mercoledì 3 giugno 2020

La scomparsa di Tinin Mantegazza

La Sindaca Proni e l’Amministrazione comunale di Bagnacavallo esprimono il loro cordoglio

Protagonista lo scorso anno della mostra Le sette vite di un creativo irriverente presso il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, prima antologica a lui dedicata, «Mantegazza è stato un personaggio di primo piano nella cultura italiana – ricorda il sindaco – che ha saputo graffiare e accarezzare, essere censore e bambino e guardare il mondo dalle più diverse angolazioni senza incatenarsi a null’altro che il proprio spirito.»

Il ricordo di Mantegazza a nome di tutto lo staff del Museo Civico delle Cappuccine viene dal direttore Diego Galizzi, che assieme a Flaminio Balestra aveva curato la mostra del 2019: «È con tristezza insopportabile che apprendiamo che è mancato l’amico Tinin Mantegazza. L’incontro con lui – ricorda Galizzi – ci ha arricchito smisuratamente, così come ci ha gratificato tanto sapere che il nostro lavoro di sintesi espositiva del suo incredibile percorso creativo lo aveva persino emozionato. Ma c’è una cosa in particolare che ci ha dato la misura della sua grandezza... la sua battuta spiazzante, carica di ironia e intelligenza, che arrivava immancabilmente quando qualcosa o qualcuno stava per essere preso troppo sul serio. La sua leggerezza lo ha reso un gigante.»

Nato a Varazze nel 1931, poi vissuto a Milano, Mantegazza abitava da tempo a Cesenatico, dove è deceduto domenica 31 maggio.

Illustratore, pittore, scenografo e scrittore, è stato un’instancabile mente creativa che nel corso degli anni ha saputo spaziare con vivacità e disinvoltura nel campo del giornalismo, della regia, della televisione, dell’animazione culturale e dell’organizzazione teatrale.

Tra le sue realizzazioni più note al grande pubblico ci sono il celebre sig. Toto delle schede di approfondimento di Enzo Biagi o il pupazzo Dodò, protagonista del programma Rai per bambini L’Albero Azzurro.


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