martedì 28 luglio 2020

Risolto il giallo di Olof Palme, ucciso 34 anni fa

Di Tiziano Conti

Molti di quelli che hanno la mia età, ricorderanno quando una sera nel febbraio del 1986, Olof Palme, premier svedese, venne ucciso con un colpo di pistola mentre tornava a casa dal cinema con la moglie nel centro di Stoccolma, come un normale cittadino.

Olof Palme, 60 anni da compiere, era il leader del Partito Socialdemocratico Svedese, molto amato nel suo paese e stimato a livello internazionale.

La Svezia allora era il simbolo di un paese con grande attenzione al sociale, con un welfare molto attento ad ogni persona, in cui era normale che il premier girasse per strada senza la scorta.

Oggi si è arrivati alla conclusione che l'assassino è Stig Engstrom, conosciuto anche come ‘Skandia Man’, appartenente a un gruppo di estrema destra e suicidatosi nel 2000.

A me, ma credo anche a molti altri lettori, appassionano molto gli scrittori di gialli svedesi, Hakan Nesser, Camilla Läckberg, la coppia Sjöwall-Wahlöö, per quelle figure di investigatori un po' disincantati e pieni di intuito, più che di manette e manganelli.

Il più famoso di tutti è Stieg Larsson, che il mondo intero conoscerà solo dopo la sua morte prematura nel 2004, autore della trilogia Millennium, che racconta delle vicende di Lisbeth Salander e del giornalista Mikael Blomkvist.

Ora si è riusciti a venire a capo del cold case più famoso di Svezia: ci sono voluti 34 anni per dare un nome e un volto all’assassino del premier svedese.

Olof Palme: uno di quei casi da far perdere la testa agli inquirenti con più di cento sospettati. Ma il 20 marzo 1986, a soli 19 giorni dall’omicidio, c’è qualcuno che ha già intuito la pista giusta per individuare l’assassino del premier: è Stieg Larsson.

In quel principio di primavera di 34 anni fa il caso Palme toglie il sonno a Larsson, tanto da diventare un’ossessione. E lo fa capire con chiarezza in una lettera di sette pagine scritta tre settimane dopo l’omicidio e indirizzata ad un periodico britannico. Egli scrive che dal giorno del delitto “il mio mondo è costantemente nel caos. Provate a immaginare se doveste occuparvi dell’omicidio della signora Thatcher e l’assassino fosse scomparso senza lasciare traccia”. Nella lunga lettera, Larsson mette già in fila ciò che quadra e ciò che non quadra rispetto alle indagini ufficiali.

E qui entra in gioco un ex diplomatico svedese che nel 2012, ben 26 anni dopo la lettera di Larsson, viene a sapere che nella redazione della rivista fondata da Larsson è custodito una specie di archivio segreto del celebre scrittore. Seguendo la pista lasciata da Larsson, attraverso approfondimenti, incontri e appostamenti in stile 007, riesce a dare alle stampe nel 2019 il libro “L’uomo che scherzava col fuoco. L’ultima inchiesta di Stieg Larsson”. Nelle 500 pagine c’è quella che appare come la soluzione del mistero: Palme sarebbe stato ucciso da un estremista di destra su probabile commissione dei servizi segreti sudafricani di allora. Il motivo? L’appoggio e il finanziamento di Palme a Nelson Mandela, in carcere in quegli anni, e le dure accuse all’apartheid. Oggi gli inquirenti, dopo tante piste e convinzioni sbagliate, hanno chiuso il caso perché l’assassino è deceduto e non si può incriminare.

Per trovarne il nome si sono dovuti affidare all’ossessione di un celebre scrittore che aveva lasciato tutto in venti scatoloni abbandonati in un angolo della redazione.

Tiziano Conti



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