martedì 3 dicembre 2019

Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità): questo sconosciuto

Di Tiziano Conti


Nelle ultime settimane, il bersaglio delle critiche di Matteo Salvini e dell’opposizione è diventato il Mes, conosciuto anche come “Fondo salva-Stati”. Un accordo complesso, molto tecnico, che sta generando parecchia confusione nel dibattito politico. Salvini lo ha definito: “Attentato alla sovranità dell’Italia”.


La comunicazione leghista sta puntando in questi giorni sua fatto che il Mes sia una specie di Robin Hood: “ruba ai poveri per dare ai ricchi”.

Da dove viene il MES

Nato nel 2012 quando, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, il MES è di fatto il fondo monetario dell’Unione Europa con l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi componenti in caso di crisi finanziaria e rischio default.

I risparmi delle famiglie

L’esempio più citato è quello dei risparmi dei pensionati che “potrebbero rischiare il loro risparmio pubblico perché la Deutsche Bank ha dei problemi”.

Il meccanismo è un po’ più complesso. Prima di tutto, per «risparmio» qui si intende solo quello che è stato investito in titoli di Stato. Questi sono gli unici che potrebbero essere in qualche modo toccati dal Mes, che non prevede certo prelievi forzosi dai conti correnti.

Come funziona il rapporto tra gli Stati europei

Il Mes è un fondo di cui fanno parte 17 dei 19 stati dell’Eurozona, quelli che utilizzano l’euro come moneta corrente, esclusi Lituania e Lettonia. Ogni Stato contribuisce al fondo in base a due parametri: popolazione e prodotto interno lordo. L’Italia partecipa al Mes con una quota del 17,9%, la terza dopo Germania e Francia, rispettivamente 27,1 % e 20,3%.

Tradotto in miliardi di euro, il nostro Paese garantisce per 125 miliardi di euro i crediti che il Mes può erogare. Numeri che mettono l’Italia in una posizione privilegiata. Per decidere se e come investire i fondi del Mes bisogna infatti avere un parere favorevole dalla maggioranza qualificata dell’85% del capitale. Visto che l’Italia contribuisce per il 17,1% a questo capitale, potrebbe bloccare da sola qualsiasi decisione.

E le banche degli altri paesi?

Il fondo si chiama Salva-Stati appunto perché serve per garantire un aiuto agli stati in difficoltà dell’Eurozona, che serve a scongiurare il fallimento di un Paese, con conseguenze negative su tutta la zona euro.

Per questo motivo ci sono due linee di accesso al Mes: una serve per gli Stati che hanno un’economia solida che però rischia di essere messa in condizioni critiche dall’economia di altri Stati, l’altra è per quegli Stati che effettivamente versano in situazioni critiche.

A queste linee di credito, la riforma del Mes di cui si sta parlando nelle ultime settimane ne aggiunge un’altra. In base al nuovo trattato, che dovrebbe essere firmato il 4 dicembre dai ministri delle finanze dell’Eurozona, dal 2024 il Mes potrà prestare anche a un Fondo, sempre legato all’Unione Europea, nato per finanziare gli istituti bancari che falliscono.

Attraverso questo Fondo di risoluzione il Mes eviterebbe anche di dover finanziare la banca che fosse in fallimento passando dallo Stato, aumentando così il debito pubblico.

Infine, occorre ricordare che l’Italia, con il suo 17,1% di partecipazione, ha il diritto di veto su qualsiasi decisione presa dal Mes.

Tiziano Conti

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