lunedì 2 settembre 2019

Andarono per suonare e furono suonati

Riceviamo dal dott.Raffaele Clò e pubblichiamo


Non me ne vogliano i famosi pifferi di montagna per la citazione e l’accostamento: negli ultimi giorni, quando sento Salvini inveire contro il Presidente Mattarella perché non indice elezioni oppure bollare come “poltronificio” il tentativo di dar vita ad un nuovo governo per il Paese, il pensiero non può che tornare a loro, ai citati pifferi di montagna.

Non sono uno di coloro che esulta per la soluzione che si sta profilando, come pure per le prospettive che potrà avere questa nuova inedita collaborazione di governo; peraltro la soluzione che dovrà portarne all’esordio ed alla fiducia parlamentare non è ancora compiuta, anche se assai probabile. Valuterò più avanti perché ho creduto e tuttora credo che sia un’intesa possibile e praticabile sulla quale lavorare in modo determinato e costruttivo, senza tuttavia nascondermi le insidie che la stessa può nascondere.

Ancora sul finire del mese di luglio Salvini saltava da una spiaggia all’altra, da un tweet all’altro, occupando molti spazi pubblici e privati, cercando perfino di ingenerare confusione mediante l'uso improprio ed inopportuno di simboli religiosi: un po’ meno era presente al Ministero di cui era titolare, ma in quel momento quella non era la sua principale preoccupazione. Aveva appena intascato, dopo la “sicurezza”, anche la “sicurezza bis”, quindi fermare una nave con un carico umanitario al di fuori delle acque territoriali era possibile anche dalla distanza, incaricando un Capo di Gabinetto.

Era innegabile che, anche in base al responso delle elezioni europee, il consenso della Lega era in forte crescita e tutte le mosse dettate dal suo staff di comunicazione, dopo un passaggio sul sistema esperto comportamentale del computer, avevano sempre avuto un esito assai favorevole: diffondere odio razziale, farsi dei nemici, parlare sempre con la prima persona, farsi accreditare come uomo forte dell’esecutivo, pur con la metà dei parlamentari rispetto al M5S, sono accorgimenti che – nel breve – pagano ed il ribaltamento di consensi rispetto al partner di governo, dopo appena 15 mesi dalla elezioni politiche, doveva essere portato a risultato.

Alcuni facili pretesti nei confronti del M5S (“sanno dire solo di no”, “hanno rotto il contratto con il loro voto nell’elezione della nuova Presidente della Commissione Europea”, ecc….) e lo staff, munito di computer, ha emesso la sentenza: è ora di far cadere il governo, sfiduciandone il Premier, andare alle elezioni subito, invocando pieni poteri e chiamando le destre alla mobilitazione di piazza.

Senonchè lo staff e il computer, che fino a quel momento non ne avevano sbagliata una (è proprio il caso di dirlo, anche se facevano “persuasione occulta”, non politica), hanno sbagliato i tempi e i modi ed il flop è stato clamoroso, con possibili gravi conseguenze sul nostro Paese e sulla sua gente che ogni giorno si impegna per far quadrare il bilancio di famiglia e, in tal modo, anche a far uscire la situazione economica e sociale dalla pesante crisi, ormai più che decennale. Alcuni parametri di base erano stati impostati male nel computer: una legislatura dura 5 anni e non sono validi elementi per interromperla il risultato di elezioni diverse o i sondaggi, che pur confermano novità sostanziali nell’elettorato; una (anche più di una) maggioranza alternativamente possibile esiste, fino a prova contraria; il Capo dello Stato, prima di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni (extrema ratio) deve – costituzionalmente – fare ogni tentativo per scongiurarla. Non è Salvini a dettare i tempi e i modi della crisi ma, per fortuna, è Mattarella!

Se il nuovo governo vedrà la luce, Salvini (più Salvini che la Lega, grande assente in tutta la vicenda, anche se viene spesso sdoganata per partito a base democratica e partecipativa) si è infilato in un vicolo cieco con tutte mosse sue, in completa autonomia, quindi ora non gli rimane che prendere atto di aver seguito una tattica sbagliata ed autolesionista, in modo irresponsabile poiché ha messo in crisi il paese solo sulla base del presupposto che ciò gli conveniva, in quanto i sondaggi lo davano vincente in eventuali elezioni. “E le stelle stanno a guardare?”, non è proprio il caso e il momento: vedremo se, con determinazione e saggezza, ma certamente anche con fatica e molte contraddizioni, si formerà un governo capace di affrontare i problemi e le sfide del paese.

La valutazione personale, per chiudere. Da qualche settimana si è tornati a parlare di solidarietà, di accoglienza, di autorevolezza in Europa per riuscire ad essere parte delle riforme necessarie, di stabilità economica e sociale, di coesione. Soprattutto di Europa: le recenti elezioni hanno respinto i sovranismi e hanno confermato l’idea di fondo con la quale siamo cresciuti: una entità sovrannazionale basata sui principi democratici, nei quali la fratellanza fra i popoli sia il punto di incontro. La nostra generazione c’è riuscita solo in parte, ma le nuove potranno fare molto di più se vengono sconfitte le pretese di protezionismo e di individualismo, che spesso nascondo nefaste ideologie di cui i nostri padri hanno fatto le spese. Se ci sarà un calo di attenzione, anche gli spiriti del passato potranno far presto a ricomparire.

Raffaele Clò

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