martedì 22 ottobre 2019

Il rabbino Luciano Caro a Lugo per la Giornata europea della cultura ebraica

“Lugo, dove vengo sempre volentieri” 
di Valeria Giordani 


Nell’ambito della Giornata europea delle cultura ebraica, il Rabbino delle Comunità dell’Emilia Romagna, Luciano Caro, è tornato a Lugo e ha commentato in una Sala Codazzi affollatissima dei brani della Thorah


Con intermezzo di brani di musica ebraica ‘Klezmer’ eseguiti dagli allievi della Scuola Malerbi, coordinati dal prof. Matteo Salerno. 

La Giornata europea della Cultura ebraica è arrivata alla 20° edizione, ed era dedicata quest’anno al tema dei ‘Sogni’. “I sogni sono molto presenti nei Libri dei Profeti, citati nell’Antico Testamento- ha spiegato il Rabbino- ma la loro citazione viene meno dopo l’emissione dei Dieci Comandamenti; evidentemente sono messaggi di indirizzo per gli uomini, ma da quando la Legge diviene manifesta con i Comandamenti, le indicazioni sono espresse e non ha più ragione d’essere il sogno”. Emblematico il sogno in cui Giacobbe sogna una scala verso il Cielo.

Luciano Caro viene sempre volentieri a Lugo a parlare di cultura ebraica (“sempre con il sorriso sulle labbra” dice Luciana Cumino, direttrice della Biblioteca), città che ha compreso nei secoli passati una fiorente comunità ebraica, arrivata nel 1799 a più di 600 persone; che ha avuto due Sinagoghe, una sua ‘università’, una scuola artistica caratteristica per le raffinate decorazioni delle Ketubà (documenti di contratto di matrimonio, in pregevoli forme decorative e artistiche, a cui la Biblioteca Trisi ha dedicato una importante mostra nel 1994, e di cui in Biblioteca è reperibile il catalogo). 


La presenza ebraica ha lasciato a Lugo testimonianze nell’urbanistica con lapidi, quello che resta del Ghetto, un Cimitero ebraico antichissimo (attualmente la lapide più antica è quella di Ava da Fano del 1560, ma ci sono storici dei secoli passati che citano lapidi del 1289, oggi non rintracciabili). Ci sono stati nella storia imprenditori, professionisti, personalità che hanno contribuito allo sviluppo della città. 

E ci sono state le leggi razziali, piovute nell’iniziale incredulità e sottovalutazione anche da parte degli ebrei lughesi, già decimati nei decenni precedenti da forti emigrazioni in altre città, e infine dalle deportazioni; i nomi dei deportati da Lugo sono impressi nella lapide che campeggia l’entrata alla Rocca. La presenza di una comunità lughese è rappresentata oggi da Ines Myriam Marach, che conduce puntualmente visite guidate e conferenze, alla scoperta della cultura ebraica.

Rabbino, quali sono i suoi legami con Lugo? 


“Qui mi sento sempre a mio agio e ascoltato con interesse, e da qualche anno sono anche cittadino onorario. Qui trovo un clima culturale, l’attenzione dei ragazzi delle scuole, dove conduco frequentemente incontri, e dove confermo l’impressione che, se preparati, i ragazzi sono coscienti, sensibili e attenti. Certo, sono giudici puntuali, comprendono e apprezzano che la persona che parla loro sia mossa da convinzioni profonde, che porti un messaggio”.

Lei si trova spesso a raccontare gli anni e del dramma delle leggi razziali. Esperienza anche personale?

“Noi- padre, madre, una sorella, io- ci allontanammo da Torino per i bombardamenti, ci spostammo in Versilia, scettici e increduli -come molti- della persecuzione, con la coscienza tranquilla di cittadini, e inizialmente convinti che si trattasse largamente di propaganda e compiacenza formale alla Germania.

Le persecuzioni ci sorpresero ‘in trasferta’, e cominciò una serie di trasferimenti anche in luoghi di fortuna, che io, piccolissimo, vivevo come curiosa avventura. Sperimentammo tutto il tragico dualismo degli ‘italiani brava gente’, con un Comandante dei Carabinieri che incontrava mio padre al sera al bar, si conoscevano bene, e una sera gli sussurrò “Ho ricevuto un elenco: domattina verrò a cercarvi, non fatevi trovare”; e altri italiani come il tale da cui usavamo affittare le biciclette per passeggiate in pineta, in Versilia, rivisto per caso tempo dopo e in altra città. Questo, che ci conosceva, riconobbe mio padre, che si spostava per lavoro come rappresentante di tessuti, lo denunciò e incassò la relativa taglia. Mio padre fu arrestato e deportato ad Aushwitz, e non ne sapemmo più nulla”.

La secolarizzazione ha allontanato dalla religione anche ebraica? Nel territorio di Sua competenza, ci sono oggi Comunità ebraiche più vivaci di altre?

“Noto dei fermenti di risveglio proprio da parte dei nostri giovani. E’ un’esigenza identitaria, di risveglio di tradizioni e di pensiero; dopo che nei decenni noi stessi siamo stati bravi a demolire i concetti di patria, di religione. Molte comunità si sono disgregate semplicemente per fenomeni di urbanizzazione, i giovani trovavano occupazione e si stabilivano nelle città. Ma adesso, proprio nelle città, l’interesse per le radici e la cultura ritornano. Ringrazio sempre Lugo, dove la sala non basta a contenere gli ascoltatori ”.

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