sabato 11 gennaio 2020

Seicento morti

Provocati dal "fuoco amico"

Foto di Paolo Guerra
Cosi scrive Giacomo Casadio nel suo libro "Paolo Guerra un fotografo di Lugo".

Anche mio nonno è stato uno di quei seicento e che quindi non ho mai conosciuto.

Un dato che fa riflettere, su cui direi si è detto troppo poco nel tanto che si è detto sulla seconda Guerra Mondiale, in particolare in Italia, in Romagna, dove il tema è stato soprattutto la lotta partigiana.

Quanti italiani hanno ucciso, ferito, i liberatori? Quanti lutti hanno provocato?

Leggo nella prefazione del bel libro di Renzo Rossi, "quando c'era la guerra": "La nostra storia di bambini che hanno passato molte notti insonni nei rifugi mentre gli adulti stramaledivano gli inglesi", i nostri liberatori.

Mio padre ce l'aveva con gli inglesi, Mussolini lo aveva mandato a combattere contro di loro.

Nello stesso libro mi ha sconvolto leggere che quando il 10 giugno del 1940 Mussolini dichiarò la nostra entrata in guerra nelle scuole fu proclamata festa e suonavano le campane!

Mio padre aveva 25 anni, gli anni più belli della vita e fu mandato a combattere gli inglesi in Libia...

Era indispensabile che i liberatori ci bombardassero seminando morti tra i civili?  Senza questi lutti la guerra non sarebbe finita? Sarebbe durata di più? Si puniva un territorio, un popolo perchè era stato alleato con i nazisti?

Poco dopo ci portarono le cioccolate, le sigarette, gli aiuti del piano Marshall.

C'è un nesso tra quei nostri lutti e la guerra civile degli italiani che seguì, italiani che combattevano italiani?

Certamente c'è stato il dramma della guerra, le sue atroci contraddizioni.

Arrigo Antonellini


La morte causata dai "liberatori" non è mai "fuoco amico".

La guerra stessa è un cancro incorporato nell'umanità che non potrà mai essere sconfitto.

Purtroppo nemmeno le tecnologie belliche più avanzate possono essere così precise da colpire solo i nemici.

Chi ci va di mezzo è sempre la gente comune, i poveri disgraziati che scappano o si nascondono, i deboli e gli indifesi.

Nel caso della nostra liberazione il "fuoco amico" alleato colpì le prime linee che attraversavano il Senio nella stessa mattinata dell'attacco verso Lugo.

Il coraggio del corpo indiano fu soffocato da un errore micidiale che provocò molte vittime.

Però il "fuoco amico" colpì anche centinaia di lughesi che aspettavano inermi la fine del conflitto, fra cui i poveri esseri impauriti che furono uccisi nel rifugio della fornace Gallamini, compreso un mio giovane zio di 18 anni.


Foto di Paolo Guerra
Giacomo Casadio
Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento