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lunedì 30 novembre 2020

Il Comune della Romagna Estense

 Il Covid suggerisce il cambio

Le restrizioni derivanti dall’inserimento della nostra Regione in zona arancione, che prevedono fra l’altro il divieto di mobilità al di fuori del territorio comunale, penalizzano in maniera particolare i piccoli Comuni, come opportunamente sottolineato dal Sindaco di Sant’Agata Enea Emiliani.

E’ evidente che i cittadini o le attività commerciali e produttive che insistono su un Comune, con una superfice di 10 km², subiscono maggiori restrizioni rispetto agli stessi soggetti che appartengono a una realtà territoriale di dimensioni superiori.

La questione riporta alla discussione sul tema dell’opportunità del mantenimento, specie in un territorio con le caratteristiche orografiche e il livello di collegamenti stradali come il nostro, di Comuni che non arrivano a 3.000 abitanti, ma anche sulla eventualità di superare lo strumento di aggregazione delle attività di servizio che i Comuni della Bassa Romagna si sono dati in questi anni, vale a dire l’Unione dei Comuni.

A questo Ente pubblico territoriale sono già state delegate oltre l’80% delle funzioni dei nove Comuni che raggruppano una popolazione complessiva di circa 100 mila abitanti su una superfice di 480 km quadrati, dimensione ragguardevole se si pensa che il Comune di Ravenna ha 160 mila abitanti su una superficie di 650 km quadrati, ma è governato da un assemblea di secondo grado, cioè non eletta direttamente dai cittadini, nella quale le minoranze sono ampiamente sotto pesate.

L’Unione dei Comuni ha svolto, in questi anni, un ruolo meritorio per la razionalizzazione dei servizi mostrando interessanti performance in termini di migliore efficienza ed efficacia ma è pure mancata una forma di governo unitaria in aree sovra comunali come quella ad esempio dei Lavori Pubblici. Oggi è arrivata a un livello di sostituzione della attività dei singoli Comuni che permette di aprire un dibattito sull’opportunità di una fusione di questi in un’unica entità direttamente eletta dai cittadini. E’ utile pertanto che i soggetti politici, portatori di identità locali, di fronte al rapido mutare della società e alla diversificazione delle varie esigenze, percorrano la strada del risveglio istituzionale abbandonando logiche personalistiche senza che ciò porti alla perdita di identità territoriali.

E’ un processo che sia lo Stato sia la Regione sostengono, anche con la messa a disposizione di contributi economici sostanziosi, e che darebbe un respiro maggiore all’economia del territorio, determinerebbe importanti economie di scala , attribuirebbe un potere negoziale nei confronti di tutti gli interlocutori pubblici ed istituzionali e favorirebbe una reale armonizzazione delle regole di governo per integrare al meglio le politiche sviluppate oggi dai singoli comuni.

E’ chiaro che si tratta di un processo lungo e difficile perché la storia e la cultura dei territori non possono essere cancellati con un colpo di spugna, ma è anche singolare mantenere 9 Consigli Comunali e altrettante Giunte e Sindaci, quando la maggior parte dei servizi sono gestiti da un livello superiore.

La classe politica ha il dovere di iniziare un confronto serio su questa tematica, coinvolgendo in maniera concreta i cittadini, e tutte le articolazioni socio economiche del territorio; è impensabile che un processo di questo genere possa realizzarsi interamente in un’unica occasione, ma si potrebbe iniziare con l’aggregazione dei Comuni più piccoli nel quadro di un progetto più generale che porti nel medio termine ad un Comune della Bassa Romagna, o meglio della Romagna Estense, capace di migliorare il livello dei servizi ai cittadini e competere in maniera più efficace con i territori limitrofi.

Bruno Pelloni – Presidente Associazione La Buona Politica

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1 commento:

  1. Il presidente dell'Unione è scelto dai partiti, non è democrazia

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