mercoledì 30 settembre 2020

Le regole cambiano a seconda che vengano applicate agli amici oppure agli avversari?

La Corte Suprema americana

Il 18 settembre scorso è deceduta Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema americana, l’organo più importante della magistratura degli USA, chiamato a decidere sulla congruità della leggi e delle sue applicazioni, composto da nove membri nominati a vita dal Presidente degli Stati Uniti in carica.

Un bellissimo film, “Una giusta causa” del 2018, visibile facilmente a noleggio sulle principali piattaforme di streaming, ci racconta la sua vita, sempre dedicata a lavorare per migliorare la realtà delle tante minoranze discriminate.

A metà degli anni '50, Ruth Bader Ginsburg fu ammessa, insieme ad appena otto colleghe di sesso femminile, alla prestigiosa Harvard Law School per proseguire poi gli studi presso la Columbia University, dove si laureò in legge nel 1959. Nonostante i brillanti risultati, Ruth incontrò enormi difficoltà a trovare lavoro presso uno studio legale, a causa del suo essere donna. Nel 1970, il marito le propose di rappresentare un cliente per una piccola evasione fiscale. Apparentemente un caso modesto, che presentava una discriminazione di genere: l'accusato doveva pagare soltanto perché appartenente al sesso maschile. Ruth convinse i magistrati dell'assurdità della legge, aprendo la strada per una maggiore eguaglianza nella legislazione statunitense, a favore di tutte le minoranze.

Sabato scorso Trump ha annunciato la nomina di Amy Coney Barrett quale nuovo giudice per coprire il posto rimasto vacante.

Nel febbraio 2016, a 10 mesi dalle successive elezioni presidenziali, si verificò un lungo braccio di ferro tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Senato dominato dai repubblicani sulla nomina di Merrick Garland per la successione alla Corte Suprema, che si imponeva dopo la morte del giudice Antonin Scalia. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell ribadì il suo 'no' fermo per qualsiasi candidato proposto da Obama, e questo fino a quando non si fosse insediato il nuovo presidente nel gennaio 2017. Con il rifiuto quindi di tenere audizioni ed esercitare il voto per qualsivoglia proposta presidenziale, visto che il Senato degli USA deve ratificare la nomina proposta dal Presidente.

Al posto di Antonin Scalia, quattordici mesi dopo la sua scomparsa, Donald Trump nominò Neil Gorsuch.

Oggi, a 30 giorni dalle elezioni presidenziali americane (non i 10 mesi che vennero contestati ad Obama) il leader di maggioranza al Senato, il repubblicano Mitch McConnell (sempre quello di quattro anni fa), ha assicurato il voto in brevi tempi sulla nomina di Donald Trump per la successione di Ruth Bader Ginsburg.

Della serie: le regole cambiano a seconda che vengano applicate agli amici oppure agli avversari.

Cosa dobbiamo pensare dell’attuale inquilino della Casa Bianca che si è auto-nominato difensore del popolo contro le “cosiddette” élite che vogliono rubare ai cittadini la possibilità di decidere il futuro del proprio paese?

Tiziano Conti


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