lunedì 2 dicembre 2019

Abbiamo bisogno di padri

di Tiziano Conti

Nel prossimo anno 2020 mio padre avrebbe compiuto cent’anni.


Se ne è andato da oltre trent’anni, alla stessa età che ho io oggi.

Ho avuto con lui un rapporto complesso, come forse è capitato a tanti della mia generazione.

Ogni volta che vado al cimitero lo ricordo e lo rivedo con tanta tenerezza.

Oggi che la nostra società sembra aver smarrito il senso della storia (gli ebrei, i conflitti, l’intolleranza, la pace), mi manca sempre di più, anche se ora sono io padre e nonno.

Vorrei dedicargli questa bellissima poesia, letta (e forse scritta, non so) da Gabriele Corsi in una passata edizione di Telethon.

Tiziano Conti


Fammi essere ancora figlio.

Solo una volta. Una volta sola.

Poi ti lascio andare.

Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.

Proteggimi dal mondo.

Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.

Guida tu. Che io sono triste e stanco.

Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.

Metti la musica che ti piace.

Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.

Fammi essere piccolo.

Pensa tu per me.

Decidi tu per me.

Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.

Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.

Raccontami storie.

E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.

Ho voglia di rimanere figlio per sempre.

Abbracciami forte come dopo un gol.

Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.

Rassicurami.

Carezzami la testa.

Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.

Ma io non voglio.

Non ora.

Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.

Non andare, papà.

Ti prego.

Fammi essere ancora figlio.

Fammi essere per sempre tuo figlio.

Gabriele Corsi

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