mercoledì 15 luglio 2020

Come si diventa Donald Trump

Raccontato dalla nipote psicologa


Quasi un milione di copie vendute in un giorno, come riporta il Los Angeles Times.

La pubblicazione a New York del libro “Too Much and Never Enough” (Troppo e mai abbastanza. Sottotitolo: Come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo), di Mary L. Trump, psicologa nipote del presidente degli Stati Uniti - figlia del fratello Fred jr. - non è soltanto un evento mediatico, ma è soprattutto una interessante novità che conferma certi aspetti della vita del presidente degli Stati Uniti.

I maggiori giornali americani hanno pubblicato ampi stralci, sufficienti tuttavia a comprendere il tipo di argomenti inediti proposti dalla nipote Mary per farci conoscere Donald Trump. Essenzialmente si tratta di informazioni sul modo in cui il personaggio è cresciuto in famiglia e del giudizio sulla sua attendibilità di leader della maggiore potenza mondiale.

Il libro di Mary non è politico né tantomeno ideologico. Anche le parti riguardanti i pettegolezzi (“sei una tettona” rivolto da Donald alla nipote) hanno una rilevanza marginale rispetto all’immagine caratteriale della personalità disturbata che emerge dall’insieme della narrazione. E’ la storia di come una famiglia avida, brutale e piena di faide, abbia lasciato il segno sul giovanotto cresciuto in un clima decisamente poco affettivo. L’ambiente familiare ha prodotto una profonda cicatrice su Donald predisponendolo a comportamenti aberranti, inganni e menzogne. 

Fin dall’ingresso all’università (quando pagò qualcuno affinché facesse l’esame di ammissione al posto suo) è stato abituato a imbrogliare il prossimo e a rifugiarsi in un narcisismo patologico per essere all’altezza del padre, cattivo, insensibile e carico di disprezzo verso il prossimo. Il complesso di ragazzo trascurato lo ha reso un megalomane sempre pronto a rassicurare se stesso dichiarandosi “il più grande”, il “più bello” e il “più tutto” degli altri.

A titolo di esempio, un’altra fonte, Michael Cohen ex avvocato personale di Donald Trump ha affermato, davanti a una commissione della Camera dei Rappresentanti USA, che il presidente Usa non aveva alcun reale motivo medico per cui venne riformato (una calcificazione dell’osso del tallone), evitando di andare a combattere in Vietnam durante la guerra. “Pensi che sia stupido? Non sarei mai andato in Vietnam” avrebbe detto Trump (famosi oggi i suoi “Law and Order” su Twitter) all’avvocato.

I valori negativi trasmessi dalla dinastia hanno portato Donald Trump a considerare che tutto l’altro da sé - uomini, donne, istituzioni, nazioni - può essere ridotto a valore monetario con un prezzo che può essere pagato. Di qui la convinzione che non vi sono barriere quando si fanno gli affari anche con gruppi poco raccomandabili, perché, tanto, con la propria grandezza, qualsiasi cosa è trasformata in utilità, come le vicende della campagna elettorale del 2016 hanno mostrato. Esemplare il fatto che in un paese così puritano come gli Stati Uniti, attento ad ogni passaggio formale, dovrà consegnare la sua dichiarazione dei redditi solo perché un Tribunale glielo ha imposto.

Ovviamente, come spesso succede bisogna considerare anche l’amarezza della nipote per come suo padre, alcolizzato, morto quaranta anni fa, sia stato considerato all’interno del clan Trump. Ma gli argomenti relativi ai motivi familiari che hanno forgiato quel carattere che nella presidenza ha dato vita ad alcune manifestazioni davvero discutibili, è un’altra luce sull’uomo che permette di comprendere il perché gli Stati Uniti hanno avuto un presidente così diverso da tutti i predecessori.

Tiziano Conti


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