giovedì 22 agosto 2019

La fuga dei cervelli

Una trentina di docenti a Lugo lascia a giorni la professione
di Lucia Baldini


Trenta, forse più, insegnanti nelle scuole del lughese dal primo settembre sono in quiescenza, formula elegante per dire in pensione.

Quota cento, anticipata, vecchiaia (presente!) porteranno in cattedra fra poco una ventata di giovinezza. Mi mancherà moltissimo la scuola e sono consapevole che ciò è dovuto non solo alla mia indole, ho amato molto questo mondo, così ricco e sfaccettato, ma la tristezza del distacco è dovuta al fatto che sono stata circondata, sopportata e supportata da persone meravigliose, colleghe, colleghi, personale Ata, ragazze, ragazzi e famiglie.

Ma mi riporta il sorriso l'esperienza di chi sta trasformando la propria vita  dopo l'attività professionale con l'approfondimento o la scoperta di interessi e passioni nuove, chi col volontariato, chi nel sociale, chi gestendo un giornale  (ci stava, dai), chi riempie le ore realizzando qualcosa di materiale o immateriale per il benessere degli altri.

Fra questi Nadia, che riesce a comporre dal nulla o quasi, dei veri autentici unici e inimitabili capolavori. Prof. di matematica, era nella commissione di valutazione per immettere in ruolo i precari nella scuola media di Conselice, e lo faceva con un garbo tutto suo, presentando alla fine della sessione un dono fatto con le sue mani. Più giù ve lo mostro.
Ora trascrivo parte del bellissimo cartellone che mi ha dedicato, cosa che ha fatto e che farà con tanti pensionati, ma anche in occasioni in grado di meritare un tocco della sua creatività.

Se quella sala insegnanti potesse parlare
quante cose da raccontare
quanta vita la' dentro trascorsa
anche l'ora buca era tutta una corsa.

Si doveva visionare un documento
tra i genitori al ricevimento
poi la bidella vedevi arrivare
con una supplenza da firmare.

Ma eran dolci quei momenti
trascorsi in classe con gli studenti
a discorrere della donzelletta
o di quella mano pargoletta. 


E Don Chisciotte della Mancia


che cavalcava a fianco di Sancio Pancia.
I mulini a vento giravano le pale
e alla fantasia mettevano l'ale.


Ma anche le ore di storia e geografia
in fretta volavano via,
appeso a un filo il planisfero
portava in classe il mondo intero.

Finalmente alle 13 la bidella
suonava quella gradita campanella,
uscivan da scuola gli insegnanti
che eran basiti tutti quanti.

Il pomeriggio non si stacca la spina,
ognuno s'aggiorna nella sua disciplina
e c'è sempre un pacco sul tavolino
da cui i nomi e la classe fan capolino .

Correggere i temi di italiano
vuol dire toccare gli alunni con mano
con il privilegio di entrare nel loro mondo
che non sempre è sereno e giocondo.

Alle colleghe di italiano ho sempre invidiato
questo contatto ravvicinato
questa corrispondenza d'amorosi sensi
che ti apre sull'alunno orizzonti immensi.

Poi d'improvviso il sipario è calato, 
chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato,
ormai vuoti gli zaini pesanti.
Lucia con lo sguardo hai abbracciato
tutto quello che per una vita hai dato.

Il cordone ombelicale è tagliato,
ma è come se un braccio fosse amputato,
quel cordone che per quarant'anni
è rimasto saldo, fra gioie ed affanni.

Ogni anno alle colleghe scrivevi una poesia,
ma questa volta è toccato a Lucia
veder scorrere le foto del saluto
alle pensionande dell'istituto.




 Poi i versi si fanno ancora più personali, e ve li risparmio, ma concludo con una foto, che mostra oltre una maglietta ricevuta in dono, i due segnalibri confezionati da Nadia in occasione della mia nomina in ruolo. Lei è di Lavezzola, originaria di Argenta, e di cognome fa Calzolari Ricci. Mitica prof.

La ringrazio citando Pascal: "Come si dice bellezza poetica, così si dovrebbe dire bellezza matematica"
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