sabato 16 marzo 2019

La salvaguardia dell'Ospedale di Lugo

Riceviamo da Per La Buona Politica e pubblichiamo

Negli ultimi 5 anni di governo locale a guida PD, i bisogni di salute e assistenza della comunità lughese non sono stati tutelati a sufficienza.


L’azione politica espressa dalla dirigenza politica locale ai tavoli della programmazione sanitaria (Conferenza Territoriale Socio Sanitaria di cui fanno parte tutti i Sindaci della Romagna) è stata alquanto inadeguata e deludente, sia per l’assoluta assenza di capacità progettuale, sia per la mancanza di visione di una realtà sociale in rapido e mutevole cambiamento.

I Comuni infatti dovrebbero partecipare all’azione di programmazione, alla definizione dei bisogni, alla valutazione della funzionalità dei servizi sanitari e della loro distribuzione sul territorio, alle verifiche sulle azioni adottate espletando precisi compiti che la Legge Regionale n.13/2015 affida proprio ai Sindaci.

Il riordino della rete ospedaliera della AUSL Romagna non ha portato alcun miglioramento, ma ha generato un depotenziamento e ridimensionamento del presidio ospedaliero di Lugo che ha perduto le caratteristiche e l’importanza degli anni passati.

Le funzioni medico-chirurgiche polispecialistiche, diagnostiche, ambulatoriali e di pronto soccorso sono state destrutturate.

Alcune statistiche, la cui fonte è il SISTEMA INFORMATIVO POLITICHE PER LA SALUTE E LE POLITICHE SOCIALI – SISEPS – della Regione Emilia Romagna, ci confermano una realtà che ogni cittadino bisognoso di cure ha riscontrato nel tempo.

· Posti letto → anno 2015: n° 283 – anno 2018: n° 248 → meno 12.5%

· Posti letto in struttura privata accreditata presente nel territorio → anno 2015: n° 200 – anno 2018: n° 200

· Parti Assistiti → anno 2014: n° 736 – anno 2018: n° 318 → meno 57% che, unitamente a Faenza, rappresenta l’indice più basso in tutta l’AUSL Romagna.

· Prestazioni varie di diagnostica, laboratorio, riabilitazione, terapeutica, visite → anno 2014: n° 900.291 – anno 2018: n° 668.996 → meno 25.7%

· Accessi al Pronto Soccorso→ anno 2015: n° 37.119 – anno 2018: n° 40.040 → più 7.3%

Le conseguenze sono caratterizzate dalla forte incertezza come, a esempio, il mantenimento del punto nascita che non potrà essere assicurato se non raggiunge il numero dei 500 parti all’anno; si è inoltre accentuata la mobilità dei pazienti verso altre strutture ospedaliere (anche molto distanti) per una sopravvenuta carenza di appropriate e tempestive risposte alle cure.


Per la Buona Politica
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