mercoledì 1 aprile 2020

Un pensiero frivolo

La ricrescita e Caterina Sforza
di Lucia Baldini


Lunghe ore senza sapore, sospese, col pensiero che vaga, cerca lidi di pace, poi torna lì, al mostro, che ha scardinato e smantellato le nostre vite in tutti i sensi.

Soli e uniti verso un unico traguardo, dipendenti da numeri, da statistiche, dalle parole dell'esperto di turno. Qual è il ruolo del giornalista in questo contesto?

Lascio la risposta, o, meglio, le risposte a chi ha le competenze per costruirle.
C'è un giornalismo per così dire minore, ma  che tenta con i suoi mezzi di fare compagnia, di dire al lettore che non è solo.

Ho sempre evitato il gossip con tutte le mie forze, ma ora butto l'occhio anche lì, sapere che il tal cantante o il tal calciatore è in casa con la tale per un attimo allevia il peso di questo strano tempo. 

E allora mi soffermo anche volentieri sui consigli affannosamente elargiti da esperte in maquillage e affini, che adeguano  alle circostanze la loro attività: non siate sciatte, regalatevi coccole beauty, fate movimento, sistemate l'armadio, cucinate così e cosà, magari con ingredienti difficili da trovare in tempi cosiddetti normali.

Ed ecco che compare lei: la ricrescita! 
Saloni chiusi, e almeno un centimetro sgradito sbuca fuori come le margherite. Le titolari delle rubriche di bellezza mi hanno vista anche se sono chiusa in casa.
E giù strategie, the nero, fondi di caffè (non per chiedere quando il mostro scomparirà, no), bucce di patata, salvia, hennè, succo di cipolla (sai che profumo), mascara per capelli, tinte permanenti, tinte semipermanenti, shampoo coloranti, spume colorate, eccetera.

A questo proposito mi torna in mente una nostra conterranea, la leonessa di Romagna, Caterina Sforza.

Ricordo di aver letto su In piazza, a fine 2014, se non erro, un articolo sulle sue ricette di bellezza. Lei raccoglieva e perfezionava suggerimenti che in certi casi sono validi ancora oggi e ne fece un libro, ricco di pomate, unguenti, acque aromatizzate, intrugli, per rendere migliore l'aspetto di viso e corpo.

Nonostante che nel XVesimo secolo le donne fossero in scarsa considerazione, Caterina, anche per questo dettaglio, fu stimata e apprezzata e alcuni suoi rimedi hanno scavalcato i secoli. Uno in particolare è ancora presente nelle nostre erboristerie, l'uso dell'edera.
Caterina consiglia di far bollire delle foglie di edera con la cenere ricavata dalla combustione dei gambi della stessa pianta. Una volta filtrato il composto, distribuito sulla cute, un po' in posa con l'asciugamano avvolto et voilà, capelli biondi, luminosi, sani e folti.

Giornalismo minore? No, minore è quello becero, guerrafondaio, ambiguo, disinformato, manipolatore.

Questo, che pensa alla nostra ricrescita, aiuta ad alleviare il bollettino di guerra, a sentirci qualcosa in più che non il bersaglio di un oscuro e malvagio cecchino.

Lucia Baldini

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