lunedì 5 agosto 2019

Una volta lo chiamavano “Governo balneare”

Di Tiziano Conti


Alla fine di questa lunga settimana al Papeete Beach di Milano Marittima resta una sola immagine: un vicepremier, torso nudo, in una consolle di una discoteca all’aperto e tra le cubiste suona l'inno di Mameli.


E a qualcuno gli scappa persino il saluto romano. Per ricordare quel ventennio che non c’è più.

Ecco, dunque, il vero messaggio politico che desidera veicolare questo vicepremier che se ne sbatte dell’eloquio misurato, cui dovrebbe basarsi un uomo delle istituzioni. 


Un vicepremier che piace al popolo, che svetta nei sondaggi, che urla contro i Rom (“Zingaraccia”), che fa scorrazzare il figlio su una moto ad acqua della Polizia di Stato, che diserta i vertici europei dei ministri dell’Interno ma poi si scaglia contro la Ue. 

Un vicepremier che ha trasformato un lido della Riviera romagnola in una succursale del Viminale. E se ne vanta perché “io sono uno che sta in mezzo alla gente”. E, soprattutto, insiste, “io le vacanze le trascorro in Italia: preferisco essere a Milano Marittima che all’estero”. “In questi giorni in spiaggia mi hanno fermato diversi francesi e sapete cosa mi ha detto: siam francesi ma Macròn ci sta sulle balle”.

Eccolo, allora il governo che ormai si può definire balneare, in tutti i sensi. Al Papeete Beach dell’europarlamentare Massimo Casanova c’erano ministri, presidenti di commissioni, potenziali commissari europei. E tanti parlamentari giunti lì per avere l’occasione di avvicinare il grande Capo.

È la fotografia di un esecutivo balneare, nel torso nudo del vero Capo e nell’incertezza di quanto durerà un governo appeso ai suoi umori, ai suoi calcoli e alle risse quotidiane.

Alla festa della Lega di Cervia arriva con “All’Alba Vincerò” in sottofondo, come a piazza del Popolo lo scorso dicembre. La solita camicia bianca, la solita narrazione: Bibbiano, il pericolo migranti, l’Europa dei No, i “mi sono stufato”, l’autonomia, la flat tax, i numerini che ci impone la Commissione Ue.

Con un solo messaggio politico: un vicepremier, torso nudo, in una consolle di una discoteca all’aperto. Che, in infradito, ci dirà quando sarà finita l’estate.

Forse, chi ha vissuto e studiato ai tempi della “Costituzione nata sulle fondamenta della guerra di liberazione” (se lo dici in questi anni, chiamano la neuro…), ricorda che c’è stato un altro che, da Presidente del consiglio e a torso nudo, batteva il grano.

Per carità, anche lui amato dalle folle, basta vedere il filmato di Piazza Venezia a Roma lunedì 10 giugno 1940, quando annunciò la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna.

Succede anche che la storia, prima o poi, presenti il conto.

Un bell’articolo sull’Huffington Post ha offerto lo spunto per alcune di queste riflessioni.

Tommaso Moro

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