martedì 11 febbraio 2020

“In ginocchio da te”risuona nel film dei 5 Oscar.

L’autore è Bruno Zambrini da Villanova
di Valeria Giordani

La cronista deve mettersi in primo piano, per raccontare questa storia.



Era il 2000 quando Guido Neri mi raccontò di aver conosciuto un vero personaggio, il compositore Bruno Zambrini, vicino di una cena Lions all’Ala d’Oro: “Hai presente la scritta sui 45 giri, Migliacci-Zambrini, Migliacci-Zambrini-Enriquez…Beh, quello Zambrini lì. E’ di Villanova: torna una volta l’anno in Romagna a mangiare i cappelletti.

Persona affabile, simpaticissima”. Era una notizia, e il personaggio indubbiamente illustre.

Bruno Zambrini, villanova-bagnacavallese lontano, classe 1935, a Roma fin dagli studi (dopo Lugo, allievo di Francesco Balilla Pratella, e Ravenna, allievo di Lura Mercuriali), ha sempre fatto puntuali ritorni a Villanova di Bagnacavallo dove ha vissuto l’adolescenza e dove mantiene la cittadinanza dei ricordi, essendosi sempre definito villanovese; tanto che la moglie Gloria Gualtieri si dichiara ‘circondata di romagnolità’. 

La famiglia paterna era di Conselice e la madre Vally Valentini villanovese, ma per i trasferimenti di lavoro del padre, Zambrini nacque a Francavilla al Mare; Autore e co-autore di una serie di canzoni indimenticabili che hanno segnato gli anni ’70 (Non son degno di te, La fisarmonica, Mi vedrai tornare, Un mondo d’amore, Se non avessi più te, Quand’ero piccola, La Bambola… per Morandi, Modugno, Mina, Patty Pravo….), Zambrini si è poi dedicato alle colonne sonore per film (a cominciare dalla serie di Fantozzi, passando per molti ‘cinepanettoni’, ricevendo due David di Donatello) fino ai concerti e a diverse composizioni. E poi tanti Sanremo dal ’63 al 95. 

Per la cronaca, ‘In ginocchio da te’ raggiunse il primato del disco italiano più venduto, con 2 milioni di copie.

Per due anni cercai di intercettare a Villanova e Lugo la cena dei cappelletti; non riuscendoci, un giorno mi incaponii, presi la macchina e andai a suonare il campanello al suo indirizzo di Roma. Accolta entusiasticamente perché conterranea, ne uscì una pagina sul Carlino, con foto di Bruno Zambrini al pianoforte (quello che gli regalò suo padre quando compì 12 anni), con la signora Gloria compagna di una vita (“mi ha creato attorno un clima di serenità che ha sempre lasciato via libera alla mia vena creativa”), con la foto del suo maestro, Francesco Balilla Pratella sempre sul pianoforte.

Il figlio Alessandro, da una ricerca condotta sul futurismo, gli portò la notizia “Ma lo sai che un grande del futurismo, Balilla Pratella, era proprio delle tue parti, di Lugo?”. Il padre perdonò l’ingenuità giovanile mostrandogli la foto che stava sempre sul pianoforte.
Questi ed altri bellissimi ricordi, citazione del ritorno annuale ai cappelletti, nell’intervista in cui Zambrini raccontava le sue radici romagnole inseparabili, le notti d’estate a Villanova quando il centro si animava di una vita notturna per i ‘forestieri’ (attratti anche da province vicine ai tavoli del gioco d’azzardo).

Ho mantenuto l’abitudine di inviargli auguri di compleanno il 5 marzo. Ma un bel regalo anticipato, quest’anno, gliel’ha fatto la notte degli Oscar.

Trionfatore alla cerimonia degli Oscar, il film sudcoreano “Parasite” comprende nella sua colonna sonora una canzone italiana del 1964 cantata da Gianni Morandi, “In ginocchio da te”, firmata da Migliacci-Zambrini. Sorpresa per chi (un’intera generazione) ha vissuto grandi emozioni con quelle note. 

Ma la presenza in un’opera da Oscar è un ulteriore punto d’arrivo, anche per una carriera come la sua. Raggiunto telefonicamente a Roma con fatica, (non rispondeva….e grazie anche a Remo Emiliani dell’uff. stampa del Comune di Bagnacavallo, che mi ha aiutata nelle verifiche dei numeri di telefono, anche di parenti e figli), confessa di aver fatto le ore piccole per alcune notti, guardando il Festival di Sanremo. 

Finalmente raggiunto, il ‘bagnacavallese lontano’ (premiato anni fa come tale dal Comune di Bagnacavallo) risponde sempre con frizzante entusiasmo quando dall’altra parte del filo c’è la Romagna: piace al nostro campanilismo pensare che le notti d’estate a Villanova hanno avuto tanta parte nella formazione del suo immaginario e vena creativa. 

“E’ sempre un’emozione, ma i complimenti vanno prima di tutto al regista e alle sue scelte. Mi hanno telefonato giusto stamattina, proprio per dirmi che ha scelto la canzone per un contenuto di tenerezza e di passione, che si avverte oltre la diversità delle lingue”. Una conferma – caso mai ce ne fosse bisogno- dell’universalità del linguaggio della musica. Ma anche la convinzione che proprio quella ‘passionalità romagnola’ emerge così intensamente da colpire animi così diversi e così lontani.

“Cosa si prova a oltrepassare oceani, un emisfero, più culture e sensibilità, dice? Sì, certo, è una soddisfazione- ammette- ma sa….quella canzone mi ha già dato tante soddisfazioni, e io… dico la verità…Guardo sempre al futuro, non al passato. Certo che in questo periodo il passato mi insegue: per il film appena uscito nelle sale (il 20 febbraio scorso , “La mia banda suona il rock”, con Christian de Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Paolo Rossi… forse li ha visti ieri sera intervistati da Fabio Fazio, e mi dicono che saranno domenica prossima a ‘Domenica in’), raccontando la storia di fantasia di una “band Popcorn” degli anni ’70-80, ho dovuto inventarmi canzoni ‘sullo stile’ di quegli anni, che fossero credibili come successi di allora”. Certo, un’impresa non facile rivivere la psicologia collettiva di quegli anni.

Ma l’entusiasmo del Maestro Zambrini, la prontezza a scatenarsi della sua eccezionale vena creativa, (e forse il segreto stesso della longevità, il messaggio per tutti), è sempre per il lavoro in corso, o per quello che verrà.

Tra poco (il 5 marzo) ricorrerà il suo compleanno, e la Notte degli Oscar gli ha riservato questo bel regalo.

Buon compleanno, Maestro, dalla Bassa Romagna. 

Valeria Giordani

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