martedì 28 aprile 2020

I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto

A volte succede ad essere troppo bravi, buoni
di Arrigo Antonellini e Walter Raspa

Viviamo nella società del rumore, della voce grossa, non ora ovviamente, chi non si adegua rischia di non essere valutato, di essere emarginato.



Abbiamo negato l'accostarsi ai Sacramenti quando con poche accortezze si poteva evitare di negarli, confessarsi a distanza, ritirare da soli il Corpo di Cristo, ma non si è voluto creare problemi, possibili file, anche se ovviamente i negozi di alimentari, l'hanno fatto. 

Ed ora ci troviamo dimenticati, si può andare al parco, a trovare i parenti ma non in chiesa ad incontrare il Signore quando si spezza il Pane. 

“Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”. 

Lo si legge in una nota della Conferenza episcopale italiana dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, che ha presentato il nuovo Dpcm sulla fase 2. 

Nel corso di un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della Cei, il Ministero dell’interno e la stessa Presidenza del Consiglio “la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria” e “più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale”. 

“Ora – precisa la nota -, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri  esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. 

Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia”.

Concordo sul messaggio dei Vescovi Italiani, credo che l’afflusso dei fedeli alle Messe possa tranquillamente essere regolamentato.

Vedo troppi consensi per la riapertura degli stadi e l’indifferenza per la riapertura delle Chiese. 

Arrigo Antonellini e Walter Raspa

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