sabato 3 ottobre 2020

Avere cura di sè

Riceviamo e pubblichiamo 

L’edizione 2020 del seminario di fine settembre, è stata realizzata anche in questo anno “pandemico” come momento di resistenza e di RIPENSAMENTO.


Ad esempio, per ripensare al diffuso “desiderio di ritorno alla normalità”… Ma di quale normalità vogliamo parlare?? Quella del C02 a tonnellate in ambiente? Delle calotte glaciali in discioglimento? Della salinificazione delle foci dei fiumi? Delle microplastiche negli oceani e nelle piogge? Per non dire di altri guasti come la radioattività o l’elettrosmog! Urge ripensare all’orizzonte di senso del nostro esserci, alle mappe di significato del nostro agire. Abbiamo chiesto un aiuto a Luigina Mortari, la pedagogista che negli ultimi anni ha impresso una svolta al concetto di cura; non più considerata una tra le tante dimensioni importanti dell'esistenza, ma riconosciuta come priorità ontologica dell'esistenza stessa, della condizione umana. 

“Secondo gli antichi greci, nel mito della creazione del dio Kronos, il compito dell'essere umano è di avere cura della vita”. Occorre acquisire la convinzione che “tutti hanno necessità vitale di ricevere cura e di avere cura, perché l'esistenza nella sua essenza è cura dell’esistere”. Tutti abbiamo bisogno “di essere accuditi perché questa è la condizione necessaria affinché si dischiudano le stesse possibilità di vita per ciascuno, ma, allo stesso tempo, si ha bisogno di avere cura di sé, degli altri e del mondo per costruire il significato dell’ esistenza.”

La nostra relatrice dopo aver promosso in questi anni la pratica dell'aver cura verso gli altri e verso il mondo, ha proseguito il suo percorso, con il suo ultimo recente testo “Aver cura di sé” indirizzando il suo pensiero e la nostra attenzione sul nostro baricentro. Una riflessione necessaria, in tempi in cui siamo sospesi tra narcisismo e rimozione dell'interiorità, tra un’immagine di soggetto sempre più proprietario e consumatore e un'idea di soggetto spettatore passivo, incapace di porsi la domanda sulla buona qualità della vita.

Luigina Mortari, attraverso la sua esperienza di maestra e formatrice, ha sottolineato come tutti noi nasciamo col compito e la preoccupazione della cura della vita. Una tensione che non può e non deve essere accumulativa cercando unicamente protezione e sicurezza ammassando cose, ma indirizzata ad una pratica formativa, trasformativa e riflessiva . E' necessario uscire dalla logica di Heidegger che riduce l'esserci ad un essere gettato nel mondo, alimentando ansia, paura e angoscia; occorre recuperare e riconoscere il valore del gesto materno dell'abbraccio che ci accoglie nel mondo. Educare deriva dal latino e significa coltivare, allevare, avere cura: “fornire il bambino, quel seme davanti a noi, di tutto ciò di cui necessita per fiorire e per svilupparsi al meglio possibile (…) Skolè significa scuola-ozio, è l’ente ove si rende possibile coltivare l’anima al meglio (…) Psiké significa anima-farfalla: l’anima del bambino va trattata con molta cura perché delicata come le ali di farfalla (…)

Così come si buttano le pesche guaste dalla busta della spesa, non si può liberare l'anima dall’esperienza negativa passata, conscia o inconscia: il contatto con l'altro lascia impronte nell’anima, come nel pongo, soprattutto dei bambini che, per questo, nel loro viatico scolastico dovrebbero essere circondati dai maestri migliori, dalle persone più adatte al lavoro di insegnante”. 

Secondo Aristotele tutti gli esseri cercano il bene. E, la ricerca delle cose degne d’amore, implica la tenerezza della mente, che equivale al contrario della durezza. Uno strumento privilegiato per la ricerca del bene è il dialogo. Se la discussione equivale a imporre un pensiero ed esercitare il potere della parola per convincere,  

dialogare nella sua traduzione dal greco, significa legarsi - collegarsi - al pensiero dell'altro, per far sì che alla fine del dialogo non ci siano solo 2 pensieri - il mio e il tuo - ma se ne sia formato un terzo dove entrambi convivono.

Noi abbiamo bisogno di sentirci nel pensiero dell'altro, soprattutto dei più vicini, dei più familiari. Certo la cura richiede fatica, sofferenza, ma, nella giusta misura, è l'unica via: un atto di cura ricevuto permette a chi lo riceve, di agire per la cura di un altro, innescando una catena di bene; un atto di violenza allo stesso modo innesca una catena di sofferenza infinita.  La relatrice chiarisce quale sia la giusta misura: qualunque dovere/lavoro ha bisogno del tempo del riposo, e soprattutto di un contorno che ricarichi delle energie che nell'essere umano sono limitate e non infinite. C'è bisogno di cura per prendersi cura. Se il rapporto di cura non è equilibrato la persona si "esaurisce", ma non in senso di esaurimento come disperazione; il rapporto risulta più dannoso che a servizio della cura.

La domanda importante per aver cura di sé è interrogarsi su come stiamo” . “Come stai ?” è infatti la domanda che porgiamo sempre agli altri, a coloro soprattutto che più ci premono per affetto, amicizia e stima. Dobbiamo acquisire consapevolezza che quello che ci fa star bene è anche mettere ordine e quindi giustizia dentro di noi. In ultima analisi quell’ordine intimo delle cose è anche l’ordine che desideriamo nel mondo.

Il bene è quello di cui abbiamo bisogno per fare stare bene non solo il corpo ma anche l'anima. Si vive nel tempo e l'anima si nutre di istanti di bene. Il bene è in fondo, diceva Platone, la verità della nostra esistenza, è stare nell'essenziale.

La generosità del donare non è il sentirsi vincolati in un astratto dover essere, quanto invece il cercare l'essenziale. Per questo occorre darsi il tempo, per fare silenzio interiore, per sentire il sentire dell'altro, in un processo di autoanalisi dei nostri atti cognitivi ed affettivi, dove la purezza non cede ai pregiudizi, e la mitezza non alimenta la nostra pretesa di affermazione. Importante è “stare nel punto di cura”, un ancoraggio in quello spazio del nostro esserci dove la responsabilità, il rispetto, il gesto della gratuità, il dare e il donare il tempo, il tenere lo sguardo sul reale convivono e fanno della cura un'economia della vita.

(Alice Penazzi, Giuseppe Camanzi, Gianni Penazzi)


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