venerdì 7 agosto 2020

Ci ha lasciato Sergio Zavoli, un grande giornalista

Di Tiziano Conti

È stato un grande giornalista, di quelli che per dire cose importanti non alzano né il tono della voce né il dito accusatore. Gli bastava usare la ragione.


A lui si devono due meravigliosi programmi televisivi: “Nascita di una dittatura” e “La notte della Repubblica”. Le interviste di Zavoli ai protagonisti di quei momenti così importanti nella vita del nostro paese, restano ancora una prima miliare per capire questi due drammatici momenti storici che ha vissuto l’Italia.

Nella grande inchiesta sul terrorismo degli anni settanta Zavoli metteva i protagonisti in una location quasi teatrale: il buio nello studio, la luce solo sull’intervistato, che improvvisamente si trovava al cospetto di se stesso e della sua vicenda umana. Uno degli autori della strage di Via Fani, dove venne rapito Aldo Moro e uccisi i cinque agenti di scorta, chiese di fermare le riprese per il dolore nel rivivere quei momenti. Quella voce, quel buio, quella solitudine rendevano ogni testimonianza una confessione. E nell’indagine sul fascismo Zavoli ci aiutò a comprendere con chiarezza cosa successe allora, lasciandoci un documento che ancora emoziona e colpisce.

Aveva iniziato la sua carriera alla RAI perché un funzionario, di passaggio a Rimini, aveva sentito il suo racconto di una partita di calcio dagli amplificatori installati sulla piazza, a favore di chi non era potuto andare allo stadio. Eravamo nel primo dopoguerra e l’Italia ritrovava la normalità del vivere cancellata da una guerra che aveva lasciato morte, ferite nell’anima, ma anche coraggio di ripartire. Quel funzionario rimase colpito dalla proprietà di linguaggio di quel ragazzo che sapeva appassionare chi lo ascoltava.

Cominciò così la sua storia, che finirà con l’identificarsi con quella azienda, la RAI di cui è stato anche Presidente e che ha portato sempre nel cuore, nonostante le molte amarezze vissute al suo interno.

I primi ricordi che ho di Sergio Zavoli sono legati al “Processo alla tappa”, quando il Giro d’Italia era fatica, sudore e lacrime.

Lui ci aiutò a sentirlo come una grande epica del popolo italiano che voleva ripartire sui valori dell’impegno, della passione e sulla ricerca di un domani migliore per tutti: era una trasmissione sullo sport, ma soprattutto una scuola di vita.

Zavoli ebbe intorno a sé una generazione di giovani giornalisti: uno di questi è un barbianese, Nevio Casadio, con cui abbiamo condiviso l’infanzia (abitava di fronte a casa mia), che poi dopo la collaborazione con Zavoli ha spiccato il volo in questo appassionante mestiere. Coloro che hanno lavorato sotto la sua direzione o hanno apprezzato il suo stile sobrio, immagino si sentano tutti un poco orfani della sua grazia, della sua passione e della profonda capacità di andare al cuore delle questioni.

Ora Sergio Zavoli tornerà a Rimini, accanto a Federico Fellini con cui ebbe un rapporto speciale, unico.

Lo ricorda il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. Il grande giornalista "lo aveva scritto tanti anni fa. E lo ha fatto. Ci ha chiesto di potere riposare per sempre accanto all'amico Federico. Per proseguire insieme il viaggio. Per ridere, scherzare. Per raccontare”.

Tiziano Conti



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