giovedì 4 luglio 2019

Vietare il velo viola il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione

La Corte di Strasburgo condanna il Belgio
di Giovanni d'Agata

Una notizia, per chi si batte contro le discriminazioni, che solleverà anche molte polemiche.



“Vietare il velo in pubblico viola il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione”. 

Lo ha deciso la Corte di Giustizia Europea, ribaltando così la sentenza del marzo 2017. 

La Corte europea dei diritti umani ha dato ragione ad una donna, confermando che la legge che vieta alle donne musulmane di indossare il velo integrale o parziale in luoghi pubblici è un atto discriminatorio e viola il diritto al rispetto della vita privata e alla libertà di pensiero, coscienza, religione.

I giudici della Corte, con sede a Strasburgo, hanno giudicato con una larga maggioranza di sei voti contro uno contrario che la decisione di negare l'accesso viola l'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 

Questa norma protegge il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. 

In breve, la sentenza interpreta che c'era "una limitazione all'esercizio del diritto di manifestare la propria religione", qualcosa che "non è giustificato in una società democratica". 

Nella fattispecie, la Corte ha condannato il Belgio al risarcimento del danno morale liquidato in via d’equità nella misura di 1000 euro. Adottando questo divieto lo Stato belga, affermano i giudici, ha voluto rispondere a una pratica considerata incompatibile nella sua società con la comunicazione interpersonale e con la costruzione di relazioni umane, indispensabili per la vita collettiva. 

Giovanni d'Agata

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