lunedì 2 dicembre 2019

Ancora aperta la campagna per le vaccinazioni

I consigli del prof. Domenicali primario di medicina a Ravenna


Chi non l’abbia già fatto è ancora in tempo per vaccinarsi contro l’influenza stagionale (al linkhttps://www.auslromagna.it/notizie/item/2443-influenza-stagionale-al-via-le-vaccinazioni?highlight=WyJpbmZsdWVuemEiXQ==tutte le relative informazioni ).


Lo consigliano anche gli esperti: di seguito un’intervista al professor Marco Domenicali, direttore dell’Unità operativa di Medicina dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna.

“Una persona anziana soprattutto se portatrice di una iniziale disabilità e di patologie croniche, quando è allettata, ed in particolare se la causa dell’allettamento è rappresentata da un’infezione, rischia di perdere fino al 2-3 per cento di massa muscolare al giorno. Questo fenomeno favorisce una ulteriore perdita di autonomia. L’influenza stagionale, specie se con complicanze, può provocare anche lunghi periodi a letto. Perciò, per le persone anziane, è importante vaccinarsi. Questo naturalmente vale pure per coloro che hanno patologie importanti, indipendentemente dall’età, e in casi selezionati anche per i familiari di queste persone”.

Parole del professor Marco Domenicali, docente dell’Università di Bologna e direttore dell’Unità operativa di Medicina dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna. Che approfondisce “dal lato” dell’internista, l’importanza della vaccinazione contro l’influenza stagionale.

Professore, in sintesi quanto è importante vaccinarsi per le categorie a rischio?


“E’ semplicemente fondamentale. Per le persone che hanno già gravi patologie, specie se associate ad una età avanzata, l’influenza può portare a perdita di autosufficienza temporanea che può diventare anche permanente, a seguito della perdita di autonomia legata all’allettamento. Senza contare che talvolta le complicanze dell’influenza stagionale possono anche portare all’accentuazione dei sintomi delle patologie pregresse con peggioramento del quadro complessivo. Insomma innestare un processo poi difficile da contrastare sul fronte clinico”.

Quali sono le patologie cliniche più a rischio di peggioramento con l’influenza?


“Beh in primo luogo le broncopneumopatie croniche ostruttive, enfisema, ma anche il diabete, l’insufficienza renale, lo scompenso cardiaco, quest’ultimo con un aumento di mortalità per le persone che contraggono l’influenza, causato in particolare dalla febbre, come emerge anche da vari studi. Senza contare i casi delle persone con difficoltà ad alimentarsi, per le quali le difficoltà respiratorie legate all’influenza hanno gravi conseguenze sull’alimentazione con un decadimento ancora più rapido”.

Situazioni che aumentano anche il rischio di ospedalizzazione?


“Certo. Il rischio di un lungo allettamento, anche ospedaliero, può far sì che soggetti che prima avevano margini di autonomia domestica importanti, li perdano tutti. Vede, a volte i parenti dicono: ‘… il nonnino stava bene, poi l’ho portato in ospedale perché aveva preso l’influenza e me l’hanno rovinato…’. Ovviamente le cose non stanno così: si tratta di casi di persone già fragili, con varie patologie, ma che riuscivano ancora ad avere un proprio equilibrio ed essere autonome al domicilio, e per le quali l’influenza può contribuire ad un rapido peggioramento delle condizioni cliniche creando una situazione difficile da gestire e che in tempi anche molto brevi può precipitare”.

Questa situazione che ha prefigurato ha poi anche conseguenze sul fronte sociale, specie in questo momento storico con l’allungamento della vita media?


“Certamente, al di là della situazione clinica del paziente, che ovviamente è l’aspetto principale, vi sono anche i conseguenti costi sociali, sia per le famiglie, che devono, ad esempio, distogliere tempo lavorativo per la cura dei propri congiunti, sia costi sociali più in generale a carico di tutta la collettività”.

La campagna vaccinale è dedicata - oltre che ai portatori di determinate patologie e a chi svolge ruoli sociali importanti - in particolare agli ultrasessantacinquenni. Ma proprio per l’allungamento della vita di cui parlavamo prima, ci sono anche persone che dopo i 65 anni sono molto sane e giovanili: perché dovrebbero vaccinarsi?

“Guardi, sfatiamo il mito che ci si deve vaccinare perché si è malati o ‘messi male’. Per un ultrasessantacinquenne che si sente sano e giovanile la vaccinazione è comunque importante per evitare di esporlo alle complicanze dell’influenza, che possono essere anche molto gravi, e che magari vanno a sovrapporsi ad altre patologie di cui questa persona può essere affetta, magari senza saperlo o magari ad un primo stadio iniziale, peggiorandole. Vi è poi un altro aspetto: queste persone, così come persone anche più giovani, possono avere famigliari fragili o con patologie, e vaccinandosi contribuiscono ad abbassare il rischio che questi loro congiunti si ammalino. Si tratta, insomma, anche di un gesto di altruismo”.

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