martedì 17 novembre 2020

Padre Sorge e le ACLI di Lugo

 Prima di tre testimonianze


Sono state due le occasioni nelle quali le ACLI di Lugo si sono incontrate con Padre Bartolomeo Sorge, scomparso nei giorni scorsi a Milano, città nella quale ha trascorso gli ultimi decenni della sua vita dopo l’esperienza fondamentale di Palermo, città nella quale, attraverso la “Civiltà Cattolica”, “La Città per l’Uomo” e a tutto quanto hanno rappresentato quelle esperienze, egli fu un faro illuminante nella rinascita spirituale ed economica di quel territorio.

Due occasioni in cui si sviluppò una grande “ricchezza” di pensiero e che in molti ricordiamo con senso di riconoscenza ed ora anche di nostalgia perché sappiamo che non potremo avere più con noi una persona di grande spessore spirituale ed etico, ma anche un uomo di comunicazione, un divulgatore di pensiero che ha saputo suscitare iniziative ovunque si è trovato ad operare (tralascio dall’elencarle perché chiunque può trovarle sul web). Per questo voglio riportare la mia esperienza dell’incontro con lui in tre “puntate”: potrò così esprimere nel migliore dei modi la tensione morale che è rimasta in me dopo i nostri incontri.

La prima volta lo avemmo ospite a Russi nel giugno 2005 per portare la sua testimonianza nella riunione conclusiva della prima sessione del “Tavolo dei Cattolici impegnati in Politica e nelle Istituzioni”, promosso nell’autunno dell’anno precedente dal Circolo ACLI di Lugo e poi approdato ad una dimensione superiore con l’adesione allo stesso da parte delle Acli Provinciali di Ravenna, alla cui presidenza ero stato nominato da qualche mese: attorno al “Tavolo” sedevano donne e uomini della politica e delle istituzioni, dell’associazionismo cattolico e non solo.

Padre Sorge sviluppò un tema allora di grande attualità: quale sarebbe stato lo spazio che i cattolici impegnati in politica avrebbero potuto e dovuto occupare nel mutato e più fluido scenario della società che si era appena lasciata alle spalle la contrapposizione ideologica? Rifuggendo dalle nostalgie del partito unico che ha rappresentato per mezzo secolo il nostro mondo, l’indicazione di Padre Sorge si concentrò piuttosto sulla lettura della nuova realtà e sull’individuazione di un ruolo originale la cui bussola aveva una direzione precisa: ricercare il bene comune che non deve essere identificato con il bene pubblico, ma con l’entità che attribuisce valore aggiunto alla sommatoria dei beni individuali e collettivi.

Fu una lezione magistrale, dalla quale partimmo per aprire il “Tavolo” ai contributi di altre associazioni laiche e cattoliche e con le quali iniziammo a collaborare nella ricerca di matrici di valutazione che entravano nel merito di settori di attività e di vita delle persone e delle aggregazioni che proprio dalle persone traggono origine e motivazioni. Un periodo assai fecondo, quello a cui faccio riferimento, se è vero che il “Tavolo”, dopo le fasi di approfondimento dei contenuti e delle metodologie, ha portato allo sviluppo di una modalità operativa nella quale le associazioni del mondo cattolico della nostra città si sono ritrovate e tuttora si ritrovano per coordinare ed apportare sinergie al lavoro che ciascuna di loro, con le proprie peculiarità ed i propri carismi, già svolgeva a beneficio delle nostre comunità. Gli stimoli ed i miglioramenti di presenza che ha potuto registrare in questi anni portano, in filigrana, anche gli insegnamenti di quella sera in cui la profondità di pensiero si accompagnava ad una grande semplicità di esposizione.

Il fatto di stare vicino a lui per tutta la durata dell’incontro provocò in me una fortissima emozione: padre Sorge era l’uomo che, nella Palermo insanguinata degli anni ’70 e ’80, aveva avuto la capacità morale ed organizzativa di rappresentare un punto di riferimento per la città, per la sua Chiesa e per le sue istituzioni; aveva radunato attorno a sé ed alla sua proposta un nutrito gruppo di giovani che avevano l’obiettivo di far crescere quella comunità con esperienze innovative, fuori dagli schemi e dagli schieramenti di quegli anni, con la convinzione che il cambiamento in un contesto tanto ostile avrebbe comportato non pochi rischi. ma che andava ugualmente perseguito ad ogni costo.

Tutti, in sala, seguivano con interesse ed in un insolito silenzio. Seguì il dibattito nel quale gli amici presenti, trascurando le vicende siciliane, ossia il passato, si orientarono al futuro ed alla volontà di trovare soluzioni di bene comune per la politica nella quale tutti ci riconoscevamo: tutto questo mi ricordò tanto il progetto “Città per l’Uomo” al quale anche il nostro relatore aveva partecipato e che vide ben presto il suo primo “morto ammazzato”, il Presidente della Regione Sicilia Pier Santi Mattarella.

Raffaele Clò


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