lunedì 27 maggio 2019

8 ragazzi su 10 si sentono cittadini europei

Di Tiziano Conti



Il sito Skuola.net, assieme alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha indagato sulla percezione che hanno i giovani dell’Unione.

Il futuro dell’Unione europea? È in buone mani: sono quelle delle nuove generazioni.

L’Unione, così com’è oggi, piace. E anche parecchio.

A farlo emergere è un’indagine effettuata dal portale internet per studenti Skuola.net. A rispondere circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che, a conti fatti, promuovono a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, dichiara di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo “abbastanza”.

Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei.

Le prospettive per il futuro sono ancora più rassicuranti. Scavando tra le risposte, ci si accorge di come il sentimento europeista segua una curva ben precisa: durante l’adolescenza cresce costantemente, raggiungendo le vette massime proprio tra gli 11 e i 16 anni, per poi stabilizzarsi con la maggiore età e iniziare a scendere grosso modo dai 25 anni in poi.

Ma quali sono i motivi che portano così tanti ragazzi ad amare l’Unione europea? È quasi un plebiscito: la libera circolazione delle persone vince su tutto.

Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della Ue senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola).

Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi (ottiene il 20% di consensi). Un’opportunità che le nuove generazioni intendono cogliere al volo: più di un terzo (35%), potendo, si laureerebbe all’estero ma all’interno dell’Unione, mentre il 26% limiterebbe l’esperienza all’Erasmus mantenendo il quartier generale vicino casa; il 39%, invece, preferisce restare in Italia.

Il podio dei benefit portati dall’Unione europea si completa, per i ragazzi, con l’aver dato regole comuni a tutte le nazioni (15%). Al quarto posto si piazza la moneta unica (9%).

Approccio profondamente europeista, quello degli studenti, anche riguardo alla questione che sta animando il presente dell’Unione: la Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue. Ebbene, il 77% rifugge l’ipotesi che anche l’Italia prenda una strada del genere.

Una riflessione corre immediata dopo aver letto questo dati.

Se l’Europa piace tanto ai giovani fino a 25 anni, vuol dire che il concetto in sé è quanto di più giusto possa esistere!

Forse, con l’esperienza di ha qualche anno in più, si possono aggiustare e correggere quei comportamenti che hanno indebolito l’Europa.

Lavorare per un Europa più forte, più coesa, più solidale può essere una bella sfida, abbatterla o indebolirla un grosso errore.

Tiziano Conti

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