lunedì 4 novembre 2019

Valentina Chellini,una scelta speciale come lei

Da Sant'Agata
di Armanda Capucci

Spesso si parla dei giovani d’oggi con preoccupazione e scarsa considerazione, li si definisce stanchi, apatici, indifferenti, egoisti, succubi della droga, forse perché la normalità e il bene non fanno notizia mentre i cattivi comportamenti ed i cattivi maestri riempiono ogni giorno le cronache dei giornali.  



Invece, a ben guardare, sono numerosi quelli che si distinguono, che lavorano con passione e che trovano anche il tempo per dedicarsi agli altri.

A livello locale abbiamo ricordato, negli ultimi tempi, Lorenzo Tugnoli, premio mondiale Pulitzer per la fotografia, Oliviero Emaldi, creatore di una grande azienda, Roberto Valenti, missionario in Nuova Guinea. E ce ne sono tanti altri che occupano cariche importanti non solo in Italia ma anche all’estero. Pochi giorni fa una ragazza, una giovane donna santagatese di 27 anni, Valentina Chellini, è partita per il Kenia in missione umanitaria. Partenza 1° novembre, permanenza tre settimane che corrispondono a quello che sarebbe stato il suo periodo di ferie. Del resto, si può dire che Valentina anche nel lavoro che svolge, qui da noi, è sempre in missione umanitaria. Infatti, pur essendo laureata in scienze biologiche, dopo avere frequentato il Liceo Linguistico, svolge un’attività ben diversa da quella prevista dai suoi studi ed è fra le poche donne, se non la sola, “autista soccorritrice di ambulanze”. Infatti, dal I° gennaio 2019 è stata assunta a tempo indeterminato dopo un periodo di volontariato presso la Pubblica Assistenza di Lugo.


Il contratto di lavoro di quella prima esperienza scadeva il 31 ottobre 2018. Valentina avrebbe avuto due mesi liberi e desiderava da tempo compiere un “bel” viaggio. Fu allora che su Internet, per puro caso, si mise in comunicazione con una persona che cercava chi potesse essere interessato ad un viaggio di volontariato. Attraverso di lei conobbe la missione di Davide Ciarrapica di Seregno che, in seguito ad un’esperienza dolorosa, la morte del padre, aveva scoperto la sua vera vocazione, quella dell’attenzione verso i più deboli ed i più bisognosi. Dopo un periodo di volontariato in un orfanotrofio a Likoni in Kenia egli aveva deciso di stabilirvisi. 


Così è nata l’associazione “Orphans’s dreams onlus” che ha l’aspirazione di migliorare le condizioni di vita di bambini e ragazzi privi di famiglia e di sostenere nuclei familiari in condizioni di estremo bisogno. Affermano: “E’ ancora piccola ma crescerà”. Detto, fatto, Valentina non pose tempo in mezzo e partì per Monbasa grande città del Kenia. All’aeroporto c’era un giovane della Onlus a prelevarla per portarla a Likoni in un orfanotrofio che sorge in riva al mare, anzi all’Oceano Indiano.

La città, che si trova in pianura, è estesa, con circa 50.000 persone, fra Cristiani e Islamici, molti dei quali vivono in estrema povertà. Vi si trovano negozi e soprattutto bancarelle, rarissime le automobili. Il 99% delle persone circola a piedi oppure in piccoli “Ape”. Il compito della giovane volontaria era di aiutare i piccoli da zero a due anni, a nutrirsi, a giocare, “a sentirsi amati”. La lingua? Inglese a scuola, ma quella ufficiale è lo “Swahili”. Davide Ciarrapica, il fondatore, ormai vive laggiù, assieme a “mamma Violet”, un’indigena che si occupa della struttura assieme ai suoi tre figli. Vivono con le offerte di privati perché lo stato, una repubblica, è piuttosto instabile e i governi cambiano spesso.

Come è stata accolta la decisione di Valentina, in famiglia? “La preoccupazione è inevitabile”, afferma la giovane; infatti, l’anno scorso, pochi giorni dopo la sua partenza, poco lontano da Likoni, fu rapita la cooperante Silvia Romano. Da quelle parti non è consigliabile andare in giro da soli, però i giovani della Onlus non hanno mai avuto problemi perché la popolazione sa che vanno a far del bene. 


La gente li osserva un po’ come una rarità per il colore della pelle, nient’altro, e sono detti “musungu”. Fra le molte capanne, sorgono anche abitazioni di mattoni e l’orfanotrofio è una casa con un grande cortile dove Davide ha costruito i servizi e una recinzione per galline, conigli, mucche accudite dai volontari della Onlus. Poco lontano, per fortuna, sorge anche un ospedale.

Il cibo? Riso con patate e fagioli e, una volta la settimana, spaghetti al ragù, mentre il piatto tipico degli indigeni è una polenta fatta col mais bianco. L’acqua? E’ quella di un pozzo anche se i volontari, per evitare certe infezioni, bevono quella in bottiglia. Dunque, quella di Valentina non è una passeggiata, ma lei ha atteso con ansia il giorno della partenza anche perché sa che i bimbi l’aspettano e la ricordano ancora dall’anno scorso. 

Partirà dall’aeroporto di Milano con due valige piene di medicinali e di cibo e la promessa di dare sue notizie ogni giorno, perché le comunicazioni fra Kenia e Italia, per fortuna, sono buone. Valentina ci ha riferito che Davide sta realizzando un nuovo progetto anche per contrastare la miseria del luogo, quello di costruire un orto- mercato gestito dalla gente che potrà così rivendere i suoi prodotti. Nel raccontarci questi particolari e nel ricordare i piccoli dell’orfanotrofio a Valentina brillano gli occhi: è un’esperienza che la entusiasma e la gratifica nonostante le grandi difficoltà.

Armanda Capucci

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