lunedì 10 giugno 2019

Alea iacta est

Una lezione di Guido Neri per concludere bene l'anno scolastico
di Lucia Baldini



Il dado è tratto, così traducevo io, forte della mia abilitazione all'insegnamento del latino.


Sbagliato, ha detto Guido alla classe 1B della Baracca, il dado è stato gettato, c'è incertezza, e l'incertezza va al braccetto col rischio: non si può parlare di assicurazione se non c'è l'alea.

Poi è partito un excursus, addirittura dall'antica Babilonia, dove 4000 anni si svolgeva un'asta per le fanciulle da marito. I ragazzi facevano le loro valutazioni, le ragazze belle e ricche si sistemavano subito, le altre restavano invendute... Allora i sacerdoti decisero di tassare le ricche affinchè le più povere avessero la dote. Partì così nel tempo la cosiddetta polizza dotale, che si estese agli ospedali e alle case comuni, l'Alleanza, che preparava la dote alle ragazze e accantonava il denaro per l'Università ai fanciulli, e la cosa, ha detto Neri, si è trascinata fino al 1967 circa.

Poi il discorso si è spostato al Libano, ai suoi cedri, un ottimo frutto e soprattutto ai tempi dei Fenici un ottimo legno per le navi. Quando ne veniva mandato un carico a Cartagine, i Fenici, abili assicuratori, trattenevano una cauzione finchè non arrivava a destinazione.

E' stato presentato un epigramma di Marziale, un bulletto ante litteram, che ci racconta che quando una casa prendeva fuoco amici e parenti facevano una colletta per lo sfortunato padrone: ecco nascere il concetto di mutualità (ma poi anche di truffa per avere risarcimenti).

Per tornare nei nostri paraggi, a Massa Lombarda ogni assicuratore negli anni Cinquanta veniva chiamato "cerini" e Santa Maria in Fabriago , La Brusè, deve il nome proprio agli incendi, provocati o per smaltire le merci in magazzino o per incenerire la contabilità: in questo caso la Finanza considerava l'azienda pari con le tasse.

Infine una lunga serie di documenti, o dal vivo o fotografati, ad esempio una polizza del 31 luglio 1787, per assicurare 4 balle di seta da Genova a Barcellona, è una scommessa, un contratto inglese, che come tutti i contratti inglesi si apre con "nel nome di Dio" e riporta la frase: "in caso di naufragio, che Dio non voglia".

Si è parlato delle targhe antincendio, e anche di un documento sulla via dei Cordai, che dimostra l'esistenza di un laboratorio di lavoro della corda vicino al cinema san Rocco. Nel 700 le compagnie dei pompieri erano private, quando suonava la campana dell'incendio i pompieri accorrevano ma spegnevano il fuoco solo se trovavano la loro targa relativa al loro gruppo assicurativo.

Il concetto di mutualità è durato nel tempo: aggiungo io, a Villa san Martino per esempio è attivo in chiave moderna il Mutuo Soccorso, ma forse il punto di intensità massima nella nostra regione, a detta di Neri, è stato raggiunto durante le tensioni fra proprietari terrieri, impauriti dagli scioperi, e mezzadri nel biennio 1907-1908. I padroni delle terre realizzarono una compagnia per aiutare chi di loro si fosse trovato in difficoltà davanti alle reazioni dei lavoratori, duramente soffocate specialmente nel Parmense.

Non poteva mancare un cenno alla storia dei Lloyds, una corporazione nata nella seconda metà del 1600 a Londra in un bar, dove si scommetteva se la nave sarebbe arrivata o no nel Nuovo Mondo.

Per concludere la lezione una bella carrellata sul lessico assicurativo, franchigia, scoperto, caso fortuito (non prevedibile), evento accidentale (evitabile), alea.
Mi tocca ammettere che passare un'ora in compagnia di un assicuratore è interessante e formativo, a qualsiasi età, non avrei mai creduto...

Lucia Baldini

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