giovedì 5 marzo 2020

La Casa Bianca non è un posto per giovani

Si può prefigurare l’inquilino della Casa Bianca per i prossimi quattro anni? 


Il Super Tuesday appena concluso ci offre l'identikit del prossimo inquilino della Casa Bianca: uomo, bianco, proveniente dalla costa orientale, ultrasettantenne, capelli bianchi, passo lento, abbigliamento classico, medicine in tasca.

Contro Donald Trump è corsa a due, fra Joe Biden e Bernie Sanders, e - con ogni probabilità - The Donald non dovrà fare i bagagli.

Trump ha sfruttato al massimo la confusione nel campo democratico, trasformando le primarie in una sorta di teatrino che si aggiorna di ora in ora con nuove puntate via Twitter. Da vero populista, la sua specialità è diventata quella di irridere gli avversari: da “Crazy Bernie” Sanders (pazzo) a “Sleepy Joe” Biden (sonnolento), da “Mini Mike” Bloomberg (piccolo di statura, ma anche di prospettiva) a “Pocahontas” Elizabeth Warren (che ha affermato le sue origini native americane).

Joe Biden, rivitalizzato dal “Super Tuesday” appena concluso, è molto conosciuto e amato in America, ha un passato glorioso, è rispettato da alleati e oppositori, è un politico moderato, rassicurante, il candidato naturale alla grande sfida per la Casa Bianca. Dall’esperienza al fianco di Barack Obama come vice presidente porta con sé la grandissima popolarità tra gli elettori afro-americani e quindi un peso considerevole nei Stati del sud, così diversi da quelli delle due coste. Fra Biden e Trump è battaglia dura da mesi: il presidente ha dimostrato di averne timore, al punto da cercare di farlo mettere sotto inchiesta in Ucraina, arrivando a un passo dall’impeachment.

Quello che Donald Trump non poteva immaginare è di potersi giocare perfino la carta dell’età. È il più giovane nella corsa alla Casa Bianca: avrà 74 anni a novembre contro i 77 di Joe Biden, perfino i 79 di Bernie Sanders, oltre a Mike Bloomberg, 78 anni, quasi fuori dai giochi. Il terreno della gara sarà anche la cartella clinica: Washington D.C., Reparto Lungodegenti.

Ma la questione anagrafica è soprattutto un tema politico. Il mondo corre ad una tale velocità che stare al passo risulta complicato anche per chi ha 40 o 50 anni, figuriamoci per gli “over” di Washington. Le sfide politiche, tecnologiche, ambientali, richiedono grande visione e forte energia di pensiero, oltre che fisica. Gli Stati Uniti avranno una leadership fra le più anziane nel mondo, in un paese dove il presidente eletto è titolare di un potere molto vasto.

Per i democratici sono lontanissimi i tempi in cui potevano candidare ed eleggere Bill Clinton ad appena 46 anni, terzo presidente più giovane di sempre, o Barack Obama, primo presidente afro-americano, che giurava a 47 anni compiuti da pochi mesi.

Il messaggio che propone una competizione fra settantenni è quello di una generazione mancata di figli in grado di subentrare ai padri.

È il tempo di tranquillizzare, non di sognare.

Anche se, ad onore del vero, noi che eravamo giovani ai tempi della “immaginazione al potere”, un po' sognatori lo siamo sempre rimasti.

Tiziano Conti



Fra tre anni mi candido a Sindaco di Lugo, sono vent'anni che me lo chiedono!!? Avrò solo 73 anni.

Arrigo Antonellini
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