mercoledì 19 giugno 2019

Più morti annegati nel nostro mare

Ma di cosa stiamo parlando?



Quando parliamo di politica in Italia, quando decidiamo come votare, da chi farci governare, quando il tema determinante è il "problema" delle immigrazioni, il farli o no venire da "noi", a "casa nostra"?

Ci disturbano, delinquano, ci disturbano...

Con il decreto sicurezza bis Salvini conferma i porti chiusi, le porte di "casa nostra" chiuse, multe a chi entra, a chi salva vite umane.

Questi rischiano di affogare di morire, li porto in salvo, mi daranno una medaglia, no ti multano, ti sequestrano la nave, beh meglio che li lasci lì.

A controllare chi rischia la vita nel nostro mare, che è poco più di un lago, sono sempre meno, in fondo sono di un'altra razza e devono stare a "casa loro".
Calano gli sbarchi di migranti sulle coste italiane, ma aumenta il numero di morti o dispersi. Anzi, non ci sono mai state così tante persone inghiottite dal Mediterraneo. 

Solo a settembre del 2018 il 19,1% di chi è partito dalla Libia non ha toccato riva. Uno su cinque. “Una percentuale mai registrata lungo la rotta del Mediterraneo centrale da quando si dispone di statistiche sufficientemente accurate”, afferma Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, che ha elaborato un primo bilancio delle politiche di dissuasione dei salvataggi in mare. Mentre solo un migrante su dieci partiti dalla Libia nell’ultimo mese è riuscito ad arrivare in Europa. Il 70% di loro è stato intercettato e riportato indietro.

Meno sbarchi, più morti.

Da quando Matteo Salvini si è insediato al Viminale, in termini assoluti sono almeno 861 i migranti morti o dispersi. Se si includono le persone partite dalla Tunisia, si arriva a 970 migranti. 

Nel periodo preso in considerazione e definito dal ricercatore di “deterrenza totale nei confronti non soltanto delle Ong, ma di chiunque operi salvataggi in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale, incluse navi mercantili, assetti navali di Frontex e persino della Guardia Costiera italiana”, in mare il rischio di morte per i migranti provenienti dalla Libia è salito a 6.8%. Un numero più che triplicato se confrontato con il 2.1% del periodo che va dal 2014 al 2017. 

Torniamo sul tema politico, forse non basta questo, il valore della vita, la salvezza di vite, per essere convinti della priorità, a qualsiasi costo partitico per fermare Salvini, toglierli il governo del nostro Paese?

Di Maio e Zingaretti non è più la vita il primo dei valori, la salvezza della vita il primo degli obiettivi.
Arrigo Antonellini   

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