lunedì 1 luglio 2019

La sbruffoncella o il capitano?

"Questa sbruffoncella perché viene a rompere le palle in Italia deve andare in galera”
di Tiziano Conti


Se un ragionamento non è più possibile e si può quindi soltanto scegliere fra un ministro dell’Interno che dice “mi sono rotto le palle”, e “sbruffoncella pagata da chissà chi”, e “arrestatela”, fra Giorgia Meloni che dice: affondate la nave e una comandante che non ha insultato nessuno e sta cercando di salvare quarantadue persone allo stremo delle forze, allora è anche facile fare una la scelta.



Carola Rackete è attraccata a Lampedusa, Malta le ha negato permesso di entrare (che in proporzione alla popolazione accoglie più migranti rispetto all’Italia), la Tunisia non ha una legislazione in merito e ha già tenuto una nave davanti al porto per settantacinque giorni, l’Olanda è lontana e non collabora, Lampedusa è qui ed è un porto sicuro: a bordo della nave ci sono tre minorenni, un bambino di undici anni. 

Il comandante Carola Rackete ha fornito i documenti, ha chiesto accoglienza, ha scritto dieci mail al giorno, ha detto: non siamo scafisti, non siamo un pericolo per la sicurezza. 

Carola Rackete, trentun anni, attivista, ufficiale di navigazione da otto anni, ha guidato le navi rompighiaccio nell’Artico, si è laureata in Inghilterra, parla cinque lingue compreso il russo, il francese, lo spagnolo, e secondo Matteo Salvini e molti odiatori sui giornali e sui social ha anche la colpa di essere ricca. 

Se un ragionamento non è più possibile e quindi i poveri possono annegare e gli altri devono nascondersi e stare immobili, silenziosi e indifferenti, perché ogni loro azione verrà ridicolizzata, insultata, demolita, allora la scelta di stare con la comandante della Sea Watch è fatta. Soprattutto per un dato semplice e inoppugnabile: quarantadue persone a bordo.

Una giovane donna alla guida di una nave a un ministro che ha promesso: niente più sbarchi.

Entrambi usano la loro retorica e un’idea del mondo e dell’eroismo, e però anche della responsabilità. 

E siccome Carola Rackete sa di avere la responsabilità di quelle quarantadue persone sulla nave, e per quelle quarantadue persone non dorme la notte e si tormenta di giorno, e prima aspetta e poi disubbidisce a una legge senza sotterfugi, caricandosi sulle spalle le conseguenze, calcolandole, e spiegando che non può fare altrimenti, ma senza (finora) parole di sfida, solo di preoccupazione per gli esseri umani sulla sua nave. 

Intanto Matteo Salvini, ministro su Twitter e in tivù, “si è rotto le palle” e questa “sbruffoncella perché viene a rompere le palle in Italia e deve andare in galera”.

Se mia figlia mi chiederà chi ha più ragione, risponderò 
Carola Rackete.

Per le persone che ha con sé, più deboli di lei, più stremate di lei, ma anche per gli insulti che le hanno rovesciato addosso, e perfino per la strumentalizzazione uguale e contraria, quella che la trasforma in fiera oppositrice del governo italiano, salvatrice della nostra dignità e umanità, perfino del nostro futuro politico.

Si semplifica, si trova uno slogan: un eroe da esaltare oppure un nemico da distruggere. Siamo diventati tutti tifosi: Sbruffoncella oppure Capitana. Bianconeri torinesi o azzurri napoletani.

Sarà un segno che siamo diventati vecchi, ma ora che abbiamo l’occhio lucido e il cuore stanco, sogniamo ancora la politica di cinquanta anni fa, dove il “ragionamendo” (per dirlo alla De Mita, star indiscussa di allora) veniva sempre prima delle offese e il destino delle persone stava a cuore a tanta gente.

Tiziano Conti

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