sabato 17 ottobre 2020

Acconciatura ed estetica fanno la loro parte contro la pandemia

No a nuove restrizioni

“L’andamento dei contagi dimostra come la riapertura delle attività di acconciatura ed estetica non abbia sortito effetti negativi sulla diffusione della pandemia, grazie al rigido rispetto delle norme e dei protocolli, a differenza di quanto avviene tra gli abusivi.

Se consideriamo poi che, secondo le nostre stime, i fatturati dell’acconciatura e dell’estetica chiuderanno l’anno mediamente almeno con un 10% in meno rispetto al 2019 e che il ristoro dello Stato si è rivelato molto parziale; ad esempio, in riferimento al credito d’imposta sulle spese di sanificazione e sicurezza, è stato fortemente ridotto dal 60% al 9% (e al massimo, grazie alla forte azione di CNA arriverà al 28% con la conversione del “Decreto Agosto”). Per questo crediamo che vada evitata a tutti i costi la possibilità di una seconda chiusura delle imprese del settore”.

È un vero e proprio appello alle istituzioni quello di Roberto Zattini, presidente dell’Unione Benessere e Sanità di CNA Ravenna e di Nevio Salimbeni, responsabile CNA della stessa Unione.

“La piaga dell’abusivismo – afferma Zattini - è in continua espansione nel settore dei servizi alla persona: nel 2018 il tasso di irregolarità di acconciatori e centri estetici risultava, secondo dati del centro studi CNA, intorno al 20% del mercato. Infatti è proprio nell’abusivismo che vanno individuati i pericoli della diffusione del virus, vanificando lo sforzo collettivo di contenimento del contagio; ed è per questo, oltre che per la tutela del mercato, che chiediamo un’intensificazione dei controlli in questa direzione”.

“In questi mesi – conclude Nevio Salimbeni, responsabile CNA Benessere e Sanità di Ravenna – la grande maggioranza delle imprese del benessere si è sacrificata fino in fondo, promuovendo ed accettando un protocollo rigidissimo, per garantire la sua parte di sicurezza contro la pandemia e fornire al meglio (con il sorriso, nonostante la fatica) un servizio di qualità. Nuove restrizioni non avrebbero senso per questo settore specifico e rischierebbero di compromettere la sopravvivenza delle imprese. Come associazione – conclude Salimbeni - siamo pronti a confrontarci con le istituzioni per individuare le soluzioni più efficaci e giuste”.


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