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sabato 20 febbraio 2021

Ci scrive Valeria Giordani e volentieri pubblichiamo

Guardiamo (anche) più lontano da noi

 

Fulgida Barattoni Rondinelli, fusignanese, invita a 'non voltare lo sguardo' su un dramma in corso

 

Fulgida Barattoni, in alto a destra

 


di Valeria Giordani


Noi soffriamo per la pandemia, e viviamo in una società che ci ha abituati alle alte aspettative di salute, assistenza e cura. Ma c'è uno sterminio, una 'shoah' di oggi, non celebrata, che prosegue nell'inerzia pressochè indifferente – se non complice- anche della nostra società. Noi siamo impegnati a curare e arginare il Covid, protestiamo anche davanti a misure da prendere per tutelare la salute di tutti, e intanto ci sono popolazioni inermi che vengono sterminate dalle armi chimiche.

Lo sterminio di massa, il Zyclon B, la propaganda ideologica, sono davvero nefandezze da celebrare solo nel passato 'per non dimenticare?'

Oltre che non dimenticare, non è necessario riconoscere e puntare i riflettori su quegli ambienti, territori, situazioni, in cui quelle nefandezze non sono cose passate, ma ahimè, quotidianità.

"L'indifferenza è una colpa": è una frase di Liliana Segre

 

Per i diritti umani

E' Fulgida Barattoni, fusignanese 65enne, a invitare a guardare non solo ai nostri problemi, ma anche un po' più lontano.  

"Il mondo intero è impegnato a contrastare la pandemia- dice-  e con il mondo così distratto, Erdogan presidente, meglio dire "califfo autoproclamato" della Turchia continua a massacrare i curdi del Nord Iraq, i soli che ancora resistono alle sue violente avanzate. Abbiamo appena ricordato e celebrato il dramma della Shoah, ripetendo 'mai più' dopo 70 anni. Ugualmente dovremmo dire 'eppure ancora' a proposito dello sterminio del popolo curdo, alzare la voce contro i crimini di un nuovo dittatore sanguinario, e per un popolo che lotta strenuamente contro l'annientamento".


Perchè questa sensibilità verso scenari così lontani da noi?

Fulgida Barattoni ha una pluridecennale esperienza internazionale. Infermiera volontaria della Croce Rossa, dopo un corso di formazione per delegati internazionali per i Paesi anglofoni e francofoni, frequentato per la Croce Rossa Italiana al Collegio Agnelli di Roma, (parla francese inglese e tedesco) si è laureata  in Scienze politiche (indirizzo internazionale-diplomatico) con un Master in "Senior Human Rights Officer alla Scuola di Studi Superiori Sant'Anna di Pisa, ha collezionato una lunga serie di missioni all'estero (Africa, Guinea, Kenya, Tanzania, Turchia-Kurdistan per ONG Italiane e con l'Associazione da lei fondata IPB-Italia, ufficio italiano della più antica associazione di pace con sede a Ginevra, che opera sui temi della pace).

In che cosa è consistito il suo lavoro? "In Africa un progetto materno-infantile e la collaborazione con medici, anche il necessario interpretariato. In Turchia/Kurdistan, in missioni commissionate dal Governo Regionale del Kurdistan Iracheno tra il 2006 e il 20016, con altri due istruttori, per l'addestramento dei soldati nelle accademie militari e scuole di polizia, istruzione sui temi dei diritti umani nelle azioni di polizia e di controllo dell'ordine pubblico, negli interrogatori, fino alle istruzioni sul primo soccorso di feriti in battaglia, stabilizzazione delle loro condizioni e trasporto.




                                              Che cosa ha visto, in che realtà si è trovata? 

 

"A 3 km da Mossul, facevamo corsi ai soldati; che dopo il corso, andavano a combattere. Ne tornavano di feriti ( se tornavano), e facevamo per loro quello che potevamo".

Erdogan sventola il PKK quale scusa per giustificare le sue politiche che invece mal nascondono le sue pretese espansionistiche sui territori curdi, ricchi di giacimenti di petrolio. Con la scusa di contrastare il PKK si arroga il diritto di sterminare i popoli e spostre i confini della Turchia. Chi fermerà questo tiranno assassino, pazzo, peggiore di Sadam Hussein?


 E l'Europa?

Il mondo tace, non ha nè il tempo nè la forza di occuparsi di Erdogan che è utile all'Europa per tenere chiusa la "via balcanica" dei rifugiati, popolazioni che confina in condizioni disumane, e spende i soldi europei (che l'Europa dà per essere sollevata dal problma dell' invasione di profughi di guerra in fuga, che avrebbero diritto di essere accolti secondo la nostra Costituzione, e la cui condizione è diversa da quella di tanti 'migranti per motivazioni economiche'....), Soldi europei e anche nostri, usati non per costruire campi profughi accettabili, ma per armarsi  meglio e proseguire il suo programma di annientamento di tutte le voci di opposizione. Putin avvelena gli oppositori...Erdogan usa le armi chimiche per sterminare tutti i curdi, anche i pastori che vivono sulle montagne con le loro greggi.


Le armi chimiche

Io ero lì, in anni dal 2006 al 2016, e più volte sono scappata dai bombardamenti saltando sulle jeep della troupe televisiva in fuga, quando arrivavano gli aerei turchi ad attaccare i villaggi dei pastori  vicini ai confini con la Turchia.

Dopo Saddam Hussein, c'è stato un periodo di speranza di una sorta di 'primavera': ho visto tornare gli insetti e gli uccelli in zone bombardate con armi chimiche al punto di farli scomparire. Ma Erdogan ha ripreso la sua pressione verso l'Europa ottenendo di potersi spostare 30 Km oltre il confine con l'Iraq per 'perlustrazioni'  con il solo impegno di non stabilirvi basi militari.

L'Unione europea ha "blandamente"condannato più volte la Turchia per la violazione sistematica dei diritti umani. 


Il Parlamento europeo

Una risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2019 elenca una serie agghiacciante di violazioni dei diritti umani e di (non tanto occulto) sterminio di oppositori ma anche di semplici pacifisti o chiunque si richiami a criteri di democrazia, con arresti, torture, scomparse, condanne senza prove e spesso con l'assenza dell'imputato. Il Parlamento europeo cita 152mila funzionari pubblici e professionisti  (insegnanti, medici, accademici, giudici e pubblici ministeri) licenziati o rimossi per semplici sospetti di 'simpatie democratiche' sostenuti solo dai fascicoli montati contro di loro, senza prove , e disposti senza la presenza dell'accusato. 150mila le custodie cautelari, 71mila gli arresti per terrorismo, 50mila le incarcerazioni senza l'ombra di prove, bollandole come abuso di misure antiterrorismo.

Tre milioni i rifugiati siriani e curdo-irakeni  ( i territori invasi dalla Turchia) che portano la Turchia al primo posto come Paese con più rifugiati al mondo. Ma non si tratta di rifugiati: si tratta di detenuti in campi di concentramento, e la realtà non è quella dell'accoglienza ma quella dello sterminio.

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La risposta di Erdogan

Di fatto, la risposta di Erdogan è stata di minaccia: ha riaperto la via 'balcanica'...e di fatto l'Europa si è fermata alla condanna.

Ma non basta. Per comprendere la faziosità della motivazione accampata dal regime di 'contrasto del terrorismo', occorre precisare che la minaccia del PKK non può più essere identificata come prima: il partito si è evoluto nel partito politico HDP, il cui leader Salahattin Demirtas era riuscito a far entrare in parlamento 13 rappresentanti e ora, incarcerato, non si sa nulla delle sue condizioni ed esistenza. Ugualmente, il leader Ochalan, dopo un 'pellegrinaggio' in cui anche l'Italia non l'ha aiutato, è  detenuto a vita.

L'odio di Erdogan per i curdi è atavico, è una 'questione personale'  unito alla bramosia di espansione territoriale. Fortissimi gli interessi per gli enormi giacimenti di petrolio (anche sottomarini, in aree verso cui Erdogan conduce politiche espansionistiche e 'dilatazione' arbitraria dei confini.


Violazione sistematica dei diritti umani

Salahattin Demirtas era riuscito a trasformare il PKK in un partito politico che si presentò alle elezioni sotto il nome di HDP Erdogan poi annullò quelle elezioni ed eliminò fisicamente tutta l'opposizione, inscenando un colpo di stato che lui stesso aveva in realtà organizzato come alibi per scatenare la repressione. Il tutto con la compiacenza inerte della comunità internazionale.

Selahattin Demirtas fu eletto alle elezioni parlamentari 2015; fondatore dell' HDP che raccoglieva la voce delle minoranze e andando oltre il PKK, la cui resistenza era strumentalmente accusata da Erdogan di terrorismo (dalla lotta armata, condannata dall'opinione pubblica internazionale, l'HDP dava il via in Turchia a una opposizione condotta entro sistemi democratici.

"Io ero là- racconta Fulgida Barattoni- nel giugno del 2015, a consegnare a Demirtas un premio per la pace".

Nonostante la svolta verso la democrazia e la non-violenza, qualsiasi attività politica del partito e delle minoranze viene sistematicamente perseguita come 'incitamento al terrorismo'.

Un tribunale di Istanbul ha condannato per “propaganda terroristica” il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, e dell’ex deputato dello stesso partito Sirri Sureyya Onder. Un’altra corte ha respinto la richiesta di scarcerazione sollecitata dalla Corte europea dei diritti umani. L’ex candidato alla presidenza della Turchia, che si è sempre dichiarato innocente, è imputato in numerosi altri processi e rischia condanne fino a 142 anni di carcere con accuse di terrorismo. Il leader curdo si trova in carcere dal 4 novembre 2016.

L’accusa era di “propaganda a favore di organizzazione terroristica” per un comizio del 2013 in cui i due avrebbero “magnificato la figura di Abdullah Ocalan”, il leader dell’organizzazione terroristica Pkk in carcere dal 1999. 

 Anche la pandemia come pretesto: Amnesty International:

"Molti Stati – denuncia Amnesty International- usano la pandemia in corso come pretesto per introdurre leggi e prassi che hanno violato i diritti umani e ridotto le garanzie, come ad esempio le limitazioni innecessarie ai diritti alla libertà di manifestazione pacifica e alla libertà d’espressione. In Turchia, tra marzo e maggio, 510 persone sono state arrestate e interrogate per aver scritto “post provocatori sul coronavirus”, in evidente violazione del diritto alla libertà d’espressione.

In numerosi Stati le forze di polizia hanno mostrato un’attitudine discriminatoria e razzista nell’applicazione delle norme sul Covid-19. Rifugiati, richiedenti asilo, lavoratori migranti, persone di genere non conforme, emarginati, persone senza dimora e altre a rischio di esserlo sono tra i gruppi marginalizzati che sono stati presi particolarmente di mira.

Il diritto internazionale sui diritti umani prevede che determinate limitazioni al diritto alla libertà di manifestazione pacifica possano essere adottate per proteggere la salute pubblica o altri interessi legittimi, ma deve trattarsi di misure disposte per legge, necessarie e proporzionali rispetto a un obiettivo specifico".

I diritti umani devono essere al centro delle operazioni di polizia

"Le autorità hanno il dovere di considerare la pandemia da Covid-19 soprattutto come una crisi sanitaria pubblica da affrontare con misure di salute pubblica adeguate- ricorda Amnesty-

Per quanto le forze di polizia abbiano un ruolo legittimo e necessario, Amnesty International sta chiedendo ai governi di ogni parte del mondo di assicurare che esse rispettino la loro più importante missione: servire e proteggere la popolazione".

L'amaro bilancio

Le notizie dall'area e le corrispondenze mantenute da Fulgida restano agghiaccianti. "Il tempo passa ma vedo che Erdogan continua indisturbato il suo genocidio dei curdi. Quindi sì, non dimenticare il passato...ma avere anche il coraggio di vedere il presente".


Le ultime dalla Turchia (dalla stampa internazionale)


23 gennaio 2021

ISTANBUL - I procuratori turchi hanno emesso mandati di arresto per 44 ex giudici e procuratori per i loro presunti legami con il movimento Gülen.
Il Governo turco accusa il movimento Gülen di aver organizzato il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016 e lo etichetta come “organizzazione terroristica”, anche se il movimento nega fortemente il coinvolgimento nel tentativo di colpo di stato o qualsiasi attività terroristica.
I mandati di arresto sono stati emessi dall’ufficio del procuratore capo di Ankara, e il 22 gennaio sono stati condotti raid simultanei in 23 province per arrestare i sospetti come parte dell’indagine. Un comunicato dell’ufficio del procuratore ha detto che i sospetti sono accusati di aver avuto accesso preventivo alle domande di un esame del 2011 per la promozione alla posizione di procuratore e giudice e di aver usato ByLock, un’applicazione per smartphone che è stata ritenuta dalle autorità turche un mezzo segreto di comunicazione tra i seguaci del movimento Gülen.
Dopo il tentativo di colpo di Stato, il Governo turco ha rimosso più di 130.000 dipendenti pubblici, tra cui circa 4.000 giudici e procuratori, dai loro posti di lavoro a causa di presunti legami con Gülen.
Dal tentativo di colpo di Stato, i seguaci del movimento Gülen sono stati sottoposti a una massiccia repressione, con il governo turco e i media filogovernativi che hanno demonizzato i suoi membri.
Secondo una dichiarazione del ministro dell’Interno turco Süleyman Soylu fatta a novembre 2020, ben 292.000 persone sono state arrestate, mentre altre 96.000 sono state imprigionate a causa di presunti legami con il movimento Gülen dopo il fallito colpo di Stato. Il Ministro ha detto che ci sono 25.655 persone nelle prigioni della Turchia che sono state incarcerate a causa di legami con il movimento Gülen.

ERDOGAN: NEL 2023 ANDREMO SULLA LUNA

9 febbraio 2021

ISTANBUL - Il presidente turco Racep Tayyip Erdogan ha svelato il programma spaziale di Ankara per i prossimi anni.
Il capo di Stato turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che il Paese intende inviare una navicella spaziale sulla Luna nel 2023, dove dovrà effettuare un allunaggio.
"Il nostro obiettivo più importante è realizzare il primo contatto con la Luna nell'anno del centenario della proclamazione della Repubblica di Turchia (2023, ndr). Nella seconda fase, nel 2028, prevediamo di effettuare il primo varo del veicolo spaziale nazionale, mettendolo in orbita ravvicinata", ha detto Erdogan.
"Un cittadino turco andrà nello spazio", ha aggiunto.
"Porteremo il nostro Paese al massimo livello nella corsa globale allo spazio," ha sottolineato il leader turco

ISTANBUL - La polizia turca ha arrestato 17 studenti in seguito alle proteste degli studenti contro la nomina del nuovo rettore dell'Università , nomina imposta dal presidente Erdogan.
Dei 28 ordini di arresto, sono 17 quelli già operativi, con altrettanti studenti in manette. Per tutti l'accusa è quella di resistenza a pubblico ufficiale e di aver dato luogo a una manifestazione non autorizzata.
Ieri la polizia aveva disperso con idranti e lacrimogeni i circa 300 studenti che si erano radunati davanti alla prestigiosa Università per protestare contro la nomina del nuovo rettore, un personaggio esterno all'ateneo che nel 2015 aveva tentato di candidarsi a deputato sotto i colori del Partito (Akp) di Erdogan. Oltre ai suoi legami con l'Akp, è stata la sua nomina per decreto presidenziale a far infuriare studenti e insegnanti.
Con la riforma costituzionale del 2017, seguita al tentativo di colpo di Stato del 2016, Erdogan ha acquisito anche il potere di nominare i rettori delle Università che in precedenza erano invece eletti dal Senato accademico.
Già nel 2017 Erdogan è ricorso a questa nuova prerogativa presidenziale per sostituire il popolare direttore dell'Università del Bosforo .
Per protestare contro quella nomina mai accettata, per tre anni gli studenti si alzavano in piedi ad ogni intervento del rettore precedente dandogli le spalle.

L'Università del Bosforo è stata più volte bersaglio delle autorità negli ultimi anni. Nonostante gli arresti, sono previste nuove proteste. 

 

ANTICA CHIESTA ARMENA ESPROPRIATA E MESSA IN VENDITA

 

martedì 27 gennaio 2021

ISTANBUL - Le autorità turche hanno messo in vendita al prezzo di 6.3 milioni di lire (poco più di 800mila dollari) una antica chiesa armena a Bursa, metropoli a sud del mar di Marmara e poggiata sulle pendici dell’antico monte della Misia, celebre località turistica. Al momento non è specificata la località esatta e il nome del luogo di culto. Nella pubblicità diffusa su internet (nella foto) si scorgono alcune parti della struttura, che resta segreta per questioni legate “alla tutela del segreto commerciale e per questioni personali”. 
Nell’annuncio si legge: “Una chiesa storica, situata nella regione di Bursa e divenuta proprietà privata, è oggi in vendita. Costruita dalla popolazione armena che vive in questa regione, la chiesa è stata venduta ed è diventata proprietà privata in seguito al cambiamento demografico ed è stata poi usata dopo il 1923 come magazzino per il tabacco, poi come fabbrica per la tessitura. La chiesa, situata a Bursa, città inserita nella lista Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità, può essere utilizzata per scopi turistici a causa della sua particolare ubicazione”.  L'indicazione del "cambiamento demografico" allude in modo vago al genocidio degli armeni e alla fuga di molti cristiani greci negli ultimi anni dell'impero ottomano e i primi annidella nuova Repubblica laica.
Nell’atto di vendita si precisa infatti che il luogo di culto può diventare tanto un centro culturale, quanto un luogo per l’arte, un museo o un più prosaico hotel con finalità commerciali. Immediate e critiche le reazioni della comunità cristiana armena e dei movimenti di opposizione: Garo Pylan, parlamentare di etnia armena del partito di opposizione Hdp attacca: “Una chiesa armena in vendita a Bursa. Ma è mai possibile mettere in vendita un luogo di culto? Come possono lo Stato e la società permettere tutto questo? Vergognatevi!”.
Per la comunità cristiana turca la decisione di vendere un luogo di culto è solo l’ultimo di una serie di episodi controversi che mostrano il mancato rispetto, se non il disprezzo e il mercimonio del patrimonio religioso e culturale: nei giorni scorsi è emersa la vicenda del barbecue storica chiesa armena di Sourp Asdvadzadzi; nei mesi scorsi hanno tenuto banche le conversioni in moschee delle antiche basiliche cristiane - poi musei a inizio ‘900 sotto Ataturk – di Santa Sofia e Chora.
Decisioni controverse nel contesto della politica “nazionalismo e islam” impressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan per nascondere la crisi economica e mantenere il potere. In entrambi gli edifici le autorità islamiche hanno coperto con una tenda bianca immagini di Gesù, affreschi e icone che rivelano la radice cristiana.


Valeria Giordani



       

                                     







 


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