giovedì 19 novembre 2020

Padre Sorge e le Acli di Lugo

 Seconda testimonianza


Il primo articolo è stato pubblicato martedì.

Trascorrono poco meno di sei anni dall’evento di cui ho scritto, alcuni giorni addietro, nella “prima testimonianza” e Padre Bartolomeo Sorge risponde nuovamente all’invito del Circolo ACLI di Lugo: fu assieme a noi per la celebrazione dell’annuale “Giornata dell’Aclista”, nel pomeriggio di sabato 2 aprile 2011, presso la sala convegni del Ristorante Ala d’Oro, per trattare una relazione sul tema “Una nuova generazione di cattolici in politica”. Anche in quell’occasione, al fine di dare il risalto e la diffusione che la circostanza richiedeva, la promozione della conferenza avvenne in collaborazione con le ACLI Provinciali di Ravenna.

Il tema riprendeva e focalizzava quello affrontato nella prima occasione di cui si è detto, a Russi nel 2005: ora alcuni scenari si erano meglio definiti, un sistema elettorale maggiormente orientato in senso maggioritario aveva favorito la formazione di due schieramenti che, proprio in quegli anni, si erano alternati più volte alla guida del governo (ed una ulteriore sarebbe stata prossima alla fine di quell’anno). Avevamo indicato i punti cardine, oggetto del convegno, in modo forse un po’ ripetitivo ma sempre fondamentale: “i cattolici in politica” e, cercando di capire quello che, a nostro avviso, avrebbe dovuto caratterizzare il profondo mutamento in atto, avevamo pensato ad “una nuova generazione”.

Ormai, infatti, per noi era chiaro che la caduta dei pregiudizi ideologici era un fatto positivo ma, al tempo stesso, non avrebbe dovuto lasciare lo spazio alla vanificazione dell’ispirazione e del forte riferimento ai valori ideali; questi ultimi rimanevano punti di riferimento imprescindibili nel fare politica per chi era cresciuto e si era formato nel mondo cattolico e sentiva la responsabilità di continuare a portare la sua esperienza al servizio della comunità. 

La “nuova generazione”, come ben ci spiegò Padre Sorge (che – detto per inciso – accolse con grande convinzione il tema proposto, senza apportare alcuna modifica), non voleva determinare un fattore anagrafico che fosse inclusivo per fasce di età, ma indicare – piuttosto – una modalità di convergenza di militanze in schieramenti diversi (ad esempio, cento destra – centro sinistra), attorno a valori morali ed etici condivisi, per realizzare, nei fatti, quello che San Paolo VI definì “la più alta forma di carità”, mettendo tutti al servizio della società per promuovere ideali di giustizia e per superare ogni disuguaglianza.

Il relatore ci propose una sollecitazione per la nostra analisi con la chiara distinzione fra “crisi congiunturale” e “crisi strutturale”: nella prima cambiano i modelli ma rimane sostanzialmente uguale lo scenario, nella seconda è invece lo scenario che cambia (ad esempio, società industriale e post-industriale) e servono interventi alla radice, non aggiustamenti di tipo tattico.

Ma Padre Sorge non si fermò alla dotta dissertazione; dagli appunti di quel pomeriggio raccolgo testualmente: “La politica ha perduto l’anima perché si è passati dal modello costituente, fondato sui valori, a quello senza valori, che viene definito “la politica del fare”. Il fare senza valori, è deleterio: lo vediamo chiaramente, sbatte contro tutti i muri. Quindi la politica ha perso l’anima che è un’anima etica, valoriale e quindi il pane quotidiano per i cattolici”.

E, a questo punto, emerge la grande passione politica dell’uomo religioso: “Come facciamo noi a starcene in sacrestia o per conto nostro quando c’è un “Crisi Etica” che ci interroga come cittadini e come cristiani? Come credenti in Gesù luce del mondo siamo portatori di valori che oltretutto sono necessari all’Italia e all’Europa; ai cattolici in politica è affidata la grande responsabilità di rimettere al centro della politica tutti i valori su cui è nata la Costituzione e che sono magistralmente contenuti nei primi 12 articoli del suo testo.”

Raffaele Clò


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