giovedì 13 giugno 2019

Foto e Parole

Da Giove a Caronte, natura pazzerella
di Paolo Caroli




Veniamo da una primavera folle, tra i pianti incontenibili di Giove, le furie
tempestose di Eolo, eccoci ora travolti da un indemoniato, torrido Caronte. 



Giove, Eolo, Caronte, è la mitologia che ritorna coi suoi nomi e personaggi,
sempre attuale, moderna e carica di fascino, di quel fascino che sa di antico
che mi ha accompagnato nelle letture giovanili.

I boschi ora verdeggiano ogni giorno sempre di più, i castagneti sono immersi
nei fiori ancora tra orchidee selvatiche, bianche, rosa, purpuree, le campanule
e le robuste margherite selvatiche.

E' una festosa marea, un festival di colori dell'arcobaleno, una dolce carezza che
giunge direttamente al cuore.

E' per me una fantastica meditazione che rigenera e fortifica.

Mi succede sempre ogni qualvolta che sono in collina.

E' un'emozione irrinunciabile, lontano dai rumori, dalla frenetica ferraglia, e dal vociare mediatico, parossistico dei tanti ciarlatani politici del momento. 

Non ho ancora incontrato le due upupe, con le quali l'anno scorso ho improvvisato un trebbo canoro, simpatico e divertente.

Ma so che prima o poi succederà.

Ho camminato tra le fragoline, occhi sornioni e festosi del bosco.

Mancano i funghi, che tra acqua, freddo, vento sembrano scappati via.

Arriveranno anche loro e sarà finalmente festa.




Paolo Caroli

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