lunedì 23 novembre 2020

In memoria di una persona, in memoria del dialetto

Un modo speciale per tenere vivo un ricordo


Celeste è questa corrispondenza di amorosi sensi, celeste doti è negli umani, e spesso per lei si vive con l'amico estinto, ha scritto Foscolo nel 1807 nei versi immortali dei Sepolcri, che risalgono alla mente davanti a un manifesto: una persona è presente nei ricordi di chi gli sopravvive e lo pensa con le parole del nostro idioma locale, che così mostra la sua forza sempre attuale, la sua potenza affettiva che scavalca gli anni e parla al cuore con la tenerezza rude che lo anima.

Il giornale cotignolese della Segavecchia aveva dedicato a Ivo i versi in vernacolo che vedete e che lo descrivono nel suo altruismo, nella sua disponibilità verso tutti: Era un ufficio ambulante per i cittadini, che la mattina alle sei aveva già iniziato l'attività...Io penso che nell'al di là vada in giro con la bicicletta, la borsa e il suo sorriso, e che contratti, già con San Pietro, un posto per quelli di Cotignola in Paradiso.

Il dialetto viene dal passato, è la sua essenza, il suo valore, è un patrimonio che esprime la ricchezza delle nostre diversità culturali. Dedicarlo a chi fisicamente non è più fra noi significa offrirgli rispetto e vita. Una lezione ben appresa da chi ha fatto questa scelta un po' insolita per ricordare una persona cara. 

Il vernacolo è memoria, è conforto. E in questo strano e particolare novembre, più che mai mese dei morti, è ancora più significativo.

Ancora Ugo Foscolo: Non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l'armonia del giorno, se può destarla con soavi cure nella mente dei suoi? 

Soavi cure sono le preghiere, i crisantemi, i cartelli e anche le poesie in dialetto, cioè la nostra cultura, quella che resta dopo l'ultimo respiro. Anch'io negozierò con San Pietro, spero di argomentare adeguatamente per prenotare posti in Paradiso per chi legge il pavaglione. Parlerò in dialetto, ovvio.

Lucia Baldini 


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