadio. 

Giacomo Casadio

PROSSIMO CAPITOLO      L’INCHIESTA

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento