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giovedì 31 dicembre 2020

Capodanno a tavola in Romagna

 

Da: I riti della tavola in Romagna, di Eraldo Baldini, Società editrice Il Ponte Vecchio

Quest'anno festeggiamenti sobri, niente botti, niente fuochi d'artificio, pochi commensali. 

Allora non resta che porre attenzione a ciò che mettiamo in tavola, cercando soddisfazione almeno nel piatto e possibilmente stando attenti a glicemia e colesterolo. In questo erano maestri, per necessità, i nostri vecchi.

Eraldo Baldini riporta le parole di Aldo Spallici, che nel 1911 descrive così il pranzo di Capodanno: "Infine ci sediamo a mensa per  degnamente coronare i lieti vaticinii e per dimenticarne i tristi.I maccheroni sono oggi la minestra preferita. Il riso coi cavoli può sostituirsi a questi. La frutta di rito è data dall'uva che porta ancora nel graspo secco il filo bianco di refe con cui è stata appesa alla trave. Così si avranno danari per tutti i dodici mesi che seguiranno"

Lo storico sottolinea che per maccheroni si intendevano gli gnocchi, cibo solitamente riservato al pranzo dopo la nascita di un figlio maschio.

De Nardis nel 1946 aggiunge al menù romagnolo "il formaggio di vaccina" e l'uva regalata.

Ma, sottolinea Corrado Moltisanti,in uno scritto del 2 gennaio 1932, l'uva deve essere bianca, l'uva nera, si diceva una volta, porta male, cioè arreca sfortuna.

Francesco Balilla Pratella, uno dei padri della musica futurista, nato a Lugo il 1° febbraio 1880 nell'attuale via Fratelli Cortesi e sepolto nel nostro Cimitero Monumentale, aggiunge un particolare gastronomico, accennato anche da Giovanni Bagnaresi nel 1928: mai mangiare mele a Capodanno.

Baldini riporta le parole di Balilla Pratella: "Mangiar mele in questo giorno procurerà la goccia al naso; mangiar uva relativamente fresca - per lo meno sette chicchi e che sia regalata - farà riempire le tasche di denaro per tutto l'anno: altri dicono che basterà mangiarne tre chicchi a digiuno"

Oggi vanno per la maggiore le lenticchie, considerate già dagli antichi Romani sinonimo di fortuna e prosperità, assieme ai grandi classici del Capodanno, cotechino o zampone, accompagnati da frutta secca, uva e melograne, simbolo di fertilità, bellezza, abbondanza.

Nella Bibbia questo è uno dei frutti che la terra promessa  produce in quantità, garantendo la vita. La terra donata da Dio infatti è ricca perchè " terra di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni, terra di ulivi, di olio e di miele" (Dt 8, 8)

 Allora, bando alle mele, via ai cibi di stagione, possibilmente a chilometro zero o quasi, bollicine romagnole, e tanti, proprio tanti, auguri a tutti i lettori.

Lucia  Baldini


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