martedì 24 marzo 2020

La pandemia avanza in tutto il mondo

Il coronavirus mette a dura prova la sanità di paesi ricchi figuriamoci quella di nazioni già devastate dalla guerra
di Giovanni D'Agata

Il numero di casi di coronavirus nel mondo ha superato quota 350 mila: lo riporta l’ultimo bollettino diffuso dalla Johns Hopkins University. 
Finora i morti sono 15.328.

Intanto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che «la pandemia sta accelerando, ci sono voluti 67 giorni per arrivare ai primi centomila contagi, 11 giorni per 200 mila e 4 giorni per trecentomila». 

Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, «risolvere questo problema richiede un coordinamento politico a livello mondiale»: «Mi rivolgo ai leader del G20 per chiedere di lavorare insieme a rafforzare la produzione, evitare il bando dell'export e assicurare la distribuzione dei materiali protettivi», ha dichiarato. 

A stretto giro di posta, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i presidenti di Francia e Cina, Emmanuel Macron e Xi Jinping, hanno effettivamente chiesto la convocazione di un G20 straordinario. 

Il vertice straordinario dovrebbe essere dedicato, secondo quanto si apprende dalla presidenza francese, agli aspetti sanitari ed economici della crisi del Coronavirus. 

«I due presidenti - ha fatto sapere l'Eliseo - si sono accordati sul fatto che la tenuta di questo vertice sia utile soprattutto sul piano sanitario, associando l'Oms per lavorare insieme sui trattamenti e il vaccino, e sul piano economico (stabilizzazione dell'economia mondiale con misure coordinate sul piano finanziario e monetario e sostegno agli stati più vulnerabili)». 

Anche la voce del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres si leva in un appello senza precedenti: “La furia del coronavirus mostra la follia della guerra. Ecco perché oggi chiedo un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”.

La progressione coinvolge praticamente tutti i Paesi del pianeta e continua ad accelerare.  E Guterres ammonisce: “È tempo di bloccare i conflitti armati e concentrarsi sulla vera lotta delle nostre vite. Alle parti in guerra dico: ritiratevi dalle ostilità”. 

Senza preavviso, il mondo si è scoperto vulnerabile al nemico invisibile e geneticamente nuovo ma capace di colpire con gli echi sinistri delle antiche epidemie. Un disastro che sembra non interessare miliziani, fazioni e brandelli di Stati in guerra tra loro, dall'Africa al Medio Oriente, dove sistemi sanitari già deboli sono piombati da decenni nel caos e i tamponi per stanare il coronavirus sono un lusso per ricchi. 

L'Oms invierà nel nord-ovest della Siria oltre 2.000 test per il Covid-19 nell'ambito degli sforzi dell'Onu di monitorare la situazione in una delle regioni più vulnerabili del Medio Oriente: i civili in emergenza umanitaria sono 4 milioni. 

In Libia i miliziani di Haftar e le truppe di al-Sarraj si lanciano accuse reciproche di violazioni di una finta tregua incuranti di tutto. 

I 40 casi in Afghanistan riportati dalla Johns Hopkins University sono assai poco verosimili, mentre il bilancio dell'intera Africa parla di poco più di 1.600 contagi e una cinquantina di morti.

L'unico caso censito in Uganda o i 2 del Sudan e gli altri 2 del Niger rischiano di essere la rappresentazione beffarda di una tragedia di cui è impossibile conoscere i numeri reali.

Giovanni D’AGATA

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento