giovedì 30 luglio 2020

Tutelare la Vena del Gesso

Riceviamo da Europa Verde Emilia-Romagna e pubblichiamo


Il Gruppo Europa Verde dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna,ha chiesto alla Giunta chiarimenti sulla richiesta avanzata dalla multinazionale Saint-Gobain PPC Italia S.p.A. di espandere l’area di estrazione del gesso nella cava di Monte Tondo, che si trova nel Parco Regionale della Vena del Gesso 


L’attività di estrazione del gesso è iniziata nel 1958 e nel volgere di pochi anni il sito estrattivo è diventato il più grande d'Europa, determinando un impatto ambientale devastante in una delle zone di maggior interesse naturalistico e paesaggistico della nostra regione.

Nel 1989 è nato il Polo Unico regionale del Gesso che aveva lo scopo di ottimizzare e massimizzare l’estrazione del gesso. Si è giunti così ad una realtà unica, gestita da una grande impresa a carattere nazionale prima, e multinazionale poi, in grado di assorbire, in termini di quantità ed efficienza, tutte le altre cave della regione. La scelta del Polo Unico ha quindi interrotto l’attività estrattiva nelle altre zone dei gessi emiliano-romagnoli determinando un intenso sfruttamento dell’area di Monte Tondo, tanto che la Grotta del Re Tiberio, di rilevante interesse naturalistico, speleologico ed archeologico, è stata gravemente danneggiata. 

I sistemi carsici presenti all’interno della montagna sono stati intercettati dalla cava e, a seguito di ciò, l’idrologia sotterranea è stata irreparabilmente alterata; anche le morfologie carsiche superficiali sono state in massima parte distrutte e l’arretramento del crinale, nonché la regimazione delle acque esterne hanno pesantemente alterato anche l’idrologia di superficie.

La richiesta di ampliamento dell’area estrattiva è ingiustificata visti i diversi vincoli di tutela sull’area, citati anche nel Piano Infraregionale delle Attività Estrattive (PIAE) che la definisce patrimonio naturale unico dal punto di vista geologico-speleologico, naturalistico, paesaggistico e archeologico” - afferma Silvia Zamboni, Consigliera regionale di Europa Verde e Vice Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. Le gravi conseguenze dal punto di vista paesaggistico e ambientale che provocherebbe l’ampiamento dell’area di estrazione della cava rischiano di compromettere anche la candidatura dei fenomeni carsici che interessano l’area a Patrimonio dell’Umanità UNESCO, come proposto nel 2015 dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna”.

“La risposta data stamattina dall’Assessora Barbara Lori, che ha annunciato un approfondito studio per valutare la richiesta dell’azienda e un percorso partecipativo con il coinvolgimento della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna, rappresenta una prima risposta alle richieste di Europa Verde - conclude Zamboni. Tuttavia, riteniamo che l’impegno prioritario della Regione debba essere indirizzato verso la salvaguardia di questo ambiente naturale unico al mondo che auspichiamo possa diventare presto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO anche con l’appoggio fattivo della Regione Emilia-Romagna”.


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