lunedì 18 febbraio 2019

Indignato!

Ora basta è ora di dimostrare la nostra indignazione


Davanti all’ennesima tragedia che riguarda il fenomeno dei migranti, non importa se di gente che affoga nel Canale di Sicilia o di lavoratori stranieri regolari che sono costretti a vivere in situazioni disumane (come ci ricorda la morte di un giovane senegalese di 27 anni avvenuta nella notte fra venerdì e sabato scorsi), il capo di un partito di Governo, un Vice Presidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro degli Interni non ha una parola di commozione e di cordoglio ma sbotta, come suo solito, in modo sprezzante ed arrogante “Sgombreremo la baraccopoli …… Basta abusi e illegalità”.


Ma Dio mio, come siamo ridotti! Più della metà degli italiani sostiene, direttamente o indirettamente, un individuo che non si ferma un attimo in rispettoso riguardo nei confronti di una persona che è innanzitutto vittima della povertà e della miseria, pur di far risuonare nelle orecchie dei nostri concittadini solo parole di odio, noncurante del fatto che si è consumata l’ennesima tragedia e ben sapendo che il nostro popolo, sempre “cordiale e accogliente”, ora risponde con entusiasmo a proclami come “rispediamoli a casa tutti”, ben sapendo che ciò è storicamente impossibile ed economicamente impraticabile e non conveniente, ma soprattutto umanamente inaccettabile.

Il problema è complesso e non si pretende di risolverlo con soluzioni semplici: quando Papa Francesco afferma che “l’accoglienza è doverosa”, non pronuncia una frase vuota, ma richiama tutti noi al senso di responsabilità, a cominciare da chi professa la nostra fede e non fa abbastanza per dare il suo pur piccolo contributo ad affrontare il problema; invece di pretendere che venga eretto un muro all’ingresso di fratelli meno fortunati, è necessario farlo simbolicamente contro chi proclama la discriminazione e vuole ricondurre il nostro paese verso un ormai troppo presto dimenticato “regime autoritario” che ha imperato per un ventennio ed ha portato solo rovine e distruzioni.

A San Ferdinando quei lavoratori creano reddito per quella comunità e sarebbe doveroso che, oltre ad occuparsi di loro lo Stato con le sue leggi e le sue provvidenze, lo facessero anche le comunità locali, istituzioni civili e religiose, forze sociali ed associazionismo; forse già lo fanno, ma non in misura sufficiente, se è vero che accadono tali tragedie. Se non c’è il concorso di queste componenti, le soluzioni diventano centralistiche, scollegate dalla realtà e senza il fondamento di quell’anima coesa che le deve tenere assieme nel territorio.

Approfittare di queste emergenze per cercare di fare proselitismo risvegliando gli antagonismi che creano consenso nell’elettorato, senza un briciolo di umanità e di compassione, anche quella di un solo minuto per il rispetto di una tragedia, è una cosa indegna: chi le propugna, chi le appoggia e chi – potendolo fare – non ne prende le distanze dimostra insensibilità alle problematiche del bene comune e della convivenza civile (che comprende anche l’accoglienza).

Ora basta! E’ arrivato il momento di dimostrare la nostra indignazione in modo organizzato ed efficace. Quale la guida del nostro pensiero? Una generica disponibilità a costruire un mondo migliore? La necessità di agire contro qualcuno? No, niente di tutto questo: la strada giusta per ricreare condizioni di umanità nelle nostre comunità, via via allargando lo scenario a tutti i livelli, sta nella tenace e costante predicazione di Papa Francesco, che è rimasta una delle poche voci autorevoli contro i populismi e gli autoritarismi di ogni tipo. La sua pratica attuazione ora tocca anche a noi! 



Un lettore assai indignato! 

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