giovedì 17 settembre 2020

I Verdi contro il progetto di Eni per lo stoccaggio della CO2 a Ravenna

Silvia Zamboni e Paolo Galletti (co-portavoce regionali Verdi/Europa Verde): “Non perdiamo la straordinaria opportunità del Recovery Fund per avviare con decisione la svolta verde dell'Emilia-Romagna e dell'Italia. Finanziare il progetto di Eni significa, invece, andare nell’opposta direzione rispetto agli investimenti green di cui l’Italia e la lotta all’emergenza climatica hanno bisogno”. 


I Verdi-Europa Verde Emilia-Romagna esprimono la propria contrarietà alla scelta del Governo italiano di destinare ingenti risorse del Recovery Fund al progetto di Eni per la realizzazione a Ravenna del più grande impianto al mondo di cattura e stoccaggio di anidride carbonica (CO2).

“Mentre da Bruxelles oggi arriva l’annuncio che la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen intende incrementare ad almeno il 55% l’obiettivo al 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra e pensa di allocare almeno il 37% dei fondi Next Generation EU agli obiettivi del Green Deal, notizia molto positiva e un grande segnale di speranza , cattive notizie arrivano invece dal Governo italiano sull’impiego delle risorse del Recovery Fund - affermano Silvia Zamboni, Capogruppo di Europa Verde in Regione e Vice Presidente dell’Assemblea legislativa, e Paolo Galletti, co-portavoce dei Verdi-Europa Verde Emilia-Romagna -. Il piano del Governo destina infatti una parte dei fondi al progetto di captazione e stoccaggio della CO2 al largo delle coste ravennate che convertirà parte dei giacimenti di metano esausti”. 

Nei mesi scorsi i Verdi regionali si erano già espressi sul progetto Eni definendolo un enorme rischio finanziario senza certezze dal punto di vista climatico e ambientale e contrapponendolo al parco eolico che si vuole realizzare al largo delle coste riminesi. Un progetto, quest’ultimo, che i Verdi appoggiano mentre ha incontrato la contrarietà di esponenti locali del Pd. 

“Come sostiene Vincenzo Balzani, chimico di fama mondiale e docente emerito dell’Università di Bologna, lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo è rischioso perché non si possono escludere eventuali effetti sismici, un rischio tanto maggiore in una zona fragile come le coste ravennate, soggette a significativi fenomeni di subsidenza – sottolineano Zamboni e Galletti. Inoltre, la cattura di CO2 all’interno degli impianti di produzione di energia da fonti fossili riduce le prestazioni del 10%-20%, per cui i costi di produzione dell’energia aumenterebbero considerevolmente, rendendo critici gli aspetti economico-finanziari dell’investimento. Ci preoccupa anche l’approvazione dell’emendamento proposto dal senatore Pd Collina che semplifica la procedura di VIA sul progetto Eni.

Come Verdi sosteniamo da anni che la cattura della CO2 vada fatta tramite metodi nature-based, ad esempio attraverso piani di riforestazione spinti, piantumazioni di alberi ad alto assorbimento di carbonio, tutela del verde esistente – continuano gli esponenti dei Verdi/Europa Verde. Vanno quindi implementate e supportate con specifiche premialità le tecniche di cattura della CO2 in agricoltura. E va sostenuto il metodo di coltivazione biologica che ha minore impatto in termini di emissioni di gas serra. 

I Verdi commentano anche la notizia odierna dei 446 milioni di euro, da ricavare anch’essi dalle risorse del Recovery Fund, richiesti dall’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio della Regione Emilia-Romagna per finanziare il piano delle opere contro il dissesto idrogeologico in Emilia-Romagna. 

“La lotta al dissesto idrogeologico è fondamentale e servono opere che promuovano la resilienza del territorio, escludendo non quelle che, al contrario, potrebbero metterne a rischio l’integrità. Ci auguriamo quindi che le proposte presentate dai Consorzi di bonifica emiliano-romagnoli vadano in questa direzione. E che in ogni caso si facciano le verifiche progettuali opportune prima di finanziarli. 

In generale dal Governo italiano ci aspettiamo un piano di investimenti per la svolta verde - obiettivo chiave del programma politico dei Verdi/Europa Verde - allocando risorse per l’efficientamento energetico, l’impiego delle fonti rinnovabili, la rigenerazione urbana, l’economia verde e circolare, e l’agricoltura biologica, quest’ultima fondamentale per l’incremento della riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, come indicato anche nel programma europeo Farm to Fork”, concludono Zamboni e Galletti.


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