venerdì 15 febbraio 2019

Migranti: è ora di riscrivere le regole

Cosa fare, come fare lo dice il sociologo Stefano Allievi
Prima puntata. 




Professore associato di Sociologia presso il corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università di Padova. Specializzato nello studio dei fenomeni migratori e in sociologia delle religioni.
Direttore del corsoi di laurea magistrale in Culture, formazione e società globale, del master Sull'Islam i Europa e del master in "Religion, Politics and Citizenship". Scrive per il "Corriere della sera. Ha scritto diversi testi sul tema, ultimo "5 cose che tutti dovremmo sapere sull'immigrazione (e una da fare)" che ha scalato le classifiche nazionali dei libri.

La prima regola, Perchè ci muoviamo

Oggi ci si muove molto più che in passato, viaggiare costa poco o niente, spesso costa più il taxi da casa all'aeroporto che non un volo tra due capitali.

I nostri nonni ci mettevano cinque settimane in bastimento per migrare in America.

Noi oggi siamo in contatto con il resto del mondo attraverso la rete.

Il problema è che noi, ricchi e occidentali, possiamo andare in 162 paesi senza visti mentre "loro", i migranti, possono andare solo in 35 paesi, dove per altro non vogliono andare.

Le differenze di reddito non spiegano tutto delle migrazioni, però aiutano a capire.

il Pil procapite dell'Unione europea è di 39.000 dollari l'anno, quello dell'Africa subsahariana meno di 4.000.

In alcuni dei paesi da cui provengono coloro che tentano di sbracare in Italia è al di sotto dei mille dollari.

Se le diseguaglianze di reddito bastassero a spiegare le migrazioni, l'Africa sarebbe già "sbarcata" da decenni in Europa; l'Europa negli Stati Uniti (dove il Pil procapite è do oltre 57.000 e chissà gli Stati Uniti a loro volta in Lussemburgo dove c'è il Pil più alto del mondo.

Saremmo tutti disposti a emigrare dove si guadagna molto di più.

Poi c'è la demografia.

La popolazione del mondo cresce, però in maniera squilibrata. In Europa diminuisce, ma in Africa entro il 2050 sarà il doppio di oggi.
In Italia abbiamo due pensionati ogni tre lavoratori attivi, nel 2050 ci sarà un lavoratore per ogni pensionato.


Da "Segno" 
trimestrale dell'Azione Cattolica Italiana

La nuova rubrica del venerdì, la seconda puntata venerdì prossimo 22 febbraio.

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