lunedì 11 febbraio 2019

Commemorazione dei martiri delle foibe

Riceviamo da Davide Solaroli e pubblichiamo


Ieri, Domenica 10 febbraio 2019, in occasione del Giorno del Ricordo, il candidato sindaco Davide Solaroli e le delegazioni dell'Associazione Civica “Per La Buona Politica” e della Lega si sono recate presso l’area verde di Via Luzi a Lugo alle ore 11.00 per ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo dei profughi giuliani, istriani e dalmati, con un momento di raccoglimento, di silenzio e di preghiera.
“Foibe è un’innocua e semplice parola dialettale che, fino a pochi anni fa, indicava solamente delle cavità, profonde anche decine di metri, tipiche dei terreni carsici” – ha esordito Solaroli. “Spetta a noi ricordare oggi che questa parola ha assunto tutt’altro significato. Foibe sono la rievocazione di una vergogna, della negazione della dignità e della libertà dell’uomo. Foibe sono il simbolo di una tragedia in cui sparirono migliaia di persone, colpevoli di essere italiani nel momento e nel luogo sbagliato per la storia”.

Il genocidio dei giuliano-dalmati avvenne a più riprese a partire dal 1943, con punte di ferocia già in tempo di pace. Da Gorizia e Trieste fino giù a Zara, i colpi alla porta con il calcio del fucile preannunciavano l’ingresso dei titini e il rapimento dei capifamiglia, centinaia ogni notte. Poi sparirono anche le donne, persino i ragazzini. Iniziò così il calvario delle foibe, dei campi di concentramento jugoslavi, delle deportazioni: in 300mila scapparono e in tutta Italia si allestirono per gli esuli oltre 100 campi profughi ricavati in ex caserme, ex manicomi, scuole dismesse.

Non solo in pochi giorni scomparvero migliaia di italiani, ma i sopravvissuti furono condannati a una sorta di ergastolo, l’attesa vana di sapere dove fossero stati gettati i corpi dei loro familiari e dei loro amici. A migliaia giacciono ancora nel fondo delle foibe, intere famiglie finirono in fondo al mare con una pietra al collo e tanti altri sparirono in fosse comuni, dopo essere stati internati per anni nei capi di concentramento di Tito.

Per ricordare le vittime di queste atroci stragi, il Parlamento italiano ha istituito con la legge 30 marzo 2004 numero 92 il Giorno del Ricordo, disponendo che venisse celebrato il 10 Febbraio, data del Trattato di Parigi che nel ’47 cedette alla Jugoslavia le nostre regioni orientali.

Ma i protagonisti diretti della tragedia ancora oggi devono subire l’oltraggio del negazionismo o l’accusa, da parte di chi non conosce la storia, di aver “occupato” l’Istria.

“Ciò che non è ricordato – ha concluso Solaroli – muore per sempre e insieme ad esso muore la possibilità di apprendere. Una vera sciagura, l’oblio. Dobbiamo sforzarci di identificarci nel dolore di chi perse la vita, ricordare che si trattò di persone come noi, come i nostri figli. Dovremmo chiudere gli occhi solo per un minuto e immaginare che si tratta dei nostri affetti, delle nostre famiglie. La verità è dolorosa, ma ci consente di ripartire, di ricominciare per costruire un futuro di comune progresso, in nome della democrazia e della libertà”.

Presenti alla cerimonia anche Ilario Jurcovich ed Elena Fattoretti, rispettivamente esule e figlia di un esule, che hanno portato la propria testimonianza. È stato osservato un minuto di raccoglimento sulle note del “Silenzio” eseguito con l’armonica a bocca dal Signor Jurcovich.

Davide Solaroli
Candidato Sindaco

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