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sabato 13 febbraio 2021

Riceviamo da Tiziano Conti e molto volentieri pubblichiamo

 

Resilienza e fiducia


 


Questa la definizione di “Resilienza”, parola molto usata in tempi bui come questi: “Capacità di reagire di fronte ai traumi” ma anche “nei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica; e l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale”. 

C’è un timore: che nella mente di molti questo richiamo alla resilienza non significhi davvero “saper fare fronte ad eventi traumatici per riorganizzare positivamente la propria vita”, ma piuttosto rappresenti un’incitazione a tenere duro fino a quando non passerà la tempesta, in modo da poter tornare felicemente a fare quello che si faceva prima. 

Da un punto di vista sociale e umano la pandemia ci ha dato una lezione che pare essere stata perlopiù ignorata: quella sul ruolo cruciale della fiducia. 

Secondo un’analisi del Pew Research Center (think tank statunitense con sede a Washington che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, nel mondo in generale) tra 14 Paesi avanzati l’Italia è l’unico in cui la maggioranza delle persone intervistate ritengono che non ci possa fidare degli altri (57%). La rilevazione è stata fatta questa estate, dopo che la popolazione italiana dato grande prova di sé nel rispettare con attenzione e rigore le dure regole del primo lockdown. Se altri Paesi, soprattutto nord-europei o anglosassoni, sono storicamente segnati da una paura nel privato, ma controbilanciata da una forte fiducia nella sfera politica e sociale, in Italia la disperazione è soprattutto pubblica, che si va a sommare a una profonda sfiducia nel potere e nell’ordine costituito. Poi, che i politici ci mettano molto del loro per non farsi apprezzare, anche questa è una caratteristica italiana, comune però a tanti altri paesi. Il primato della mancanza di fiducia, non tanto o solo verso le istituzioni ma soprattutto tra le persone, è il dato più drammatico per il nostro Paese: più del numero dei morti per Covid, più della percentuale di imprese in difficoltà e fallite. 

Perché è un problema sia di mercato (come si può far davvero ripartire lo scambio se le parti diffidano le une dalle altre?), sia sociale (come si fa a coordinare e gestire una comunità durante una crisi, se non c’è fiducia nella catena di comando o persino tra i diversi attori)? 

Senza ricostruire la fiducia, non saremo per esempio in grado di affrontare efficacemente le due enormi sfide che ci aspettano nei prossimi mesi: la vaccinazione di massa e il rilancio del mercato del lavoro dopo la ridda di licenziamenti che ci si aspetta avrà luogo da questa primavera. La fiducia non si ricostruisce “a forza”: bisogna coltivarla anzitutto costruendo spazi di fiducia; ambienti sia fisici che sociali dove le persone possano concentrarsi sulle risorse più che sulle mancanze; luoghi dove i singoli possano sentire di non dover concorrere per le stesse risorse comuni perché scarse; ambiti dove ogni soggetto si senta diverso e rispettato nella sua diversità.

La trama della fiducia va ricomposta tra le nostre relazioni quotidiane: siano esse “fisiche” o “digitali”. Ascoltare prima di criticare, cercare di comprendere prima di giudicare, aspettare prima di lamentarsi: insomma, preferire la costruzione paziente della fiducia che porta crescita, all’immediata gratificazione del lamento portatore di “like”. La fiducia è un impegno difficile, a volte doloroso, ma è un ottimo investimento: specie nei momenti di difficoltà. È quando abbiamo fiducia in noi stessi e negli altri che notiamo di più le opportunità, ne creiamo per noi stessi e per gli altri, apprendiamo e progrediamo, sia come singoli che comu comunità: lo dice la scienza, lo dice il mercato, lo dice la nostra Storia.

“Ne usciremo migliori”, abbiamo pensato tutti all’inizio della pandemia. Forse se finora non l’abbiamo fatto non è tanto perché non abbiamo potuto, ma forse soprattutto perché non abbiamo voluto farlo. Forse il 2020 ha dato una scossa a questa impostazione e il 2021 sarà l’occasione per uscirne, invece di rintanarci ancora più a fondo sotto un tetto certo, ma instabile. 

Allora ne usciremo davvero più forti, fiduciosi e resilienti di fronte alle difficoltà, personali e generali!


Tiziano Conti


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