mercoledì 22 luglio 2020

Conclusa la rassegna ‘Musica al Pavaglione’

Sempre eccezionale qualità nella serata di lirica

di Valeria Giordani


“Musica al Pavglione- per ricominciare”, rassegna di spettacoli, è terminata, e vale la pena (anzi è doveroso) un commento e ringraziamento.


Promossa da 6 anni e offerta alla cittadinanza dalla Fondazione Cassa di risparmi e Banca e Monte di Lugo, a cui si aggiungono alcuni sostenitori, la rassegna comprende serate di danza e di musica, e quest’anno –causa i noti motivi - non si è svolta non nel cortile interno-chiostro del Monte adiacente alla piazza centrale di Lugo, ma all’interno del Pavaglione. 

Ci soffermiamo qui sulla serata di lirica del 9 luglio; la lirica non è quasi mai mancata nelle programmazioni, indubbiamente impegnativa da organizzare, ma sorprendente per il livello qualitativo a cui viaggia, cosa forse non del tutto compresa dalla cittadinanza. Forse, se i lughesi comprendessero del tutto il livello della serata lughese, il Pavaglione non basterebbe, così come avveniva in passato, quando il Pavaglione ospitava fiere e l’opera infiammava le passioni private e politiche delle folle.

Frutto di una serie fittissima di relazioni personali, che avvolge personaggi attivi nel mondo della musica, appassionati e Amici del Teatro Rossini (fulcro della leva in particolare il lughese Guido Neri), la serata di anno in anno sorprende per il livello. Alcuni protagonisti sono affezionati e diremmo immancabili, come la pianista Monica Ferrini, faentina ‘Maestro collaboratore della classe di Canto lirico e docente di Teoria e solfeggio alla Scuola comunale di musica G. Sarti di Faenza”. 

Ma in più è (diremmo) ‘specializzata’ nell’accompagnamento dei cantanti lirici, con un corposo curriculum di cura e adattamento strumentale per gli spettacoli, di Maestro collaboratore e Maestro di spettacolo, di Maestro concertatore, Direttore dell’Ensemble orchestrale, Maestro del coro e pianista, in una quantità di opere rappresentate e registrazioni televisive. E’ infine Maestro direttore del Coro lirico Città di Faenza, che ha fondato.

E già che ci siamo, citiamo il ‘Coro lirico Città di Faenza’, che annovera anche voci elevate-e, si sussurra ma non è da divulgare-quando le finanze non bastano, calca le scene lughesi gratuitamente, tanto per parlare di passioni.

Primadonna nella serata 2020 (e in alcune precedenti) la mezzosoprano Daniela Pini, decisamente stella internazionale, tecnica e vocalità eccelse, con un curriculum vastissimo che rappresentiamo citando solo le città, Bruxelles, Tokyo, New York Francoforte, Parigi, Londra, Budapest…. E i Maestri Riccardo Muti, Abbado, Termirkanov, Pidò, Renzetti, Scimone…… e forse al grande pubblico sono più familiari i nomi dei registi, Gabriele Lavia, Lina Werthmuller, Ettore Scola, Dario Fo, Luca Ronconi…..

Nella serata, oltre alle canzoni popolari napoletane classiche, davvero strepitosa in una ‘Habanera’ dalla Carmen di Bizet giocata squisitamente sulla vocalità perfetta, di grande intensità interpretativa e misura, dove la capacità di governo della voce e il gusto non concedono un centimetro di troppo all’effetto esibitorio che inquina tante ottime voci. Davvero entusiasmante, meritata l’alzata in piedi ad applaudire da parte di qualche appassionato nel pubblico (l’entusiasmo del pubblico non è mai troppo!).

Daniela Pini era anche a Bagnara di Romagna mercoledì scorso 18 luglio, nello spettacolo ‘Gioacchino!’ in anteprima assoluta, spettacolo che ripercorre l’ultima parte della vita di Gioachino Rossini, il lughese “orgoglioso di dirmi buon cittadino di Lugo, perché nelle mie vene scorre il bollente sangue lughese” (Lettera di Rossini del 1858, vedere su PavaglioneLugo.net commento di A. Antonellini all’articolo di E. Iezzi sul Nuovo Diario Messaggero “Il bollente sangue lughese di Rossini,27 e 30 gennaio 2018)

Ottima la fusione delle voci e la sintonia con il bravissimo tenore Riccardo Trosino, italo-messicano, vincitore di una serie di premi, affezionato alla scena lughese (per citarne una, nelle precedenti edizioni ha cantato anche con Marzio Giossi). Ottimo anche (cosa tutt’altro che scontata in cantanti stranieri) nella dizione italiana, ma innanzitutto bella voce e presenza di scena (nel suo curriculum anche una preparazione specifica, laureato come attore di prosa), ottima prestazione e un curriculum di ruoli brillanti e un repertorio che arriva spesso a opere di Wagner, Strauss, Mozart, rappresentate in Germania, Austria, Ungheria, Trieste (si è perfezionato in lingua tedesca), e in vari ruoli in opere di Rossini, Verdi, Donizetti, Bizet.

Fusione delle voci (con lo strumento non ne parliamo, Monica Ferrini è avvolgente e straordinaria) tutt’altro che scontata, o facile, dato che (l’aneddotica e dietrologia di cui Guido Neri è prodigo ci racconta, conosciamo la sua attività di ‘collezionista e scrittore di aneddotica lughese’) i due cantavano insieme per la prima volta, e causa distanziamento da prescrizioni da Covid19, non potevano né abbracciarsi in scena come alcuni duetti vorrebbero, né scambiarsi -stringendosi la mano- quei segnali che normalmente li aiutano nella sintonia. Anche le prove e le performances subiscono le imitazioni dei tempi.

il presidente della Fondazione Cassa di risparmio e Banca del Monte organizzatrice, Raffaele Clò, ha commentato con soddisfazione anche la partecipazione di Paolo Parmiani, che ha alternato la musica con citazioni e considerazioni di particolare intensità, dalla citazione/nota di tristezza per il lutto del mondo della musica, con Ennio Morricone che se ne era andato ‘in punta di piedi’ pochi giorni prima, a riflessioni sorridenti come quella di G.B. Schaw “l’opera è quella rappresentazione in cui un tenore cerca regolarmente di andare a letto con una soprano, ma trova sempre un baritono che si mette di traverso” .

Una serata insomma di grande soddisfazione per gli estimatori, che meriterebbe una partecipazione (in tempi normali) più allargata da parte dei lughesi (rispetto alle ‘pur 200’ persone presenti); nella coscienza, adesso che ripetiamo a iosa di essere un grande Paese, delle eccellenze che costituiscono il bagaglio del “grande Paese”. Tra gli altri, indubbi, la musica lirica, che infiamma quando rivediamo Pavarotti davanti a 40mila persone in Hyde Park, quando risentiamo le romanze più celebri, ma che- forse non si sa abbastanza- è riproposta ad altissimi livelli in serate (per giunta gratuite) come questa. La ‘grande musica’

è il prodotto culturale italiano più esportato; è studiato e fa scuola da secoli in tutto il mondo, fa raggiungere l’Italia da parte di chi si vuole perfezionare, e fa addirittura studiare la lingua italiana in tutto il mondo. Per L’Italia è il biglietto da visita tra i più importanti. Tutti gli italiani dovrebbero ‘frequentarla’ di più; risulta molto più amata e conosciuta all’estero piuttosto che da parte degli italiani.

Da citare anche la cortesia dei locali del Pavaglione e della piazza, che hanno accettato di sospendere per quella serata la musica che solitamente diffondono per i loro avventori.

Non è mancato un annuncio, da parte di Francesco Bertozzi, (della ditta Liverani srl- sponsor della serata) e socio della Associazione lirica Giuseppe Verdi di Lugo, del concerto che l’Associazione intende promuovere quest’anno: non al teatro Rossini che è chiuso per lavori, non in marzo alla chiesa di S. Giacomo come era in progetto, ma all’aperto, nella piazza antistante il Monumento a Baracca le cui gradinate diventeranno palco per uno schieramento imponente, 100 coristi e 40 orchestrali: in programma il Requiem di Verdi, sotto il Monumento e sotto le stelle.

Valeria Giordani


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