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giovedì 7 gennaio 2021

Raffaele Clò saluta così Arrigo Antonellini

 

Arrigo ed io ci conoscemmo quando eravamo ancora bambini; quasi coetanei ma di due Parrocchie diverse (allora il campanile era anche segno identitario), nella seconda metà degli anni ’50 l’occasione di incontro era l’annuale festa della Befana organizzata dal Circolo Acli presso il teatrino delle suore di San Giuseppe dove il piccolo dono veniva secondo rispetto alla grande allegria che regnava nell’ambiente. Le Acli, già allora spazio comune di esperienze diverse, vedevano i nostri genitori, Achille, il suo babbo, Mario, il mio, impegnati nell’associazione alla cui costituzione avevano partecipato una decina di anni prima, entrambi convinti del profondo significato dell’azione e della presenza dei cattolici a fianco dei lavoratori. Si mangiava di quel pane e di quel pane ci alimentammo fin da giovani.

Da ragazzetti frequentavamo la sala di scherma e incrociavamo i fioretti sotto lo sguardo vigile del “maestro”, ossia di Achille, suo babbo, che della Società Schermistica fu il primo Presidente; avrebbe voluto che Arrigo fosse più coinvolto nelle lezioni e negli assalti in pedana, ma ad Arrigo interessava il ping pong (oggi si dice tennis tavolo) e con le racchette, assieme a Paolo Caroli, Giorgio Fontana ed altri amici, ebbero anche ottimi risultati a livello giovanile regionale e nazionale. Alcuni decenni più tardi Arrigo e Paolo diedero vita alla società sportiva dilettantistica Tennis Tavolo Acli Lugo con lo scopo di avviare a quella pratica sportiva le nuove generazioni: nel gruppo dirigente entrarono a far parte altri amici ed i praticanti, giovani e meno giovani, aumentarono fino a tal numero da consentire alla società di partecipare contemporaneamente, allora e al tempo presente, a più campionati regionali ed interregionali, sempre con risultati lusinghieri.

Percorso scolastico diverso, esperienze giovanili parallele, ma non coincidenti, ci ritrovammo nel Circolo Acli di Lugo negli anni ’73-’74: lui aveva seguito da qualche anno il percorso del Movimento Giovanile Acli ed aveva sofferto la scissione provocata a livello nazionale dalle posizioni della Presidenza di Livio Labor. Lugo tenne la posizione delle Acli che, dopo il cambio dei vertici, proseguirono nel percorso della tutela dei lavoratori secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa ed io, terminati gli studi ed iniziato il lavoro, aderii al nostro Circolo proprio in quegli anni. Questa ricostruzione ha lo scopo di assicurare che la militanza Acli di Arrigo è stata certamente oltre i 50 anni, ricoprendo ruoli di impegno diretto e responsabile.

Sempre presente negli organi provinciali del Movimento, fu eletto Presidente del Circolo di Lugo verso la metà degli anni ’80 e di lì, fino al 2010, ci alternammo circa ogni 8 anni (due mandati) uno alla carica di Presidente e l’altro a quella di Vice Presidente. In quegli anni fu rilevante la crescita dei servizi di Patronato e di C.A.F. (centro assistenza fiscale) ed anche per parte nostra organizzammo le cose nel senso che i soci e gli utenti potesse godere del servizio migliore possibile: quando la legge impose che quei servizi avessero autonome organizzazioni, pur all’interno del Movimento, la transizione fu agevolata dalla correttezza e la trasparenza con cui era avvenuta la gestione.

Trasversalmente all’impegno nelle Acli (e nella politica), in quegli anni Arrigo era un assiduo collaboratore del Messaggero (poi Nuovo Diario – Messaggero, quando furono unificate le edizioni di Imola e di Lugo): non mancava ad alcuna riunione del Consiglio Comunale e completava l’informazione amministrativa locale con notizie sulle iniziative della Provincia: queste, ovviamente, erano sempre con il taglio dell’imparzialità, nel rispetto del suo ruolo di impiegato, poi di Capo Servizio alla Programmazione dell’Ente ravennate. Altra presenza immancabile, fin dai tempi in cui il calcio era di scena al vecchio “Tondo”, la partita del Baracca Lugo, a qualsiasi serie fosse iscritta, fino alla “mitica serie C1” dei primi anni ’90. Puntualmente, il settimanale diocesano riportava il suo articolo sull’incontro della domenica precedente.

L’impegno politico, invece, ebbe le sue massime espressioni da metà degli anni ’90, dopo le profonde mutazioni nel sistema dei partiti tradizionali, con l’organizzazione ed il sostegno delle attività del locale “Comitato Prodi”, con l’obiettivo di promuovere l’intesa programmatica e la collaborazione pratica fra forze diverse, ma accomunate dallo spirito di far progredire il Paese e di favorire spazi di coesione sociale e di uguaglianza fra i cittadini. Questa esperienza, anch’essa vissuta fianco a fianco, avvicendò fasi di entusiasmo ad altre di delusione, per cui si decise di privilegiare il contesto associativo e l’esplorazione di nuovi canali di comunicazione.

In quegli anni demmo vita, partendo dalle Acli e coinvolgendo altre associazioni del mondo cattolico lughese, al “Tavolo Montanari”, con l’obiettivo di sviluppare analisi ed elaborare proposte inerenti temi di grande rilevanza per la politica locale: lavoro, formazione, partecipazione, qualità della vita, assetto urbanistico, economia del terzo settore, furono alcuni dei temi trattati in quattro anni nei laboratori che videro la partecipazione di esponenti del mondo culturale, sociale e politico-amministrativo. Il compendio che riassumeva tutte le proposte fu completato nel mese di settembre del 2008 e fu distribuito specialmente ai politici ed agli amministratori di tutti i Comuni della nostra Provincia: rimane un documento di interesse per la metodologia del lavoro svolto, anche se la data parla da sola di …. “Lehman Brothers” e quanto di sconvolgente ne è seguito sul piano economico e finanziario a livello mondiale, per cui anche quelle valutazioni persero ben presto di attualità (come d’altronde tutti gli studi fatti prima e con ben altro dispiego di mezzi e di cervelli!). E’ stato partecipe, intervenendo fino alle più recenti riunioni, anche alla seconda fase del Tavolo, quella in cui le associazioni cattoliche lughesi si confrontano sul coordinamento delle opere di carità al fine di renderle più organizzate ed efficaci.

Sempre in quel periodo si andava consolidando nella nostra Diocesi l’esperienza “Chiese Sorelle” a sostegno dell’opera evangelizzatrice che avevano intrapreso don Leo Commissari ed altri religiosi della Diocesi nelle favelas del Brasile. All’analogo sorto a Imola, Lugo si affiancò con la costituzione del “Comitato Lugo - Sao Bernardo”, che coinvolse il nostro Vicariato, il Comune, Associazioni, Enti e privati. Molti di noi avevano conosciuto don Leo nel periodo in cui era stato a Lugo e l’attenzione all’iniziativa venne di conseguenza. Ma Arrigo fece di più e si prodigò ben presto nell’organizzazione del Comitato, al fine di dargli una struttura anche formale che le permettesse di trasformare il moto spontaneo in intervento duraturo. Fu uno dei primi a raggiungere il Brasile ed in lui si rafforzò quello spirito missionario che poi risultò di grande importanza nel collaborare con il gruppo dirigente per sostenere i progetti che hanno dato sostanza e concretezza alla fratellanza che si era creata: fra le realizzazioni più lusinghiere, la nuova Chiesa Parrocchiale e la Scuola Tecnico-Professionale intitolata proprio a don Leo Commissari, in Sao Bernardo.

I progetti di economia solidale che andavano maturando nei paesi del mondo meno sviluppato, al fine di salvaguardare le condizioni di lavoro e il reddito delle persone che vi partecipavano, avevano coinvolto anche Sao Bernardo: l’adesione alla “catena” dei negozi di commercio equo e solidale da parte del Comitato di Lugo fece sorgere ben presto, e tuttora funziona grazie all’opera di volontarie (fra cui Marta, la moglie di Arrigo) il negozio “Il Chicco di senapa”, in via Garibaldi a Lugo. Il “Chicco” non è solo un modello educativo, ma consente di sostenere, di dare dignità e umanità al lavoro che si svolge nell’ambito di cosiddette economie marginali.

Ancora in prima linea, Arrigo ed io partecipammo all’apertura della testata on-line “PavaglioneLugo.net” di cui é editrice l’omonima Associazione che avevamo costituito assieme ad una decina di altri amici e amiche. Ricordo la data in cui fu pubblicato il primo numero: 14 aprile 2007, e non potrei averlo scordato visto che ogni anno, nella circostanza, Arrigo ha ricordato l’evento con tanto di pubblicazione di foto assieme a Fabrizio Ardini, che ci aveva assistito dal punto di vista tecnico.

Erano alcuni anni, ossia dal tempo in cui, per rendere più efficienti le comunicazioni, cercavamo di applicare le nuove tecnologie telematiche al lavoro di coordinamento delle Commissioni del Tavolo dei Cattolici, che discutevamo su come fare per dare voce alla Bassa Romagna ed a tutte le sue espressioni del mondo ecclesiale, della politica, della società civile, delle componenti sociali e del terzo settore. Il confronto delle idee fu proficuo, ma il vero padre del “PavaglioneLugo.net” è stato Arrigo: la sua passione per il giornalismo veniva da lontano e, quando intravide che le nuove tecnologie glielo consentivano, non tardò a mettere assieme l’indispensabile e far vela verso un’esperienza impareggiabile, densa di stimoli e prodiga di soddisfazioni.

Da uomo che aveva vissuto con impegno il ruolo di Dirigente del settore pubblico, aveva maturato la convinzione che la dimensione istituzionale deve avere forti ancoraggi storici, ma altrettanti presupposti di economicità e di efficienza. Da questo si capisce la sua idea dominante nel dibattito politico locale per la spinta innovativa che potrà avere la costituzione del Comune Unico della Bassa Romagna: frequenti sono stati i suoi corsivi al riguardo e, quando ci confrontavamo sui contenuti, trovavamo sempre una piena consonanza. Altro tema a lui caro era quello della difficoltà che incontravano i partiti che – secondo lui – dovevano continuare ad essere “portatori di ideali”, ad adattarsi al cambiamento dei tempi: le segreterie burocratiche, la carente consultazione della gente, i condizionamenti del potere ad ogni livello erano argomenti che lo vedevano sempre critico e insoddisfatto.

Una vita piena, senza pause se non quelle che servivano per concepire una nuova idea e confrontarla. In quanto Arrigo ha costruito in tutte le situazioni in cui si è impegnato c’è, come in tutte le cose umane, tanto di perfettibile; una cosa, la più preziosa, per lui è stato il bene perfetto: il grande amore per la sua famiglia.

Raffaele Clò


 




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