martedì 24 marzo 2020

Che senso ha parlare di destra e sinistra nel XXI secolo

Di Tiziano Conti

Spesso il dibattito politico viene influenzato dagli slogan anziché dai fatti.

Nel 1994 Norberto Bobbio pubblicava il saggio “Destra e sinistra”: per il filosofo torinese, la differenza tra le due storiche categorie della politica passava dal concetto di uguaglianza, e cioè di quanto una forza politica tenda ad agire o no per ridurre le diseguaglianze. Nelle elezioni politiche italiane del 2018 un grande fattore di successo è stato quello dei 5 Stelle che hanno evidenziato come loro non siano né di destra né di sinistra, ma solo portati a fare le scelte più giuste, caso per caso.

Entrambi i concetti, quelli di Bobbio e dei grillini, giusti e coerenti con la propria posizione personale e politica.

Da questo punto di vista diventa interessante un’analisi, anche solo per sommi capi, della proposta di bilancio federale degli Stati Uniti per il prossimo anno 2021, che Donald Trump ha inviato al Parlamento di Washington, con evidenti ricadute sulla campagna elettorale da qui alle elezioni del prossimo 3 novembre.

La manovra, che ha una consistenza di 4.800 miliardi di dollari, è ricca sia di tagli sia di aumenti di spesa. I capitoli ridimensionati riguardano, tra l’altro, il sostegno agli studenti che chiedono prestiti per l’università: mia figlia, che ha rapporti di lavoro con diversi imprenditori americani, mi conferma che è un problema molto gravoso per tanti giovani statunitensi sui 30 - 40 anni: si parla complessivamente di un debito di 1.500 miliardi di dollari. Inoltre si riducono del 15% i fondi per l’edilizia popolare, in un Paese che sta vivendo la moltiplicazione delle baraccopoli, come quelle sui marciapiedi di Los Angeles.


Vengono ridotti anche i buoni pasto e le prestazioni del Medicaid, il sistema sanitario per gli anziani poveri, e calano del 6 per cento i fondi per l’istituto nazionale per la sanità. Sull’ambiente il taglio è ancora più deciso: meno 26 per cento di fondi per l’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione ambientale e riduzione del 21 per cento gli aiuti in cooperazione internazionale.

Vengono invece aumentate le spese per prorogare fino al 2025 il taglio delle tasse per i più ricchi. Aumenta del 3 per cento il budget per la sicurezza interna, mentre quello per la sicurezza nazionale complessivamente balza in avanti del 19 per cento. Poi ci sono fondi per costruire centri di detenzione per immigrati clandestini, e si torna alla carica con il famigerato muro che divide gli USA dal Messico stanziando 2 miliardi di dollari. Inoltre si aumenta dello 0,3 per cento la spesa per le armi, che ormai raggiunge ben 740 miliardi di dollari all’anno, più della metà del PIL complessivo dei tre paesi scandinavi (Svezia, Norvegia e Finlandia).

Trump è andato al governo con il sostegno massiccio dei ceti bianchi impoveriti dalla desertificazione economica seguita alla delocalizzazione dell’industria. Finora non ha prodotto nulla a vantaggio di questo elettorato, ma si è concentrato sulla riduzione delle tasse ai più ricchi e alle imprese, che già pagano poche tasse grazie a raffinati meccanismi di ottimizzazione fiscale.

È evidente che queste misure portano all’aumento delle diseguaglianze e alla crescita di una fascia di marginalità che avvicina alcune zone degli Stati Uniti a quello che una volta si chiamava Terzo Mondo.

Forse non esisteranno più i concetti di destra e sinistra, ma le scelte che si fanno hanno risultati molto diversi a seconda che guardino di più al populismo o alla solidarietà.

Tiziano Conti


P.S.

Sul concetto di democrazia moderna, sarà interessante analizzare l’allarme lanciato dai servizi americani, quando avremo qualche informazione più approfondita, relativo a ingerenze di paesi stranieri, che hanno già iniziato a lavorare per la rielezioni di Trump e per trovargli un avversario da battere facilmente.

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