mercoledì 26 giugno 2019

"Di fatto, su Mons Cavina non ci sarebbe niente"

Se non che, ad un certo punto, il Comune decide di accollarsi il costo di un evento (15 mila euro), denominato “Fontane danzanti”, uno spettacolo che doveva celebrare il ritorno della statua della Madonna Assunta in cattedrale, da lì allontanata a seguito del terremoto del 2012. 


La procedura per il ritorno della statua segue la normale trafila burocratica, ma per l’Espressoè la prova dello “scambio” tra il vice sindaco Morelli e Cavina. 
In verità, tutto avviene regolarmente, anzi – fatto che l’Espresso non cita – la delibera di giunta è approvata all’unanimità e – secondo fatto che il settimanale sempre dimentica, ma se ne trova traccia anche online sul settimanale della diocesi – lo stesso primo cittadino presenzia all’evento che annuncia il ritorno dell’Assunta in cattedrale. 

“La santa alleanza” la chiama l’Espresso che, nel suo ultimo numero, dedica due pagine all’operazione “Mangiafuoco”, «una vasta indagine dei carabinieri coordinata dalla procura di Modena sul malaffare locale i cui protagonisti sono politici, faccendieri, alti prelati e collaboratori della diocesi». Detta così i capisce dove si vada a parare. 

È il solito giornalismo che chiamano “investigativo” e che di “investigativo” ha ben poco: intercettazioni, fango, allusioni.

Il bersaglio del servizio dell’Espresso è appunto il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina per il quale i pm hanno chiesto l’archiviazione. 

Se si chiede l’archiviazione significa che non esistono elementi per accusarlo di alcunché, no? Invece l‘Espresso pubblica foto, “smaschera” la rete di potere, di “amicizie” e di “favori” al cui centro ci sarebbe Cavina pubblicando dialoghi senza alcuna rilevanza penale e che dovrebbero rimanere riservati.

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